L’ex diesse in esclusiva a Finestra sull’Arena: “Giovanni ha fatto qualcosa di notevole”. E sul Pisa: “È tra le favorite per vincere il campionato”. Il suo presente, “Abbiamo creato Xagon, rivoluzionerà il calcio”.

Roberto Gemmi torna a parlare e lo fa a Finestra sull’Arena, nell’intervista esclusiva concessa a SestaPorta. Al centro della conversazione l’addio di Giuseppe e Giovanni Corrado al Pisa, una decisione che l’ex direttore sportivo nerazzurro accoglie con stupore, soprattutto per la tempistica. Ma anche il legame con la città, il giudizio sulla squadra e il suo presente professionale.  Gemmi ha guidato l’area sportiva del Pisa dal 2018 al 2021, contribuendo alla promozione in Serie B del 2019 e al successivo consolidamento nella categoria, con due salvezze consecutive. Tre stagioni importanti nella costruzione del percorso nerazzurro, prima delle maggiori disponibilità economiche portate dall’ingresso di Alexander Knaster che ha sostituito Ricci come azionista di maggioranza. Alle spalle aveva le esperienze con Verona e Varese, il lavoro nello scouting del Carpi e l’incarico di direttore sportivo ad Arezzo. Dopo Pisa sono arrivate una breve parentesi a Brescia, il Cosenza e infine l’Empoli. Proprio dalla conclusione dell’esperienza empolese Gemmi non aveva più rilasciato interviste. Ha scelto di interrompere il silenzio per la stima verso Pisa e la famiglia Corrado, con cui ha condiviso una parte significativa della propria carriera.

Direttore, a Pisa ha contribuito al ritorno in Serie B e alla permanenza nella categoria, con mezzi diversi da quelli arrivati successivamente. Che cosa ha rappresentato questa esperienza?

“È stato un onore anche per quanto riguarda la mia carriera. È stato un passaggio che mi ha formato e ha dato lustro al mio lavoro. Quindi il ringraziamento è anche il mio, più che viceversa”.

Come ha accolto la notizia dell’addio della famiglia Corrado?

“In questo momento ho un atteggiamento di stupore, perché faccio fatica a capire i tempi. Non essendo all’interno, non li capisco. Ho fatto parte delle persone che hanno iniziato questo percorso e conosco bene dove era il Pisa e dove è oggi. Parliamo di due mondi diversi, di un salto di livello incredibile che questo club ha fatto con la conduzione della famiglia Corrado”.

Lei ha lavorato soprattutto a stretto contatto con Giovanni. Qual è il suo giudizio sul lavoro svolto?

“Posso dire che Giovanni ha fatto qualcosa di notevole, qualcosa che pochi sono riusciti a fare. Hanno fatto dei progressi nelle strutture, un percorso enorme. Le mie valutazioni sono sempre sui dati oggettivi: ho imparato questo sistema. Il Pisa ha fatto un percorso incredibile, Giovanni ha realizzato operazioni importanti, come Lucca e tanti altri giocatori che poi hanno avuto uno sviluppo enorme. Ha portato il club a un livello altissimo”.

Che cosa si sente di dire ai Corrado in questo momento?

“Bisogna stare dentro alle cose per capirle bene, quindi probabilmente io non ho una conoscenza precisa. Però, dai dati oggettivi, è palese che abbiano fatto soprattutto il bene del Pisa. So quanto hanno lavorato e quanto Giovanni si è dedicato: il Pisa è quasi diventato la sua vita, ha rinunciato anche a tante cose. Le persone che sono arrivate sono super qualificate e sicuramente ci saranno dei miglioramenti, però posso soltanto ringraziare e fare i complimenti a Giovanni Corrado e al presidente”.

Negli anni si è alimentata anche una lettura del vostro rapporto che contrapponeva il suo lavoro a quello del direttore generale. Come stavano le cose?

“Il rapporto è stato sempre ottimale, buono, pur con percorsi diversi. Io so che valore ha Giovanni. Da quando sono stato esonerato non ho mai voluto parlare con nessuno, anche per rispetto di me stesso. Ho deciso di fare la mia prima intervista dopo la conclusione del percorso con l’Empoli proprio per la stima che ho nei loro confronti. È un’attestazione di stima per voi, per il Pisa e soprattutto per Giovanni e il presidente”.

A che cosa si sta dedicando in questo periodo?

“Ultimamente mi sono dedicato a un progetto legato a una piattaforma di intelligenza artificiale, si chiama Xagon, con cui stiamo avendo grande successo sia in Italia sia all’estero. Sono molto contento. È una cosa che trasformerà il calcio, perché ormai l’intelligenza artificiale ne farà parte. Senza mai tralasciare l’aggiornamento: uso tutto il mio tempo per aggiornarmi e avere poi la possibilità di dimostrare quello che so fare nel mio lavoro”.

Lei ha vissuto l’ingresso di Knaster, avvenuto durante la stagione. Quel cambiamento ebbe conseguenze sulla squadra?

“Arrivò a metà anno, però il finale di campionato non fu condizionato dal cambio di proprietà. Arrivammo a fine stagione raggiungendo l’obiettivo con tranquillità, senza avere contraccolpi. Era una cosa fisiologica. Sapevo che era finito un ciclo e che era il momento di fare percorsi diversi. In quel caso erano anche i tempi giusti per iniziare un ciclo nuovo, con aspirazioni diverse”.

Venendo al campo, come vede il Pisa di quest’anno?

“L’ho sempre indicato tra le favorite per vincere il campionato, perché penso che oggi abbia una squadra, se non la migliore, sicuramente tra le migliori. Sono molto ottimista dal punto di vista tecnico. Ha un allenatore forte e una squadra forte, che a me piace. Parlo da esterno, senza conoscere le cose dall’interno, però è una squadra che seguo: mi piace l’allenatore, mi piace la squadra e quello che sta facendo vedere in campo”.

Il mercato ha cercato un equilibrio tra giovani, giocatori italiani ed elementi che conoscono la Serie B. Condivide questa impostazione?

“Il cambiamento nel profilo del calciatore cercato può essere stato una strategia interna oppure una scelta legata ai tempi di un calcio che deve evolversi. Dobbiamo cambiare: non si può restare sempre con l’idea che bisogna prendere soltanto stranieri oppure soltanto giovani. Ci vuole un po’ di tutto e molto più equilibrio, che abbiamo un po’ perso. Credo che questo sia stato fatto nel mercato e nel lavoro del Pisa di quest’anno, e lo condivido. Ultimamente, dopo aver recuperato alcuni infortunati, ha trovato un equilibrio anche nei risultati. Qualche passaggio a vuoto può essere fisiologico nel percorso di un campionato”.

La retrocessione della scorsa stagione e alcune scelte di mercato possono aver pesato sull’avvicendamento alla guida della società?

“Potrebbe essere, non lo so. Sicuramente una retrocessione porta sempre dei residui negativi e questo può essere un elemento di valutazione. Però dipende da quando uno vuole fare il bilancio: a breve o a lungo termine. Bisogna guardare anche a lungo termine, vedere che cosa è stato fatto dall’inizio alla fine e non soltanto nell’ultimo anno”.

Quindi il rischio è giudicare un intero percorso soltanto attraverso il risultato più recente?

“Per esperienza, quando si retrocede è tutto più complicato, tutto più pesante. Non escluderei che abbia inciso: una retrocessione non fa per niente bene e porta a farsi delle domande. Però c’è anche tutto il resto. Non si può sempre azzerare tutto sulla base del risultato recente, altrimenti torniamo ai soliti discorsi del calcio italiano: diciamo che dobbiamo fare programmazione, avere equilibrio, e poi ci perdiamo nel risultato più vicino, che sia positivo o negativo”.

 

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.