Gradito ospite telefonico nel corso della puntata numero 65 di Finestra sull’Arena è stato l’ex fantasista nerazzurro Jimmy Fialdini; a pochi giorni dall’inizio dei play off per il Pisa riportiamo di seguito gli estratti salienti delle dichiarazioni dell’ex calciatore di Pisa, Crotone e Frosinone.

A Pisa sei stato in due momenti, tra una piccola parentesi con Gerbi e Posarelli, poi in seguito con Mian. Cosa ricordi di quella presidenza?

Sono stato a Pisa durante la presidenza Mian – Gentili ed ho potuto toccare con mano una delle gestioni più interessanti che ho potuto conoscere nel corso della mia carriera: c’era passione per la propria squadra, c’era sempre la voglia di fare le cose per bene ma purtroppo non siamo riusciti ad ottenere i risultati che ci saremmo meritati di conquistare. Difficile trovare nel mondo del calcio una proprietà così seria, puntuale nei pagamenti, per certi versi sopra le righe sotto molteplici aspetti e per certi versi che quasi “stonano” in questo ambito; non aver potuto regalare loro una gioia sportiva è stata davvero una grande delusione.

Il Pisa della stagione 2002-2003 (foto ass. Cento)

Impossibile d’altronde non ricordare quella partita.

La finale persa a Bergamo è stata la più grande delusione nel corso della mia carriera, tanto da far sì che continui a nutrire tuttora un’antipatia sportiva nei confronti dell’Albinoleffe; mi ricordo un viaggio di ritorno drammatico che sembrava non finire mai, una delusione tremenda per tutti noi che vedevamo passare centinaia di tifosi neroazzurri in auto, in pullman, in moto … il non essere riusciti a regalare loro la gioia della promozione in serie B è un qualcosa che mi pesa tuttora.

Cosa non andò?

L’Albinoleffe arrivò a quella finale con maggiori energie da spendere, sia fisiche che mentali; noi quell’anno subivamo pochissimi goal e quel pomeriggio invece ne prendemmo addirittura quattro tutti insieme, un qualcosa di incredibile. Evidentemente sono giornate che devono andare così e tu non riesci a capirne il motivo, ricordo ancora che ad inizio secondo tempo entrò Varricchio che siglò immediatamente il goal del pareggio, ed io pensai che a quel punto non avremmo più subito goal ed invece mi sbagliai. Insomma, parlarne anche a distanza di molti anni è come gettare il sale su una ferita che non si è mai rimarginata.

Pisa però è fatta anche di ricordi positivi per te che hai quasi raggiunto le 100 presenze in maglia nerazzurra in campionato.

Ovviamente ho anche ricordi positivi della mia esperienza a Pisa, ci mancherebbe ! Scelsi di indossare i colori neroazzurri perché anche vedendo le partite alla TV potevi accorgerti di quanto fosse bello giocare all’Arena Garibaldi, di quanto fosse caloroso il tifo degli sportivi. Avevo disputato due ottime stagioni a Crotone in serie B ma pur di giocare a Pisa scelsi di scendere di categoria, perché Pisa è uno degli ambienti più esaltanti che un calciatore può trovare nel corso della propria carriera. Parlai con mister Corrado Benedetti, quindi con i direttori sportivi Braghin e Meluso e trovammo subito un’intesa, senza neppure il bisogno di parlare con gli esponenti della famiglia Mian: tanta era la mia voglia di giocare all’ombra della Torre Pendente.

Cosa fai adesso?

Quando ho smesso di giocare mi sono allontanato per qualche anno dal mondo del calcio, in testa avevo altri progetti; adesso invece sono responsabile tecnico del settore giovanile di una società dilettantistica qua a Montignoso, ed è un qualcosa che mi piace perché mi permette di avere a che fare tutti i giorni con bambini e ragazzi che rappresentano per me uno stimolo continuo. Cerchiamo quotidianamente di trasmettere loro il nostro vissuto, la nostra esperienza nel mondo del calcio, nella speranza di farli crescere per il meglio.

La semifinale con il Cesena fu uno dei più bei momenti di comunione tra pubblico e squadra.

Ricordo il muro dei nostri tifosi in quel di Cesena per la semifinale play off, e ricordo quella coreografia straordinaria all’Arena Garibaldi nella finale di andata contro l’Albinoleffe: il goal di Ambrosi lo segnò il pubblico, quella palla la risucchiò in porta il boato della curva Nord. Difficilmente ho la pelle d’oca, ma vi assicuro che a Pisa mi è venuta spesso.

Cosa deve fare il Pisa adesso per vincere questi playoff?

E per questi play off i neroazzurri dovranno saper sfruttare la spinta di un tifo così eccezionale: con un po’ di fortuna e con la condizione psicofisica che hanno dimostrato di avere gli uomini di mister D’Angelo il Pisa ha ottime possibilità di tornare nella categoria che merita.

IN COLLABORAZIONE CON ILPISASIAMONOI.IT
LA FOTO DI COPERTINA E’ DELL’ARCHIVIO DEL MUSEO DELL’ASSOCIAZIONE CENTO

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Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva per la stagione 2016/2017. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Collaboratore de "La Nazione" di Pisa da agosto 2018