Ripartire e ricostruire dalle parole di Arturo Calabresi. Il Pisa del presente e del futuro, delle prossime 6 partite e di ciò che verrà dopo, dovrà riascoltare come un mantra quanto detto da Arturo al termine di Roma-Pisa. Una partita difficile da analizzare, ma che comunque ci offre in ogni caso qualche spunto per riflettere.
A caldo il sentimento è stato quello della depressione o della rassegnazione. L’ho notato nello sguardo dei miei colleghi in tribuna stampa, nelle espressioni vuote in autogrill di molti tifosi alle 2 del mattino, anche in chi mi guardava scuotendo la testa. E’ tutto perfettamente normale. Un sentimento condivisibile. D’altronde Roma-Pisa è stato un altro Bignami di un campionato vissuto sempre in rincorsa, in affanno. Un compendio che, ad ogni partita, rende più difficile analizzare a chi scrive e ancora più difficile fruire a chi legge.
Roma-Pisa ha pochi concetti chiarissimi. E ci dicono che Oscar Hiljemark ha ormai perso il polso della situazione. Non si sa né se sia a rischio, ne quanto. Sicuramente lo ha perso nel modo di esporre i suoi concetti in conferenza stampa e anche con noi che gli poniamo le domande guardandoci attoniti ascoltando le sue risposte, tra gli sguardi confusi anche dei colleghi di Roma. Una comunicazione che riesce nell’impresa di mettere tutti d’accordo perché semplicemente non funziona. Badate bene, è positivo che il tecnico voglia credere ancora nei suoi ragazzi e che faccia di tutto per alimentare ancora le risicatissime speranze di un miracolo. Fin quando la matematica non condanna il Pisa la prima regola d’oro è non ammettere la resa, ma la sensazione di resa è ormai evidente. E tuttavia una ulteriore sensazione è che anche questo concetto non sia ben digerito e si arrivi a negare l’evidenza di quanto si veda in campo. In ogni caso è impossibile non mettere in discussione l’allenatore i cui numeri continuano a peggiorare esponenzialmente e che ha subito 13 gol in cinque trasferte, segnandone zero. Ormai le parole dell’allenatore si ripetono tutte uguali, tanto dopo l’unica vittoria di Cagliari, quanto dopo le sconfitte con Como, Juventus o Roma. Sul campo ha ampiamente dimostrato di non essere lui l’allenatore giusto per il Pisa.
Il tecnico ieri purtroppo ha fatto molti errori. Il primo è senza dubbio quello di non schierare una prima punta di ruolo nonostante Meister, Durosinmi e Stojlkovic fossero in panchina e tutti e tre pienamente a disposizione. Il secondo quello di lasciare in panchina dei mediani o delle mezzali di ruolo preferendo riadattare Leris come aveva fatto in passato anche Gilardino, ma l’ex tecnico l’aveva fatto per necessità di infortuni a differenza dello svedese. In campo il Pisa passa tutta la partita schiacciato nella propria metà campo, demandando alle transizioni o contropiedi, che dir si voglia, il compito di essere materia da occasione da gol. E qualcosa di buono c’è. Ma sono dettagli. Il problema però sono i soliti difetti, anche contro la Roma. Limiti su cui purtroppo ormai non si può fare più nulla. Mettiamoci anche la solita dose di masochismo, con errori gravissimi da parte degli stessi giocatori che hanno regalato, così, due delle tre reti dell’incontro ai padroni di casa. E la ricetta è servita.
Se però le parole di Hiljemark non piacciono (e non potrebbe essere diversamente), forse anche troppo istituzionali per il momento nerazzurro, quelle di Calabresi accendono i cuori e ci restituiscono speranza. Per i concetti espressi, per chi le pronuncia, perché nonostante tutto abbiamo uomini di valore in mezzo a una stagione tanto problematica quanto anche sfortunata in alcuni momenti, anche se la sfortuna non è certo il caso di ieri sera.
“Anche in questo caso mi sento di fare un’assunzione di responsabilità”, sono state le prime parole di Arturo, che ha anche rispedito al mittente con grande professionalità la mia voglia, forse un po’ viziata dalla delusione del momento, di mettere a confronto il suo pensiero con quello dell’allenatore. Calabresi mi ha elegantemente zittito e lo ha fatto con la forza della sincerità e appellandosi al senso di responsabilità e misura. “Sono il primo a capire la delusione della gente e la frustrazione. Sono il primo a provarla. Va onorata la fatica che abbiamo fatto per essere qui oggi, farlo nel modo più dignitoso possibile”. Ecco perché dobbiamo ringraziare un calciatore come Arturo, un uomo di valore, una personalità importante in questo spogliatoio e per tutta la tifoseria. “Nelle difficoltà è necessario analizzare e ripartire. So che è doloroso ma dobbiamo ripartire con dignità, raschiando anche dentro”. E’ qui che dobbiamo forse anche noi raschiarci dentro, ricostruire noi stessi, come giornalisti e tifosi. Come fanno gli stessi giocatori.
Cosa significa? La stagione sta ormai volgendo al termine. La paura è probabilmente il sentimento più dominante in questo momento. Di chi è psicologicamente orientato a pensare al peggio dopo una stagione come questa. Ed è bene alzare sicuramente l’attenzione, perché i precedenti dei risultati di chi retrocede in Serie B possono indurre a questo stato d’animo, ma non dobbiamo dimenticare anche in un momento come questo, specialmente anzi, come siamo arrivati qui. Con un percorso di grandi difficoltà e crescita. Soprattutto di grande serietà. Questa stagione non è andata come avremmo voluto e ormai questo sarà con molta probabilità, al netto di essere sorpresi con qualche altro punto in questo finale di campionato, un mesto, mestissimo ritorno in Serie B. Sarà però necessario rimanere il più possibile vicini ai giocatori e sì, anche alla società, che ha bisogno di ri-acquisire lucidità e da questo dipenderanno tutte le mosse per il futuro.



