A San Siro il Pisa prende una batosta, ma dentro quel 6-2 resta un punto fermo: Stefano Moreo. È lui a firmare lo 0-2 che per un quarto d’ora ha fatto sognare i 5500 pisani. E, soprattutto, è lui che continua a tenere in piedi il discorso più importante: questa categoria si salva con la testa prima di tutto. Emerge anche una statistica clamorosa sul giocatore.
Con cinque gol, Moreo è l’attaccante italiano più prolifico del campionato, alla pari con Bonazzoli, Scamacca e Colombo. Davanti a lui ci sono solo Mandragora e Orsolini, ma giocano in altri ruoli. La statistica emerge dagli amici di Quelli che il Pisa per un giocatore che, fino a questa estate la Serie A l’aveva vista solo da lontano, senza mai metterci piede in una partita di questa categoria. Poi arriva San Siro, e in dodici minuti Stefano Moreo piazza due colpi all’Inter. A 32 anni si ritrova dentro una storia che, fino a poco fa, sembrava fuori portata. Di lui Aquilani disse “com’è possibile che questo giocatore non giochi da 10 anni in Serie A?”. In stagione Moreo è arrivato a cinque gol e, per come sono arrivati, raccontano una cosa semplice: questo Pisa, quando riesce ad aggrapparsi alla partita, spesso lo fa grazie a lui.
Com’è possibile che uno come Moreo abbia dovuto aspettare i 32 anni, con la carta d’identità già pesante, per mettere finalmente piede in Serie A? Il suo vero problema, in tutti questi anni, è stato di non avere un vero ruolo riconoscibile che non gli è mai appartenuto fino in fondo, un equivoco tecnico. Non è una prima punta, non è un attaccante esterno, non è un trequartista puro. Moreo è il gioco del calcio. Quando inquadrato tra le maglie di un semplice ruolo, è stato limitato anche dagli allenatori che lo hanno impiegato. Io stesso non capii il giocatore, criticandolo aspramente tre anni, cosa di cui ancora adesso mi pento. Moreo pressa come se dovesse difendere, lega il gioco come un trequartista, rifinisce, sporca i palloni, e quando gli riesce anche il colpo sotto porta diventa un problema vero per chiunque. Moreo è difficile da etichettare. Questa opportunità se l’è guadagnata passo dopo passo, sudandola anno dopo anno. Ed è per questo che oggi fa ancora più arrabbiare vedere chi invece gioca alla meno, tra i più giovani.
Poi ci sono i numeri di Inter-Pisa: 99 minuti, 2 gol, 2 tiri e 2 tiri in porta, tutti trasformati. Zero fronzoli, massimo risultato. Nel cronologico i timbri arrivano all’11’ e al 23’, con il secondo che nasce sull’asse con Tramoni. Moreo oggi è diventato un faro anche perché mette insieme gol e messaggio a squadra e dirigenza. Lo ha detto chiaro nel dopo gara, parlando da “vecchietto” e da riferimento: “Dobbiamo far capire a tutti che dobbiamo fare di tutto per mantenere questa categoria”. E ancora: a San Siro “il campo va bruciato”. È un richiamo che vale per tutti, perché la Serie A non ti aspetta. E non basta avere un gruppo unito, che pure lui difende, se poi nei momenti chiave non alzi il livello di attenzione e di cattiveria. Adesso la società dia una mano anche a lui.



