Non dobbiamo nasconderci né essere intellettualmente disonesti. Da questa partita dipendono le speranze residue della salvezza nerazzurra. Una sconfitta sarebbe di fatto un requiem su questa stagione, un pareggio non servirebbe a nessuno, mentre una vittoria potrebbe ridare all’ambiente fiducia, dopo l’uragano dei giorni scorsi. La prima di Holjemark è già un esame decisivo.
DUE SQUADRE AL CAPOLINEA – Stasera al Bentegodi si incrociano due squadre che arrivano entrambe da un cambio in panchina: il Verona ha salutato Zanetti e si è affidato a Sammarco, il Pisa ha chiuso con Gilardino e riparte con Hiljemark. È uno scontro diretto per la salvezza e il pareggio servirebbe poco a entrambe. Parliamo delle due difese più battute del campionato che, paradossalmente, all’andata chiusero 0-0 in quella che, finora, è stata senza dubbio la partita più brutta della Serie A 2025-26.
UN TABU’ CHE DURA DA 34 ANNI – Il Pisa arriva a questo appuntamento dopo due tracolli e un travagliato quanto doloroso cambio in panchina. Cosa chiedere dunque a questa squadra? Cosa chiedere al nuovo allenatore? Di fatto, è chiesta loro un’impresa. Pensate che i nerazzurri non vincono fuori casa in Serie A dal 24 marzo 1991, quando trionfarono contro il Parma 2-3 al termine di una gara in fuga grazie ai gol di Padovano (doppietta) e Neri, poi quasi raggiunti da due reti dei padroni di casa nel finale. Quest’anno infatti il Pisa non è ancora stato capace di vincere fuori dalle mura amiche. Non c’è momento migliore per provarci, di riuscirci. Per interrompere un tabù divenuto peso.
HILJEMARK, ORA SERVE UN MIRACOLO – A questa squadra si chiede di dare più del 100%, di essere cinica, di riuscire a interpretare al meglio i dettami tattici del nuovo allenatore, ma anche di avere un po’ di fattore C, perché quello durante l’anno è mancato moltissimo. Al nuovo tecnico si chiede un miracolo. Di portare davvero la luce mentre tanti, se non tutti, vedono il buio, per citare Vaira e Corrado. Il nuovo tecnico, che non dovrà solo essere bravo, ma anche un fenomeno, ha provato a fissare subito due concetti: unità e concretezza. Ha detto che non stravolgerà lo schema nell’immediato e che “ripartiamo dalla difesa a tre”, chiedendo una squadra capace di “transizioni positive molto forti”. Tradotto: recupero palla e ripartenze, contropiedi e verticalità. Servono punti.
QUALE PISA? – Sulle scelte, le indicazioni vanno verso una base a tre dietro con Scuffet tra i pali e Caracciolo riferimento centrale, poi ballottaggi aperti per completare il reparto. Sugli esterni, Touré e Iling-Junior sono le opzioni che potrebbero intrigare maggiormente, ma è facile immaginare minuti “gestiti” per chi è appena arrivatl. Davanti, Tramoni e Moreo restano i punti da cui ripartire per dare senso alle uscite e accompagnare l’attacco, magari insieme a Durosinmi. Una cosa è certa: se il Pisa vuole restare agganciato al “treno” della salvezza, a Verona deve esserci con la testa, prima ancora che con le gambe. E deve vincere, punto e basta.



