Il Pisa è la squadra che ha pareggiato di più in Serie A dopo 20 giornate. È un dato che pesa e che racconta bene la stagione nerazzurra: metà delle partite finite in parità, a cui va aggiunta la vittoria con la Cremonese. Tradotto: i risultati positivi superano quelli negativi, anche se la classifica non lo fa percepire.
Questo dato non è casuale. Il Pisa raramente esce dalle partite, resta quasi sempre dentro il risultato, anche quando va sotto. I tanti 2-2 (5 in stagione), i pareggi contro squadre di livello e le rimonte raccontano una squadra che non molla, ma che fatica a fare l’ultimo passo. Il problema è tecnico, ma anche strutturale.
I limiti ci sono, è inutile negarli. In certi ruoli manca qualità, in altri profondità. Ma è altrettanto evidente che le potenzialità non sono state sfruttate fino in fondo. I nuovi acquisti, per motivi diversi, non hanno inciso come previsto: chi si è fermato per infortunio, chi non si è ancora integrato, chi è arrivato in ritardo rispetto ai tempi della stagione. Questo ha tolto continuità e soluzioni, costringendo spesso la squadra a vivere di emergenza.
Eppure, guardando le partite, la sensazione è sempre la stessa: basterebbe poco. Un gol in più, un errore in meno, ma soprattutto aver avuto quell’attaccante in grado di fare il salto di qualità. Molti pareggi nascono da episodi e in diverse gare il Pisa ha prodotto occasioni, ha avuto fasi di dominio, ma non è riuscito a chiudere per limiti propri.
Per questo i numeri dei pareggi vanno letti anche al contrario. Una squadra che pareggia così tanto è una squadra che è sempre lì, che non crolla, che resta agganciata. Se quel “poco” diventa qualcosa in più — con un innesto giusto — il cambio di rotta può essere rapido. La stagione del Pisa Sporting Club è tutta in questo equilibrio sottile.



