Risultato netto contro una squadra di un livello superiore, coerente anche con quello che si è visto in campo. Il Pisa esce da Como con cinque gol subiti, due reti annullate e tanti dubbi, dopo alcune certezze che sembravano ritrovate una settimana fa. Partita che fa ripiombare nello sconforto soprattutto per il modo in cui è maturata, anche se il problema, fino al 3-0, non è stato l’atteggiamento, ma le cattive scelte e le evidenti categorie di differenza.
IL PIANO GARA STRAVOLTO DOPO CINQUE MINUTI – Hiljemark aveva preparato la partita con il blocco basso e un’identità precisa, ma tante fragilità della squadra sono state messe fortemente in luce fin da subito da un Como che non ha perdonato niente. L’inizio aveva anche dato qualche segnale incoraggiante, ma si tratta solo dei primi cinque minuti nei quali il Pisa aveva provato a fare la partita che aveva in testa: pressione alta, recupero palla e ripartenze veloci. Loyola aveva subito cercato la porta, la squadra aveva costruito tre transizioni pulite nel giro di una manciata di giri d’orologio. Era l’idea: blocco basso e attacco degli spazi. Ma è bastato un errore per cambiare tutto.
DAL PRIMO ERRORE EMERGE IL PRIMO LIMITE DELLA SQUADRA SU COLPA DEL TECNICO – Il retropassaggio sbagliato di Moreo spalanca il campo al Como. Diao attacca la profondità, salta Albiol e segna. In quell’azione c’è già tutta la partita: perdita di palla evitabile, linea difensiva esposta, difficoltà nel contenere un avversario più rapido. Da lì in avanti il Pisa perde il controllo emotivo e tattico della gara. E’ qui che infatti emerge con forza il primo errore di Hiljemark, aver schierato Albiol e Caracciolo insieme, con caratteristiche simili e poca velocità, contro una squadra che, oltre a saper giocare bene palla a terra, vive di campo aperto.
EPPURE I PADRONI DI CASA COSTRUISCONO LA VITTORIA SULLE RIPARTENZE – Il paradosso di questa partita è il possesso palla, finito al 75% per il Como e per il 25% per il Pisa. Eppure il Como non ha neanche bisogno di forzare il possesso: aspetta, recupera e riparte. E ogni volta crea pericolo. Le prime due reti, quelle che costruiscono la partita, nascono su errori del Pisa o su contropiedi dei padroni di casa. Specialmente il secondo gol nasce proprio così, su una situazione letta male, su distanze sbagliate, su una difesa che non riesce a scappare né ad accorciare.
IL CENTROCAMPO – Il centrocampo, già in emergenza per le assenze di Marin ed Aebischer, non aiuta. Hojholt ci prova ma si schianta su un muro, Akinsanmiro perde palloni e non filtra, Loyola alterna buone iniziative a scelte forzate e anche un po’ egoistiche quando si propone. Il risultato è che il Pisa non riesce mai a rallentare il ritmo del Como, anzi a tratti lo velocizza quando compie errori grossolani. Quando recupera palla, la perde subito. Nonostante tutto, il Pisa resta in partita fino all’intervallo ma senza comunque mai rendersi pericoloso data l’abilità degli avversari. L’unica vera occasione è quella di Tramoni, che però calcia alto da buona posizione. Troppo poco per una squadra che deve recuperare il risultato.
LA RIPRESA E I CAMBI – La ripresa è il punto di rottura definitivo. Hiljemark cambia, inserisce Meister e poi Stojilkovic, prova ad aumentare il peso offensivo ed è qui che forse i punti di riferimento sarebbero servivi prima. Il 3-0 però arriva subito, con Baturina che attraversa la trequarti senza opposizione, penetrando ed eludendo la difesa, chiudendo di fatto la partita. È un gol che evidenzia ancora una volta la mancanza di filtro e la distanza tra i reparti. Il Pisa segna anche due gol con Stojilkovic e Meister, ma entrambi in fuorigioco. Le scelte successive, come l’ingresso di Stengs, contribuiscono solo a sbilancaire ulteriormente la squadra, concedendo spazi ancora più larghi. Il Como non si accontenta e continua a colpire, trovando il quarto e il quinto gol con facilità. Nel finale la squadra nerazzurra sembra sciogliersi del tutto, più mentalmente che fisicamente.
MENTALMENTE AZZERATI – Ed è proprio questo uno degli aspetti più evidenti. Dopo il terzo gol il Pisa smette di giocare e abbandona figurativamente il campo. È la sensazione di una squadra che, di fronte a un avversario superiore, non riesce più a restare dentro la partita. Le parole di Hiljemark nel post gara confermano la lettura: errori nei primi gol, difficoltà a rientrare, consapevolezza della forza del Como. Ma anche la volontà di non cambiare mentalità. È un punto importante, ma che si scontra con la realtà della classifica e con prestazioni come questa. Il Pisa non perde solo per la qualità dell’avversario, ma per errori propri, per scelte discutibili, per una fragilità che emerge appena la partita si complica. E questo è il nodo.
E ADESSO? IMPORTANTE TORNARE A LAVORARE SULLA TESTA – Restano otto partite, ma l’unica cosa da fare è salvare la faccia. Perché contro squadre come il Como può capitare di perdere in maniera anche così netta, ma non in una resa così netta. Ora servirà lavorare sulla testa dei giocatori, di nuovo. Perché senza una reazione vera, il rischio è che questo tipo di partite non resti un episodio, ma diventi la normalità da qui alla fine ed è qualcosa che non ci si può permettere, proprio per l’onore e la dignità evocati dal tecnico e dai giocatori nel post gara.



