Oggi ho avuto il piacere di intervistare, dopo tanto tempo, l’ex allenatore nerazzurro Luca D’Angelo, ormai un amico. Ha lasciato un segno profondo nella storia recente del calcio pisano. Classe 1971, forte di un passato da solido difensore di campo, D’Angelo ha saputo trasferire in panchina i valori di temperamento, lealtà e profonda umanità che lo hanno sempre contraddistinto. Il suo nome è legato a doppio filo alla nostra storia. Con ben cinque stagioni complessive sulla panchina nerazzurra, è diventato l’allenatore più longevo del club dal dopoguerra ad oggi. Sotto la sua guida, la squadra toscana ha centrato la promozione in Serie B nel 2019, accarezzato il sogno Serie A nella drammatica finale playoff del 2022 e stabilito il record storico di 27 risultati utili consecutivi in campionato tra i professionisti.

Formatore di talenti e carismatico “capofamiglia” di spogliatoio, D’Angelo incarna l’essenza dell’allenatore moderno capace di calarsi nelle dinamiche generazionali dei giovani calciatori senza mai perdere l’autorevolezza, i confini e il rispetto dei ruoli. In questa intervista si racconta a tutto tondo: dal giudizio sul prossimo campionato di Serie B all’analisi del momento personale, fino all’indissolubile legame con la piazza pisana e il calcio italiano.

Sta per ricominciare il campionato forse più bello del calcio italiano.
“Sicuramente è affascinante proprio per quello, ed è sempre difficile dire anche proprio settimana per settimana quali possono essere i risultati perché c’è sempre grande equilibrio. Si dice sempre, ma è la verità: in Serie B ogni partita è davvero complicata. In Serie A i valori sono molto distaccati tra le prime squadre e la parte bassa, invece in Serie B tutti possono vincere con chiunque. Mi rendo conto che mancano ancora due settimane di mercato, che di solito sono le più importanti, tra l’altro. Il mercato è lunghissimo, poi alla fine viene sempre ristretto agli ultimi dieci giorni”.

Può spostare ancora qualche equilibrio il mercato? Chi vede bene quest’anno?
“Qualcosa sì, anche se ovviamente le tre squadre che sono retrocesse, anche per il mercato che hanno fatto, mi sembrano sicuramente quelle più accreditate”.

D’Angelo dal ritiro di Storo in nerazzurro

E possibili sorprese?
“Io alle tre retrocesse ti metto il Palermo che sul mercato si è mosso in maniera pesante. Oltretutto aveva già una squadra forte, un allenatore che conosce benissimo il campionato e perciò sicuramente anche il Palermo è da mettere sullo stesso livello delle tre squadre che dicevamo prima. Mi piace come si è mosso il Modena e poi una delle neopromosse la metto sempre nel lotto per andare in Serie A. Secondo me le squadre che arrivano con l’entusiasmo di aver vinto il campionato hanno sempre qualcosa in più. Poi in Serie B c’è sempre una sorpresa, ogni anno. io dico che quelle quattro squadre, le tre retrocesse più il Palermo, sono quelle più indicate come favorite”.

D’Angelo sulla panchina dello Spezia

Andiamo invece a parlare di Luca D’Angelo. Nell’ultima esperienza si è assunto forse anche più di quanto si poteva fare la responsabilità di quanto è accaduto a Spezia. Però fa parte di lei che non si è mai tirato indietro, nel bene e nel male.
“Il discorso è molto semplice. I due anni precedenti a Spezia ho fatto grandi cose. Il primo anno nessuno pensava che ci potessimo salvare, invece l’abbiamo fatto. E il secondo anno, senza che nessuno lo pensasse all’inizio del campionato, noi eravamo stati la sorpresa di due anni fa, perché nessuno all’inizio stagione pensava che lo Spezia potesse lottare per il campionato. L’abbiamo fatto benissimo, sono stato ricoperto di elogi. L’anno scorso è vero che alla fine ho fatto 15 partite con lo Spezia, perché dopo ero stato esonerato e sono stato richiamato solo alla fine, quando mancavano 4-5 partite. Però sicuramente le partite che ho disputato io da allenatore non sono state le migliori, ecco perché dico che è anche colpa mia, ovviamente”.

Certamente. E ora ci sono dei contatti? Pensa di stare un po’ fermo, oppure se capita un’occasione nel corso del campionato si potrebbe muovere?
“Adesso al momento non c’è nessun contatto. Ovviamente io voglio allenare, mi auguro che mi capiti l’occasione. Non mi voglio riposare, non sono tipo da essere stanco”.

D’Angelo dirige gli allenamenti

E’ sposato da quando avevi 25 anni con due figlie, una famiglia solidissima. In campo si è sempre schierato a protezione dei calciatori, definendosi legato ai suoi ragazzi ma precisando che non è loro amico. Come traduciamo questi due valori di famiglia e di spogliatoio?
“Il discorso secondo me è che un allenatore è come un capofamiglia, e il capofamiglia in pubblico difende sempre i suoi figli. Un padre che in pubblico parla male dei suoi figli… se ne sono visti pochi. Secondo me lo spogliatoio è una famiglia allargata, soprattutto se le persone si comportano bene negli allenamenti con il massimo impegno; poi se sbagliano fa parte del gioco. Essendo un gioco c’è anche l’errore contemplato nel calciatore, perciò li difendo in quel senso lì. Sul fatto che non sono loro amico…

Mantiene i confini, insomma… è uno che rispetta i ruoli.
“Più che altro sono molto più grande dei giocatori che alleno. Quando ho iniziato ho anche allenato persone che avevano giocato con me, come Moscardelli o altri per dire, ed eravamo quasi coetanei. Invece adesso è passato tanto tempo. Un uomo di 55 anni come me non può essere un amico di un ragazzo di vent’anni. Può essere un confidente, sì, ma non un amico”.

È anche una questione generazionale.
“Beh sì. Io sinceramente cerco di calarmi nella loro dimensione, come è giusto che sia nel messaggio dell’allenatore. Secondo me l’allenatore deve essere bravo a non pensare che la propria generazione sia la migliore del mondo, ma bisogna calarsi nella generazione con cui lavori. Io lavoro con ragazzi di 20, 30, massimo 35 anni”.

A proposito di questo, volevo fare una domanda sui giovani. Non ha mai avuto paura di lanciare ragazzi e farli giocare: li ha sempre tenuti in alta considerazione. È un po’ quello che manca in questo calcio italiano in crisi?
“Beh sì, dopo questo io ho sempre detto che se il giovane è forte è giusto che giochi, così come se il vecchio è forte è giusto che giochi, perché alla fine è il risultato che conta. Io ho avuto la fortuna in questi anni, sia al Pisa che allo Spezia, di allenare giovani importanti: ho avuto la possibilità di allenare Marin, Lucca… Poi ho allenato Pio Esposito, Bertola, tutta gente che poi è finita in Serie A. Erano giovani però erano forti, perciò giocavano perché erano forti, non perché erano giovani”

Un po’ di merito l’avrà avuto anche lei però!
“No, no, sicuramente l’allenatore conta, però ci deve essere la qualità del giocatore e della persona per arrivare a quei livelli a cui sono arrivati i ragazzi che ho nominato”.

Torniamo a Pisa. So che era stato preso in considerazione questo inverno per un’eventuale scossa a gennaio, poi il Pisa ha fatto una scelta differente. Cosa ne pensa della stagione dell’anno scorso dei nerazzurri?
“La Serie A è un campionato difficilissimo. Credo che quello che abbia detto Giovanni Corrado a fine campionato sia giustissimo: il Pisa ha pagato lo scotto della categoria superiore. Vediamo che tutte le squadre che vincono la Serie B poi in Serie A fanno veramente dura. Togliamo il Sassuolo, perché il Sassuolo era una squadra che arrivava dalla B ma già di Serie A; anche la Cremonese stessa ha fatto fatica. Perciò sono due campionati diversi, bisogna avere la giusta esperienza. Però il Pisa ha due grandi vantaggi: una tifoseria viscerale e poi una società, una proprietà e dei dirigenti molto bravi, perché hanno sempre un grande equilibrio. C’è da apprezzare l’equilibrio che hanno avuto: la tifoseria è sempre stata vicina e la società è rimasta equilibrata. Mantenere l’equilibrio quando si vince poco è la cosa più difficile, ma è la più importante nel calcio”.

D’Angelo osserva (Foto Pisachannel)

Sapendo riconoscere gli errori, sapranno riproporsi in Serie A imparando dall’esperienza fatta?
“Sicuramente. Hanno fatto esperienza tutti: i giocatori, la società, i dirigenti. Se il Pisa avrà la bravura e la fortuna di ritornarci, sicuramente farà molto meglio, perché Knaster, il Presidente e Giovanni Corrado sono persone intelligenti e sapranno far tesoro dell’esperienza vissuta”

A Pisa ci sono diversi suoi record, dai 27 risultati utili consecutivi, fino a quello delle quasi 300 panchine.
“Tengo proprio moltissimo a quest’ultimo record, sinceramente: sono stato cinque anni sulla stessa panchina, che nel calcio di oggi è difficile. Quello dei risultati utili mi fa piacere, però mi auguro che il Pisa lo possa abbattere: se lo abbatte quest’anno vuol dire che ha preso una bella via per tornare in Serie A”.

Quel record di longevità… c’è soltanto l’ungherese Ging che è stato 16 anni a Pisa, ma erano altri tempi!
“Non ce l’avrei fatta a reggere 16 anni! (ride ndr) Però tengo molto al fatto di essere stato cinque anni sulla stessa panchina. Essere il secondo di sempre in una piazza come Pisa, conoscendo come è il calcio italiano dove gli allenatori volano via al primo vento, è un dato che mi fa enormemente piacere”.

Il DS Gemmi con Luca D’Angelo e Giovanni Corrado

Il Pisa quest’anno ha scelto Paolo Bianco sulla panchina nerazzurra. Cosa ne pensa?
“È un bravissimo allenatore e soprattutto una persona molto seria. Lo conosco abbastanza bene e mi permetto di dirlo: il Pisa ha fatto la scelta giusta, perché in una piazza come Pisa servono allenatori di grande personalità come Paolo”.

So che alla sua promozione uno dei primi messaggi arrivati è stato il suo per fargli i complimenti
“Sì, l’ho mandato molto volentieri, perché ho grande stima sia dell’allenatore che della persona. È uno serio che sa allenare. L’anno scorso guidare una fuoriserie ai playoff non era facile, avevi tutto da perdere, invece ha fatto grandissimi playoff e li ha vinti meritatamente. Per me il Pisa ha fatto la scelta giusta”.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.