Parte oggi “Il derby tra Fiorentina e Pisa a puntate”. Un viaggio dentro una sfida che, tra campo e memoria, si porta dietro facce, storie e incroci continui. Si parte con due doppi ex che hanno segnato entrambe le piazze, Carlos Dunga e Mario Faccenda. Nelle prossime puntate faremo anche un viaggio nella cultura del derby tra le due città.
CARLOS DUNGA – Dunga è il classico profilo che a Pisa non si dimentica. Arriva nel 1987, in un’Italia che guarda con sospetto il semisconosciuto che viene da lontano. Poi il campo cambia tutto. Superato un certo scetticismo generale, si dimostrò presto un guerriero in campo. Carattere focoso, senso tattico e grinta a contraddistinguerne l’atteggiamento sul terreno di gioco: Dunga divenne il leader del centrocampo nerazzurro, contribuendo in modo decisivo alla salvezza in Serie A. Quell’unica stagione (1987-1988) bastò per farlo entrare nel cuore dei tifosi pisani, che ancora oggi lo ricordano con affetto e come uno dei giocatori più forti visti all’Arena Garibaldi. Dopo l’ottima stagione, Carlos Dunga passò alla Fiorentina nell’estate del 1988. A Firenze attraversò un quadriennio molto importante della sua carriera. Raggiunse nel 1990 la finale di coppa UEFA (persa contro la Juventus), recitando un ruolo da protagonista di quella cavalcata europea. In viola giocò al fianco di fuoriclasse come Roberto Baggio e Gabriel Omar Batistuta, oltre ad essere stato compagno di squadra di Stefano Pioli; chiuse la sua esperienza alla Fiorentina nel 1992 per poi vincere i Mondiali da capitano del Brasile nel 1994. È una parabola che dice molto anche del Pisa di quegli anni. Una squadra che aveva bisogno di uomini prima ancora che di interpreti.
MARIO FACCENDA – Faccenda è un altro nome che lega Pisa e Firenze con un filo diretto. Arriva in nerazzurro nel 1986 e diventa subito centrale. Stopper, ma con testa e posizione tali da poter stare anche più avanti. È protagonista della promozione con 32 presenze e un gol, poi contribuisce alla permanenza in Serie A e alla Coppa Mitropa vinta nel 1988. Ma nella memoria pisana c’è un fotogramma sopra gli altri: la doppietta al Torino nell’ultima giornata del campionato ’87-’88, la partita che consegna la salvezza. Dopo la retrocessione del 1989 resta in Toscana e passa alla Fiorentina. Anche lì vive anni importanti: la finale di Coppa UEFA del 1990, poi la retrocessione del ’93 e la risalita immediata. In un’intervista pre-derby nel corso della gara d’andata, raccontò quegli importanti anni: “Quando giocavo nel Pisa ci caricava Anconetani. Partiva tutto da lui, poi arrivavano i tifosi. Era il primo tifoso. Io ho giocato in entrambe, non mi schiero. Mi piacerebbe che vincessero tutte e due, ma non si può. Tre punti al Pisa e tre alla Fiorentina non si può fare. Spero che vinca chi gioca meglio, chi ha più fortuna. Spero che sia una bella partita, una festa per tutti. L’importante è che non succeda niente tra i tifosi. Sarebbe bello per entrambe le società”.



