Nel calcio contemporaneo il rettangolo verde è ormai soltanto l’atto finale di un confronto che si combatte per trecentosessantacinque giorni all’anno su tavoli del tutto paralleli. Quando il calciomercato entra nel vivo, le trattative smettono di essere semplici operazioni di compravendita tecnica e si trasformano in un terreno di caccia dove le società giocano una partita psicologica sottile e spietata. È esattamente quello che sta accadendo lungo l’asse tra Pisa e Palermo, due piazze che si ritrovano a condividere la medesima categoria e che da mesi sono protagoniste di una latente guerra di nervi e reputazione.
C’è però un problema. Mentre abbiamo detto tante volte, anche su queste pagine, che è il caso di andare avanti e dimenticarci del passato, c’è qualcuno però che sembra basare la propria strategia a specchio su quella del Pisa. Chissà se queste parole di Gabbanini non siano state, ieri in conferenza stampa, anche una frecciata indiretta proprio al Palermo: “ci sono poi squadre che provano a prendere con insistenza giocatori che magari hai chiuso provando a inserirsi all’ultimo e secondo me dimostrano scarsa progettualità”. Perché diciamo questo? Perché abbiamo appreso nelle scorse ore che il Palermo ha provato, oltre che per Marras, a inserirsi anche per Leone. L’ennesima trattativa per un giocatore che il Pisa stava chiudendo.
Per comprendere appieno il clima di sospetto e la dinamica delle ultime indiscrezioni occorre riavvolgere il nastro di almeno un anno e mezzo. L’addio di Filippo Inzaghi alla panchina del Pisa — dopo aver guidato la formazione nerazzurra a una storica promozione in Serie A attesa per ben trentaquattro anni — è stato un trauma ambientale profondo, accompagnato da dichiarazioni enigmatiche e di un addio maturato “per troppo amore”. Parole che hanno finito per creare spaccature, incomprensioni e una rivalità quasi artificiale, quasi tutta però ascrivibile al buco nero dei social network. Dall’approdo di Inzaghi al Palermo sembra che ogni mossa dei rosanero sia un tentativo di proiettare la propria ombra sulle dinamiche pisane. La lunghissima ed estenuante trattativa per Matteo Tramoni dello scorso gennaio ne è stata il primo esempio tangibile, una saga di mercato fatta di punzecchiature mediatiche, quasi sempre irrealistiche. Ciò è tornato di moda anche con l’ultimo mercato. All’apertura delle trattative sono tornati ciclicamente a galla i soliti accostamenti: di nuovo Tramoni nei radar siciliani (tolto dai radar del mercato ieri da Bianco), di nuovo sondaggi per Marius Marin (poi finito negli Emirati Arabi Uniti), quindi Piccinini e, ancora una volta, un interessamento del Palermo per Stefano Moreo (con tanto di ipotesi di scambio con Le Douaron). La dirigenza del Pisa non ha alcuna intenzione di privarsi di un pilastro come Moreo per cederlo a una diretta concorrente nella corsa alle posizioni di vertice, come avevamo già scritto qualche giorno fa, caso mai valutando al massimo offerte dalla Serie A, e il giocatore rimane pienamente focalizzato sulla causa nerazzurra.
Se queste schermaglie si svolgessero a ridosso dei novanta minuti in una sala stampa, verrebbero liquidate semplicemente come pretattica. Nel contesto del calciomercato, invece, assumono i connotati di una vera e propria sfida per la reputazione, con particolare insistenza, probabilmente anche da parte dell’ex allenatore del Pisa. L’azione di disturbo serve a diversi scopi tattici: permette di far lievitare i costi di ingaggio per la società concorrente, ne rallenta i tempi di esecuzione creando dubbi nell’entourage dei calciatori e, soprattutto, proietta verso l’esterno un’immagine di forza e onnipresenza economica. O almeno quello può essere un obiettivo. Che nel caso di Marras e Leone si è risolto con un buco nell’acqua anche perché ci sono stati accordi tra gentiluomini e il rispetto della parola data. Cosa comunque rara nel calcio di oggi, che la maggior parte delle volte non risponde a queste regole.
Il confine tra reale interesse sportivo, depistaggio strategico e pura schermaglia mediatica resta dunque estremamente sfumato. Questa costante sensazione di inseguimento e disturbo testimonia soltanto la grande posta in palio per due società ambiziose. Ma quando la stagione prenderà il via e il pallone tornerà finalmente a rotolare sui prati di Pisa e Palermo, la battaglia per la reputazione (che sta vincendo il Pisa in questo momento, che non intende assecondare questa dinamica) dovrà necessariamente cedere il passo al verdetto del campo, l’unico vero giudice capace di spazzare via le suggestioni dell’estate.



