Lo 0-0 del Bentegodi non cambia la classifica, ma racconta bene il Pisa di oggi: fragile e lungo nel primo tempo, più vivo e corto nella ripresa, senza però il colpo che serviva. Il match report fotografa una partita nella partita, con numeri che spiegano perché questo punto pesa poco.
Nel primo tempo il Pisa resta basso, spesso spezzato. Il possesso totale è solo del 30% e i passaggi riusciti a fine partita sono 211 contro i 367 del Verona: differenza netta. La mappa dei palloni giocati dice anche altro: tanti tocchi in difesa (285) e pochi in attacco (75). Di fatto il Pisa gioca lontano da Montipò e, quando prova a uscire, finisce per allungarsi senza idee. Le due squadre fanno pochissimo per farsi male con lo 0.09 di expected goals contro 0.07 del Pisa nel primo tempo. Una miseria.
In questa fase c’è un dato che spiega l’idea, ma anche il limite. L’indice di verticalità vede Scuffet in cima tra i nerazzurri e anche l’indice di “rischio passaggio” lo premia: è la traccia di un Pisa che cerca presto la profondità, saltando il centrocampo, ma in maniera totalmente inefficace. Il problema è che, così, davanti si resta isolati. E il primo tempo diventa di attesa, più che di costruzione. Ne fa le spese Durosinmi che infatti viene cambiato all’intervallo.
La ripresa è diversa. Nel report il Pisa cresce nei quarti di possesso del secondo tempo. La cosa più incoraggiante è la produzione offensiva: 10 tiri complessivi contro i 4 del Verona. E soprattutto tanti tentativi dentro l’area: 8 conclusioni “da area” contro le 2 degli avversari. È un segnale. Con pochi palloni giocatori, il Pisa riesce comunque ad arrivare più spesso in zona pericolosa. Tanto da alzare il dato degli expected goals a 0.93.
Resta però il grande vuoto della serata: lo zero nei gol. Il report registra tre tiri in porta per il Pisa e nessuno per il Verona. E un palo per parte. È lì che sta il confine. Il Pisa costruisce e non trova il colpo da ko. Niente di nuovo sotto il sole.
La partita del migliore in campo, dentro questa storia, è quella di Caracciolo. Non solo per la leadership. Anche i numeri lo mettono al centro: è l’unico nerazzurro con un’occasione da gol registrata e uno dei pochi con tiro nello specchio.
Hiljemark cambia presto. Leris entra già all’intervallo per Durosinmi, poi arrivano Calabresi e Meister al 69’, Marin al 75’. Il secondo tempo prende forma anche da lì. Più gamba, più densità nelle seconde palle, più pressione. Il Pisa chiude con 54 recuperi contro i 35 del Verona e corre più degli avversari nella distanza totale. Anche questo, però, è un indizio amaro: l’energia c’è, ma non arrivano i tre punti.
Il verdetto è tutto qui. Un primo tempo tragico che condiziona la gara. Una ripresa più coraggiosa, con numeri migliori vicino alla porta. E l’assenza di quel colpo finale che sarebbe servito come l’aria.



