Gli applausi al tecnico amaranto per le sue parole, anche da parte di pisani, ricordano una frase del presidente del Pisa nel 2018. Ma qualcuno, allora, reagì in modo opposto.
LUCARELLI: “A 14 KM C’E’ LA SERIE B” – Ci sono frasi che diventano giuste o sbagliate a seconda di chi le pronuncia. Oggi lo sappiamo. E così un invito che ieri era considerato un’offesa alla tifoseria oggi viene salutato come una dimostrazione di carattere. Tra Pisa e Livorno, nelle ultime ore, ne abbiamo avuto un esempio lampante. Cristiano Lucarelli, oggi allenatore del Livorno, ieri ha detto in conferenza stampa: “Poi se c’è qualcuno che magari non è soddisfatto e che non è fino in fondo secondo me tifoso del Livorno, a 14 km c’è la Serie B e lì possono trovare tutte le loro soddisfazioni calcistiche”. Il riferimento al Pisa non ha bisogno di spiegazioni. Il tecnico amaranto ha invitato chi non si riconosce nella propria squadra ad andare a cercare soddisfazioni dai rivali. Una provocazione che ha raccolto applausi su entrambe le sponde, tra livornesi e pisani.
LO SFOGO – Le parole di Lucarelli sono arrivate in una conferenza segnata anche dalla vicenda di Samuele Regazzetti, operato lunedì per un tumore al testicolo, come annunciato dal direttore sportivo Alessandro Lucarelli, fratello dell’allenatore. Una situazione davanti alla quale alcuni commenti hanno provocato la durissima reazione del tecnico. “Leggendo quei commenti lì, mi sono vergognato per la prima volta di essere livornese. Altro non ho da aggiungere. Ognuno di noi vorrà fare una bellissima prestazione per dedicarla a Samuele, non è facile affrontare una cosa del genere per un ragazzo di 20 anni in un tempo così veloce. La cosa che mi ha commosso da tifoso e allenatore, prima della salute ha pensato di fare tutte le partite fino alla fine”. Parole che meritano rispetto. Così come lo merita, prima di ogni altra cosa, Regazzetti, al quale va un grande augurio di guarigione. Di fronte alla salute di un ragazzo, il calcio viene dopo.
IL PRECEDENTE – Il tema che riguarda Pisa nasce dall’altro passaggio del suo intervento. Da quell’invito agli scontenti ad andare a vedere la squadra della città vicina. Perché alcuni degli stessi pisani che oggi applaudono pubblicamente Lucarelli, anni fa, davanti a una frase dello stesso tenore fecero esattamente il contrario. Nella primavera 2018, il presidente Giuseppe Corrado pronunciò queste parole: “Chi non è contento di questa società e di questa squadra vada a vedere il Livorno”. Il Pisa era in Serie C, ancora in corsa nelle posizioni di vertice, dentro una stagione carica di aspettative e tensioni. Il presidente reagì al clima di contestazione e ai fischi, difendendo squadra, staff e progetto societario. Per farlo scelse una provocazione forte: indicare ai critici proprio la rivale storica, protagonista della corsa alla promozione. Quella frase diventò un caso. Fece discutere, divise la tifoseria e rimase per molto tempo tra gli argomenti usati contro Corrado. Per alcuni fu un’offesa che non poteva essere perdonata, quasi una rottura definitiva con la piazza. Oggi, invece, l’invito di Lucarelli a cercare soddisfazioni calcistiche a Pisa viene applaudito anche da chi allora si indignò, addirittura da tifosi nerazzurri (basta andare a vedere i commenti al video in calce alla notizia). Ed è difficile non vedere la contraddizione. Dov’è la coerenza? Se invitare un tifoso ad andare a vedere la rivale è inaccettabile, dovrebbe esserlo anche quando a pronunciare quelle parole è una persona che ci sta più simpatica. Se invece è una provocazione comprensibile per difendere il proprio lavoro e la propria squadra, allora si può almeno rileggere con un po’ di onestà anche ciò che accadde nel 2018. Chi applaude proprio la frase sulla Serie B a quattordici chilometri non può far finta di aver dimenticato quella sul Livorno.
QUELLO CHE È SUCCESSO DOPO – Quando Corrado pronunciò quello sfogo, il gruppo che aveva rilevato il Pisa lo aveva salvato poco più di un anno prima, accollandosi i debiti e le responsabilità di una situazione societaria pesantissima. Anche questo dovrebbe rientrare nel giudizio, anche solo per ricordare da dove si era partiti. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata e sono arrivati anche il ritorno in Serie B, l’arrivo del magnate Knaster, il consolidamento del club e una promozione in Serie A che Pisa aspettava da decenni, oltre alla finalizzazione del centro sportivo e al futuro acquisto dell’Arena. Dopo la retrocessione inoltre, la società non ha arretrato di un passo e ha confermato tutti i progetti allestendo una squadra competitiva per risalire. La storia, sul percorso di crescita che questa società poteva costruire, alla fine le ha dato ragione. Certo, questo non rende i dirigenti infallibili. Non impedisce di discutere di un mercato, una scelta tecnica o una stagione sbagliata. Le critiche ci saranno sempre ed è giusto così perché siamo in democrazia. Impone però di fare i conti anche con i risultati, senza eliminarli dal ragionamento perché disturbano una convinzione maturata anni prima. Certo, si può criticare Corrado o riconoscergli dei meriti. Si può contestare una decisione e gioire per il Pisa. Non dovrebbe essere necessario spiegarlo, eppure certe discussioni talvolta sembrano essersi fermate a una contrapposizione personale dalla quale non si vuole più uscire.
IL CASO TELEGRAM – E pensare che oggi, un altro noto gruppo di odiatori seriali su Telegram ha chiuso i battenti, per la seconda volta, con questa frase di uno dei suoi iscritti, “Nonostante un anno di Serie A io non svendo la mia dignità a Corrado”. Ne è stato già aperto un altro con lo specifico scopo di offendere e ritrovarsi tra odiatori dell’attuale Pisa, ma privato e lontano da occhi indiscreti, covando la frustrazione nell’ombra. Meglio così, perché fortunatamente questa è una minoranza, seppur rumorosa, che la storia calcistica pisana giudicherà facendosi quattro risate tra qualche anno, o semplicemente destinata ad essere dimenticata, come giusto che sia. Per chi dice che non sarebbe giusto dare attenzioni a queste persone io dico invece che se ne deve parlare, perché in alcuni casi questi concili ristretti (ed è già successo) sfociano, oltre che nella violenza verbale, anche nella violenza reale e devono essere sempre fermamente condannati.


