Ad inaugurare il cartellone di prosa del Teatro Verdi di Pisa è una delle pietre miliari della storia registica e interpretativa del secondo Novecento: Medea di Euripide nella memorabile regia di Luca Ronconi del 1996, ripresa da Daniele Salvo. Nei panni della tragica protagonista, oggi come allora, Franco Branciaroli, l’artista che con Ronconi ha lavorato a lungo e che vuole così rendere omaggio alla memoria del grande Maestro scomparso due anni fa. Medea è una produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro degli Incamminati e Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.

La trama è nota: tutto accade l’ultimo giorno, in quella Corinto dove Medea è approdata anni prima lasciando la Colchide per seguire l’argonauta Giasone, da cui ha avuto due figli. Giasone, però, ora l’ha ripudiata per sposare Glauce, figlia del re Creonte, e Medea, tradita, offesa e furiosa, medita la più atroce delle vendette: avvelenare la rivale e uccidere i propri figli.

Una Medea assolutamente euripidea e insieme di notevole modernità, quella di Luca Ronconi. Se infatti, come lui stesso annotava, da un lato le letture in chiave psicologica di Medea la vedono come il prototipo dell’eroina combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l’amore per i propri figli, e se dall’altro le analisi sociologiche tendono a trasfomarla in una sorta di precorritrice del movimento femminista, egli ha invece restituito alla tragedia il suo autentico significato ‘politico’. Scriveva, infatti: «Al di fuori di ogni cedimento a suggestioni introspettive, totalmente estranee alla logica costruttiva delle dramatis personae della tragedia classica, Medea tende a presentarsi come una ‘minaccia’, e per di più come una ‘minaccia’ che incombe imminente sul pubblico». E ancora: «L’alterità di Medea non è puramente geografica, ma essenzialmente ‘storica’: il personaggio nasce in un mondo ancora popolato da certi dei e si trova esiliato in una cultura nella quale vigono interessi e convenzioni che hanno decretato il tramonto dei valori tradizionali. Il terribile stretto dell’Ellesponto che Medea ha superato a seguito degli Argonauti non è solo un luogo geografico, ma è una metafora di una frattura storica, di una svolta epocale. Medea avverte come una colpa l’aver abbandonato il paese dei padri e si sente l’artefice dello sterminio di alcuni valori antichi. Nel momento in cui dichiara al Sole che ucciderà i propri figli, l’eroina parla anche di una propria colpa: la sua presunta vendetta amorosa si converte cosi in un sacrificio rituale. Con la perdita dei figli Giasone paga il prezzo non tanto per il tradimento amoroso da lui consumato ai danni di Medea, quanto per l’infrazione del giuramento che lo aveva legato alla principessa barbara; per Medea invece l’assassinio delle proprie creature è il sacrificio espiatorio per aver ucciso i valori antichi accettando di sposare un greco.»

Strepitoso Branciaroli nella sua interpretazione, in questa ripresa assolutamente rispettosa della regia ronconiana. Annota in proposito Daniele De Salvo: «In questo riallestimento, assolutamente filologico, ho voluto riproporre nei dettagli la regia di Luca Ronconi, senza nessuna intromissione e nessuna aggiunta o sottrazione, ritrovando l’itinerario già percorso da Luca.  Franco Branciaroli in questo lavoro raggiunge vette di elaborazione interpretativa assolutamente incredibili. La sua è una Medea donna /uomo/mostro proteiforme, indecifrabile, ambiguo, misterioso, violento, dolcissimo, clamoroso». E lo stesso Branciaroli, a proposito del suo ruolo, chiarisce: «Io non interpreto una donna, sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile, è molto diverso. Medea è un mito: rappresenta la ferocia della forza distruttrice. Rimettiamoci nei panni del pubblico greco: vedendo la tragedia, saprà che arriverà ad Atene una forza che si accanisce sulle nuove generazioni, i suoi figli: ‘Medea dallo sguardo di toro’, come viene definita all’inizio. Lei è una smisurata, dotata di un potere sinistro. Che usa la femminilità come maschera, per commettere una serie mostruosa di delitti: non è un caso che la prima a cadere sia una donna, la regina, la nuova sposa di Giasone».

Un appuntamento davvero imperdibile, uno spettacolo intenso, di grande potenza visiva ed emotiva. 

La traduzione è di Umberto Albini, le scene di Francesco Calcagnini riprese da Antonella Conte, i costumi di Jacques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca, le luci di Sergio Rossi riprese da Cesare Agoni.Con Branciaroli, Alfonso Veneroso (Giasone), Antonio Zanoletti (Creonte), Tommaso Cardarelli (Pedagogo; Nunzio), Elena Polic Greco (Nutrice), Livio Remuzzi (Egeo), accompagnati da Francesca Mària, Serena Mattace Raso, Odette Piscitelli, Elena Polic Grecco, Alessandra Salamida, Elisabetta Scarano, Arianna di Stefano (Donne di Corinto), Matteo e Raffaele Bisegna (Figli di Medea).

Pochi i biglietti rimasti disponibili, in vendita al  Botteghino del Teatro Verdi e nel circuito Vivaticket.
Per informazioni tel 050 941 111 e www. teatrodipisa.pi.it

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Direttore responsabile di Sestaporta.news. Giornalista pubblicista ha lavorato dieci anni a PuntoRadio come redattrice e speaker. Collaboratrice per il quotidiano La Nazione, ha inoltre diretto l’ufficio stampa dei Comitati territoriale e regionale dell’ente di promozione sportiva Uisp.