Lo 0-0 del 6 Febbraio finì nel mirino dell’Ultimo Uomo. Ora i nerazzurri tornano al Bentegodi per scrivere una partita diversa.
Ci sono partite che si ricordano per un gol, un gesto tecnico, un momento catartico. Verona-Pisa della scorsa Serie A riuscì nell’impresa opposta: rimase impresso per tutto quello che non accadde. Lo 0-0 del 6 Febbraio 2026 fu una delle immagini più desolanti del campionato nerazzurro, una candidata difficile da battere al titolo di partita più brutta della stagione.
Al Bentegodi debuttavano Oscar Hiljemark sulla panchina del Pisa e Paolo Sammarco su quella del Verona. Due cambi per cercare una scossa, due squadre in fondo alla classifica e un’occasione che nessuna riuscì a sfruttare. Il pareggio le lasciò appaiate a quindici punti.
Quattro giorni dopo, Emanuele Atturo dedicò alla gara un articolo sull’Ultimo Uomo dal titolo “Le azioni più angoscianti di Verona-Pisa”. I protagonisti venivano presentati come “i titani dell’ultimo posto in classifica”, mentre la reazione dello spettatore trovava una sintesi molto meno diplomatica: “mamma mia che monnezza” per una partita con un “Allarmante numero di giocatori scandinavi presenti.”
Il bersaglio della satira era il modo di giocare, prima ancora del risultato. Atturo passava in rassegna rimesse laterali in sequenza, palloni spediti in avanti e duelli aerei, raccontando una sfida nella quale il timore di sbagliare finiva per alimentare altri errori. Persino il commento di Sammarco, “Nella ripresa siamo calati”, diventava una battuta involontaria, considerato ciò che si era visto prima dell’intervallo.
Tra le frasi più divertenti “La partita è finita 0-0 e chi l’ha vista tutta ha vissuto un’esperienza trasformativa. Come prendere l’ayahuasca, ma a guidarvi non c’è un esperto santone della giungla messicana ma Gift Orban.” E ancora “Il Pisa ha chiuso con la quota record del 66% di passaggi completati, che ha reso per una volta vera la frase ‘non riescono a fare tre passaggi di fila’.” E poi “In certi momenti sembra che il Pisa voglia provare a costruire un’azione da gol interamente giocata di testa.”, “Quello del Pisa sembra rugby, football australiano, o un assedio militare.” Non solo, “I suoi difensori ostentano un rifiuto ideologico per qualsiasi costruzione dal basso.” Per poi concludere con le altrettanto angoscianti parole del peggior allenatore della storia del Pisa. “Oscar Hiljemark, con l’aria di chi ha recitato come professore di fisica in Oppenheimer, ha riassunto così: «Non è stata una partita fantastica, ma è un punto».”
Per il tifoso pisano, naturalmente, c’era poco da ridere. Quella era un’occasione per ripartire contro una diretta concorrente. Il Pisa ebbe anche la possibilità di indirizzarla: nella ripresa Moreo colpì un palo e Montipò respinse il successivo tentativo di Caracciolo. Prima dell’intervallo era stato Orban a centrare il legno su punizione. Due lampi non bastarono a riscattare il resto del match.
Il ritorno al Bentegodi arriva adesso in un’altra categoria e in una fase diversa. Il Pisa di Bianco porta con sé le vittorie su Vicenza e Cremonese, sei gol in due partite e la possibilità di dare continuità al proprio percorso, candidandosi a seria concorrente per la promozione. Entrambe, probabilmente, oggi sono più forti delle squadre che erano 8 mesi fa.


