Oggi con Sesta Porta pubblichiamo una intervista, rimasta inedita per 8 anni, all’ex osservatore del Pisa Noris Schamous, scomparso prematuramente la scorsa settimana. Questa intervista, realizzata ad ottobre 2010 assieme all’attuale vicepresidente dell’associazione Cento Marco Castellano è corredata anche di alcune foto dei documenti che lo stesso Schamous donò al museo del Pisa. Schamous si racconta, nei suoi ricordi di calciatore e dirigente. Un modo per tenere ancora vivo un personaggio che ha dato tanto al calcio pisano.

Un momento dell’intervista a Schamous

Lei ha iniziato a giocare negli anni della guerra. Ci racconti i passaggi salienti della sua vita da calciatore.

Sì, cominciai proprio nei primi anni ’40, subito dopo la guerra e andai a giocare nell’Aquila Montevarchi e la Monsummanese per poi venire a Pisa nel 1950. Negli anni 50’ la Colleferro mi diede un bel gruzzoletto che molti non prendevano a quei tempi. Vincemmo tutto in quelle categorie e feci 24 gol. C’è però un episodio che mi ha segnato per sempre quando giocavo a Carrara e non l’ho mai dimenticato.

Di cosa si tratta?

Purtroppo ebbi un incidente con il portiere dell’Olbia Bruno Nespoli, era il 1960. Avemmo uno scontro fortuito in area, mentre seguivo la traiettoria della palla lo vidi all’ultimo e per evitarlo tirai su il ginocchio, ma lo presi alla tempia e morì all’ospedale poche ore dopo. Fu una mazzata grossa che mi tolse tanto entusiasmo nei confronti del calcio.

Come terminò la carriera di calciatore?

Una grande carriera per salire in alto non l’ho mai fatta, ho giocato sempre nelle categorie minori. La terminai pochi anni dopo, e iniziai a lavorare alla Set-Valdarno. Poi ci sono gli anni di Romeo.

Come ha conosciuto Anconetani?

Lo conobbi negli anni ’50 quando era a Prato e andò lì per tirare su la squadra. Venne e mi strinse la mano, da lì nacque un bel rapporto. Già era apprezzato come grande conoscitore di calciatori. Come Romeo non ne nascono più, era un grande uomo e ha dato molte soddisfazioni nel calcio a tutti i livelli, non solo a Pisa.

Una relazione di Schamous su Schachner

Da quando ha fatto parte del Pisa come osservatore?

Andai prima a Lucca a fare l’allenatore in seconda, ma Romeo mi portò a Pisa con sé fin da subito a fare l’osservatore. Aveva capito le mie qualità nel riconoscere i talenti dei giocatori e mi affidò questo prestigioso incarico.

Dove la mandava Romeo?

Mi mandava un po’ ovunque, anche in Sudamerica e in Argentina, vidi tra i tanti anche Simeone e Chamot.

Una relazione di Schamous al Debrecen, avversario del Pisa nella Mitropa Cup

Ci parli di Simeone

Simeone era un giocatore di classe, aveva un fisico importante e doveva essere quello che avrebbe risolto i problemi del centrocampo del Pisa, purtroppo poi quell’anno le cose non andarono come sperato, ma lui fece una grandissima carriera.

Ma chi l’ha scoperto Caraballo invece?

Caraballo andammo a vederlo con Franco Meciani (ride ndr). A Pisa Caraballo non piacque perché era un tipo un po’ particolare. Sembrava un giocatore elegante, che aveva classe, ma purtroppo il suo rendimento era insufficiente e sottotono.

Da un documento del 1981, una foto di Klaus Berggreen al Lyngby

Lei scoprì anche Berggreen e altri giusto?

Berggreen andai a vederlo tante volte in Danimarca. Romeo mi mandò circa 7-8 volte, lo ricordo bene perché prendevo l’aereo con la sosta in Germania e da lì ripartivo per Copenhagen. All’epoca giocava nel Lyngby, era un ragazzo in gamba e semplice. In Europa sono andato in Inghilterra un paio di volte, ci trovai Elliot, un difensore alto e possente. Kieft invece era già noto nell’ambiente, facemmo subito amicizia col calciatore e imparò l’italiano in un paio di settimane.

Anconetani era noto per essere un grande talent scout. Chi era il vero scopritore di talenti nel Pisa?

Senza dubbio era lui il vero scopritore di talenti. Il grosso del lavoro lo faceva Romeo che si informava su tutto, aveva costruito negli anni un archivio con migliaia di calciatori. Romeo prendeva lo spunto e poi ci incaricava di vederli per fare una relazione direttamente sul posto. Redigevo una relazione il più completa possibile per ogni giocatore e per i loro compagni di squadra. Romeo era soprattutto un maestro nelle trattative, abilità che aveva fin da quando era “cresciuto” come dirigente negli anni 50’. Non si muoveva quasi mai di persona per vedere i calciatori, per quello c’eravamo io e Franco. Lo faceva solo per finalizzare le trattative. Dopo il Pisa andò al Milan e continuammo insieme anche lì per un breve periodo.

Com’era girare il mondo per il Pisa?

Col Pisa ho avuto la fortuna di girare il mondo. Non era nemmeno facile farlo così tanto all’epoca, sul piano economico viaggiare era molto costoso, molto di più di adesso e Romeo ha dovuto lottare dal punto di viste economica quasi più su questo che nel calcio. Era un fuoriclasse anche per questo.

Michele Bufalino e Marco Castellano

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Collaboratore de "La Nazione" di Pisa da agosto 2018