Il sipario sulla stagione del Pisa si è chiuso ieri sera all’Olimpico. Oggi, però, a bocce ferme e a novanta minuti conclusi, non avrebbe alcun senso limitarsi alla cronaca dell’ennesimo passo falso o all’analisi tecnica di un match che aveva ormai pochissimo da dire. È il momento di tracciare una linea, di guardare avanti e di fare una profonda riflessione introspettiva su ciò che è stato e su ciò che dovrà essere.
L’analisi delle colpe e delle responsabilità è già stata sviscerata ampiamente nel corso delle ultime settimane. È evidente che la fine di questo percorso sia il risultato di un concorso di colpa in cui la fetta più grande delle responsabilità ricade inevitabilmente su chi ha strutturato e costruito questa rosa, per poi ripartirsi in percentuali variabili tra le guide tecnhcie e un gruppo squadra che è andato progressivamente spegnendosi. Ognuno, legittimamente, ha la propria griglia di colpevoli in mente. Il focus della nostra testata e del mio lavoro, da questo momento in poi, deve però necessariamente spostarsi oltre. Di articoli d’analisi ne sono stati fatti a decine in questi mesi e non ci sarebbe più da aggiungere altro (in fondo all’articolo vi rimetterò il link dell’analisi della stagione, che rimane sempre attuale per chi vuole farsi ancora del male).
Questa retrocessione ha senza dubbio aperto una ferita profonda, un vero e proprio cratere non solo nella classifica, ma anche e soprattutto nei rapporti interpersonali all’interno della galassia nerazzurra: tra tifosi, tra gli addetti ai lavori, all’interno della stessa comunità pisana. Si è respirato per settimane un clima di esasperazione che, molto spesso, ha portato i toni della discussione ben oltre i limiti del civile, specialmente sui canali di interazione quotidiana.
Se si vuole davvero bene al sodalizio nerazzurro e a questi colori, adesso è fondamentale resettare. Un termine, questo, che non deve essere confuso con l’oblio: nessuno vuole cancellare le cicatrici o ignorare gli errori commessi in questa stagione fallimentare, che dovranno anzi rimanere come un severo monito per il futuro. Ma per ripartire serve pulizia mentale. Il suggerimento, lo stesso di un monumentale Stefano Moreo ieri sera, quasi deontologico e professionale, che mi sento di dare a tutto l’ambiente – anche a costo di chiedere una pausa di riflessione ai nostri stessi lettori – è quello di staccare. È necessario depurarsi dalle scorie tossiche accumulate in questi mesi, prendendosi il giusto tempo per ritrovare lucidità. Nel calcio, così come nello sport in generale, i grandi cicli vincenti nascono quasi sempre dalle ceneri dei fallimenti più dolorosi.
Chi sarà chiamato a ricostruire l’intelaiatura del Pisa merita di poter operare in un clima di totale serenità e isolamento acustico, perché il lavoro che attende la società da qui ai prossimi mesi si preannuncia letteralmente titanico.
Il nuovo Direttore Sportivo, Leonardo Gabbanini, è operativo in città già da un mese: ha studiato l’ambiente, analizzato le criticità e tracciato le prime linee guida insieme alla proprietà. A lui il compito insieme al nuovo tecnico, insieme al direttore generale Giovanni Corrado e insieme al patron Knaster di ricostruire la squadra. Il mercato estivo che attende il Pisa sarà monumentale e richiederà una gestione strategica senza precedenti, a partire da alcuni nodi strutturali ed economici imprescindibili. La gestione dei rientri: Sono circa 40-45 i calciatori sotto contratto che rientreranno alla base dai rispettivi prestiti e per i quali andrà trovata una sistemazione o una ricollocazione. La mole dei trasferimenti: Tra operazioni in entrata e in uscita, la sessione estiva nerazzurra potrebbe registrare complessivamente tra i 60 e i 70 movimenti di mercato. La scelta della guida tecnica: Sancito l’addio a Hiljemark, la scelta del nuovo allenatore sarà il vero fulcro su cui poggiare l’intera ricostruzione tecnica.
Il punto di partenza non potrà che essere il manifesto programmatico espresso dallo stesso Gabbanini: “Costruire il futuro rispettando il passato”. Significa che non tutto il capitale tecnico è da disperdere, ma che andranno salvaguardati i sani principi e gli elementi strutturali capaci di fare da collante per il nuovo corso.
Con la retrocessione, è bene ricordarlo, il Pisa non è scomparso dai radar del calcio professionistico, ma si appresta a disputare il campionato di Serie B. Una categoria che la piazza ha inseguito ed evocato per decenni, e che per questo richiede il massimo rispetto. La categoria che ci è più congeniale con 40 campionati in 117 anni di storia, ma da affrontare comunque con la massima attenzione. Il torneo cadetto non ammette boria né presunzione: affrontarlo senza la necessaria umiltà e senza aver smaltito il contraccolpo psicologico della retrocessione espone al rischio concreto di sprofondare in un pericoloso effetto domino, con lo spettro di un doppio salto all’indietro che la città non può permettersi.
L’invito per questa estate è dunque quello di lasciare spazio al silenzio e al lavoro dei professionisti. Il passato rimarrà una cicatrice evidente, ma da oggi si volta ufficialmente pagina. Nelle prossime settimane cambierà anche la nostra programmazione editoriale, con nuove rubriche di approfondimento e un monitoraggio costante ma analitico delle trattative di mercato. Finisce un’era, ne inizia un’altra. Sempre e comunque, forza Pisa.



