Da lunedì 1 gennaio è aperta la mostra “Icons” dedicata a Steve McCurry, nella cornice degli Arsenali Repubblicani di Pisa, per svelare oltre 90 capolavori iconici del fotografo statunitense. La mostra ripercorre le grandi tematiche e i più incredibili scenari incontrati da McCurry nel corso della sua attività. Nella mattinata di giovedì 4 gennaio il Sindaco di Pisa Michele Conti e l’assessore alla cultura Filippo Bedini hanno visitato la mostra organizzata da Artika, con il patrocinio del Comune di Pisa, curata da Biba Giacchetti e da Daniel Buso per Artika che proseguirà fino al 7 aprile.

“Siamo molto soddisfatti di ospitare questa mostra straordinaria nella bellissima cornice degli Arsenali Repubblicani – ha dichiarato l’assessore Filippo Bedini. La scelta di Pisa da parte degli organizzatori dimostra che quando si riesce a mettere a disposizione uno spazio bello e accogliente si ottengono risultati prestigiosi. Siamo sicuri che la mostra “Icons” sarà un successo di pubblico e che innalzi il livello dell’offerta culturale della nostra città sia per i residenti che per i turisti. Steve McCurry è un maestro della fotografia e quelle che vediamo sono opere d’arte, per la maggior parte realizzate tra gli anni ’80 e ’90 in regioni del mondo, come l’India, il Pakistan e l’Afghanistan, che all’epoca non erano conosciuti e fotografie da questi luoghi provenienti erano rarissime. McCurry ha avuto la capacità di fermare immagini molto diverse da quelle di oggi, che fanno trasparire vite, sofferenza, gioia, contraddizioni, e che, come lui stesso dice, incarnano esperienze molto lontane dalla nostra quotidianità, ma importanti e interessantissime, sia dal punto di vista umano ed emotivo, sia da quello storico e antropologico”.

La scheda della mostra. Il percorso espositivo vuole essere un viaggio privo di coordinate limitanti, quanto piuttosto un viaggio onirico tra le icone del fotografo. Ogni visitatore potrà così trovare incantevoli personaggi e paesaggi mozzafiato; lasciandosi ispirare, fotografia dopo fotografia, in assoluta autonomia e libertà. Tra gli ambienti protagonisti dell’attività di Steve McCurry troviamo, primo fra tutti, l’Afghanistan. Essendo una mostra rigorosamente a colori, non troviamo le prime “mitiche” foto del 1979, quando il fotografo visitò il paese clandestinamente al seguito dei Mujahidin. Agli Arsenali Repubblicani si parte dal 1992 con un ritratto inedito ed emozionante di Kabul, città martoriata da oltre 15 anni di conflitto. Della capitale e dell’Afghanistan in genere, il fotografo ci racconta i lati più oscuri, gli episodi di violenza e di segregazione; ma tra le pagine di una delle zone più martoriate del pianeta affiora immancabile l’umanità. I minatori di Pol-e-Khomri o i bambini che affollano il bagagliaio di una Chevrolet degli anni ’50 sono solo alcuni degli incantevoli momenti di vita con cui McCurry riesce sempre ad emozionare. In mostra incontriamo l’India in tutte le sue roboanti sfaccettature. Dal ritratto della madre con il figlio che guarda verso l’interno di un taxi ai malsani cantieri di demolizione delle navi, McCurry ci racconta la vitalità e la complessità di un paese dalla cultura enorme, attraversato però da pesanti contraddizioni. Luoghi affollatissimi (come nelle fotografie dedicate al sistema ferroviario del subcontinente indiano) in cui miseria e ricchezza paiono convivere armoniosamente, sclerotizzando così la percezione delle ingiustizie che possiede un occidentale. La passione del fotografo per l’India è tra le più antiche, con il suo trasferimento nel paese all’età di 28 anni (1978). Da questo paese provengono infatti alcuni degli scatti di personaggi che lo stesso artista identifica come amici: l’anziana signora di Vrindavan, il mago del Rajasthan con la barba decorata di arancione o il sarto che trasporta la sua macchina da cucire in piena stagione di monsoni. Dall’India e dai paesi limitrofi provengono gli scatti realizzati per raccontare il fenomeno atmosferico che colpisce metà della popolazione mondiale: il monsone. Tristemente noto per i venti provenienti dagli oceani tropicali che spirano sulle pianure asiatiche portando con sé piogge torrenziali, il monsone è protagonista di immagini incredibili. Dalle persone immerse nell’acqua fino al collo, alle donne del Rajasthan che si proteggono dalle tempeste di sabbia. Del monsone McCurry ci racconta anche l’aspetto meno clamoroso, con persone che svolgono le loro mansioni quotidiane sotto il diluvio più estremo. A sottolineare ancora una volta come, nonostante le sfortune e le avversità, la vita continui a scorrere a tutte le latitudini. Un’ampia parte della produzione di McCurry vede invece, come protagonista, il buddismo: tema importante ed estremamente personale del suo lavoro. Tra le immagini esposte in mostra troviamo i grandi mausolei come la pagoda di Mingun, la Roccia d’oro di Myanmar in Birmania (imponente masso che si dice sia in equilibrio su una ciocca di capelli di Buddha) e il complesso monumentale di Angkor in Cambogia (oggi tra le mete turistiche più frequentate del paese). Accanto ai capolavori architettonici, McCurry inserisce molti scatti di fedeli buddisti provenienti da diversi paesi: come i piccoli monaci in un campo profughi in India (intenti a familiarizzare con oggetti occidentali), gli acrobatici monaci shaolin residenti in Cina e i tibetani, i cui ritratti radenti riflettono il grande amore che il fotografo nutre per questa terra e per chi la popola. La mostra ci porta poi metaforicamente a viaggiare in altri paesi come Sri Lanka, Papua Nuova Guinea, Yemen, Kashmir, Italia, Giappone e molti altri tutti da scoprire negli Arsenali Repubblicani di Pisa fino al 7 aprile.

 

Orari di apertura

Dal mercoledì al venerdì: 10 – 13 e 14 – 19

Sabato, domenica e festivi: 10 – 19

(La biglietteria chiude 30 min. prima)

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Direttore responsabile di Sestaporta.news. Giornalista pubblicista ha lavorato dieci anni a PuntoRadio come redattrice e speaker. Collaboratrice per il quotidiano La Nazione, ha inoltre diretto l'ufficio stampa dei Comitati territoriale e regionale dell'ente di promozione sportiva Uisp.