La “Giornata Nerazzurra” diventa un salasso: tra biglietti esclusi dagli abbonamenti e prezzi alle stelle, ne tradisce il senso originario dell’iniziativa.

Una volta la chiamavano “Giornata Nerazzurra” ed era veramente così. Si sfruttava una partita non di cartello, tendenzialmente in Primavera, e con biglietti simbolici a volte anche a un euro o a 5 euro lo stadio era pieno e diventava un’occasione per celebrare la squadra con chi l’ha seguita tutto l’anno. Oggi, invece, la logica si è ribaltata.

La partita con il Milan del 13 Febbraio sarà fuori abbonamento, e questo lo sapevamo dall’inizio della stagione. Gli abbonati avranno sì una prelazione, ma per comprare un biglietto in più, con sconti limitati e comunque costi non indifferenti. I prezzi per loro variano tra i 25 euro delle curve e i 125 euro della tribuna superiore, di fatto nei modi un ricarico su quanto già speso nel corso della stagione in abbonamento. In vendita libera invece non cambia nulla, i prezzi sono quelli della fascia alta, data la portata dell’evento, e si arriva addirittura a 205 euro. Così, ad esempio, chi ha speso anche 1500 o 1800 euro in tribuna rischia di sfiorare quota 2000 in fondo alla stagione.

Il paradosso è evidente. Di fronte a chi ha sottoscritto tra gli abbonamenti più cari d’Italia (quinto posto generale), il prezzario scontato e la denominazione dell’iniziativa suona più come una beffa che come un premio. Il principio stesso della “giornata nerazzurra” è stato snaturato. Se dev’essere una festa, allora i biglietti per gli abbonati dovrebbero costare un prezzo simbolico, non applicare semplicemente la tariffa di una fascia bassa. Per tutti gli altri invece, dato che di giornata nerazzurra si tratta, e tale dovrebbe essere per tutti, non solo per alcuni, allora avrebbe avuto senso applicare la tariffa minima, non perseguendo la logica del guadagno a ogni costo con la tariffa più alta.

La polemica in ogni caso è divampata ieri via social, ma non tutte le critiche mosse alla società in queste ore sono giuste. Tra i tifosi c’è anche chi ha chiesto di mettere “i biglietti a un euro data la situazione di classifica”. Un concetto sbagliato, perché le tariffe devono comunque essere sempre decise all’inizio della stagione, ma che presterebbe il fianco paradossalmente a valutazioni differenti. Perché allora, se adesso il Pisa dovesse chiedere al tifoso un euro per l’ultimo posto, seguendo questa logica, il giorno in cui il Pisa fosse mai primo in Serie A un biglietto dovrebbe arrivare a costare 350 euro. Così si perde coerenza, si crea un precedente e si alimenta un modello pericoloso.

In ogni caso questa giornata nerazzurra ha ben poco di premiante purtroppo. Poteva essere perseguita una strategia diversa per costruire appartenenza e rinsaldare i rapporti.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.