Dopo i crolli difensivi degli ultimi mesi, il tecnico svedese punta su solidità e ripartenze. Ma l’attacco resta ancora da decifrare.

Contro il Verona, Oscar Hiljemark ha scelto la strada più prudente: prima non prenderle. E non è un caso. Nelle prime 12 giornate di campionato il Pisa aveva subito 16 reti. Nelle successive 12, sono diventate 24. Una media allarmante, aggravata dal fatto che l’ultimo clean sheet risaliva a Pisa-Cremonese 1-0 del 7 novembre, anche data dell’unica vittoria pisana in campionato. La priorità, per il nuovo tecnico, era dunque mettere un freno alla fragilità difensiva. Una scelta precisa, che potrebbe essere confermata anche contro il Milan.

Il Pisa visto al Bentegodi è stato basso, attendista, brutto se vogliamo, ma solido. L’idea è ripartire in contropiede, sfruttando l’intensità nei recuperi offensivi, dove i nerazzurri sono tra i primi in Serie A: quinti per palloni recuperati in zona avanzata, settimi per tiri generati da queste situazioni. Un lavoro che, per ora, ha prodotto tre gol ma che rappresenta una delle basi su cui costruire la salvezza.

Il nodo resta però l’attacco. Durosinmi, rinforzo di peso del mercato invernale, ha mostrato qualità ma spesso è stato lasciato troppo solo. A Verona ha faticato a entrare nel vivo e non ha inciso. Tramoni è rimasto fuori per scelta tattica e resta da capire se e come verrà reinserito. Moreo, invece, continua a dare segnali importanti: è il primo per tiri totali e nello specchio, ha segnato cinque reti e sta overperformando rispetto alle occasioni avute. Potrebbe essere lui il partner ideale per Durosinmi, magari partendo un po’ più defilato per dare equilibrio alla manovra.

Non mancano però i paradossi. Il Pisa è una squadra fisica, terza per tiri di testa e tra le prime per duelli aerei vinti, basti pensare che Touré resta il migliore in tutto il campionato in questa statistica. Eppure ha segnato solo tre gol di testa e appena quattro su palla inattiva, subendone invece nove. Serve più precisione, più idee e, forse, migliori battitori per sfruttare meglio una risorsa ancora poco valorizzata. Hiljemark, da questo punto di vista, sta lavorando anche e soprattutto sui calci piazzati.

Sul piano fisico, la squadra spesso cala nella ripresa (anche se col Verona non è avvenuto): tante buone partenze, ma troppi finali concessi. Hiljemark dovrà gestire meglio le forze e migliorare la tenuta mentale, evitando i soliti blackout. Il materiale c’è, i numeri indicano margini di crescita, ma vanno capiti, interpretati, digeriti e soprattutto il mister dovrà riuscire a trasformarli per ottenere i risultati di cui h abisogno. Ora serve continuità. Perché il tempo stringe e la lotta salvezza non aspetta.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.