C’è un filo sottile che collega il Pisa 1985-86 al Pisa 2025-26, separati da quarant’anni ma uniti dalla sensazione di un’occasione persa. Due squadre molto diverse tra loro per qualità, contesto e obiettivi, ma entrambe finite dentro un campionato che ha presto preso una direzione opposta alle speranze iniziali. Quarant’anni fa però si trattò di una inspiegabile retrocessione, oggi invece sono stati fatti anche e soprattutto oggettivi errori.
Nel 1984-85 il Pisa di Gigi Simoni aveva conquistato una splendida promozione in Serie A, costruita con calcio ordinato e un gruppo solido. Dopo quell’impresa però tecnico e società si separarono: un passaggio che oggi, riletto, ricorda da vicino quanto accaduto con Pippo Inzaghi, anche lui artefice del ritorno in massima serie, senza poi restare in Serie A.
Nel 1985 arrivò Vincenzo Guerini, allenatore giovane, che diventò tecnico dopo un incidente, prima dei 30 anni, chiamato a proseguire il percorso in un campionato allora ricchissimo di campioni. Nel 2025-26 è successo qualcosa di simile: prima Alberto Gilardino, poi Oscar Hiljemark, due tecnici con età, curriculum e prospettive che li avvicinano molto alla scelta di allora, specialmente lo svedese, vittima di un infortunio lo ha costretto da giocatore a finire prima la carriera.
Le analogie, tuttavia, si fermano qui. Il Pisa del 1985-86 era una squadra forte, con giocatori arrivati con credenziali importanti, Kieft Scarpa d’Oro, un grandissimo Berggreen. Una rosa capace di creare densità, di reggere l’urto delle grandi e perfino di regalarle qualche colpo netto. Restano nella memoria la vittoria sull’Inter, quella sul Napoli e il celebre pari con la Juventus. La squadra chiuse il torneo con 23 punti, 28 se si fosse giocato coi 3 punti per vittoria e un totale di cinque successi.
Il Pisa di oggi, invece, ha mostrato una fragilità diversa. Ha ottenuto una sola vittoria in tutta la stagione e, a conti fatti, ha faticato contro chiunque. La squadra ha toccato un buon momento con una striscia di sei risultati utili consecutivi, una delle migliori in Serie A nerazzurra, ma quel segmento è rimasto un episodio isolato, prima del crollo che ha segnato la seconda parte del campionato. Il Pisa di Guerini arrivò addirittura a otto risultati utili consecutivi, salvo poi non vincere più nelle ultime tredici gare: un tracollo che richiama, anche nell’andamento emotivo, la difficoltà che sta avvolgendo il gruppo di oggi, che non trova i tre punti da Novembre.
Un’altra differenza pesante riguarda la dimensione internazionale: il Pisa del 1985 portò a casa la Mitropa Cup, un trofeo minore ma prestigioso per l’epoca, che completò la fotografia di una squadra forte e strutturata, incapace però di trovare continuità in campionato. Il Pisa attuale, invece, affronta la stagione con un organico che ha sofferto in ogni reparto, senza mai riuscire a emergere né nei duelli diretti né nelle occasioni che contavano.
Alla fine, il destino sarà con molta probabilità lo stesso: l’annata 1985-86 terminò con la retrocessione e anche quella del 2025-26 si sta avvicinando a un epilogo simile. Ma i percorsi sono stati specchi opposti. Da una parte una squadra che avrebbe potuto dare molto di più, forse infarcita di troppi prestiti, e che, per quanto irregolare, seppe mostrare lampi notevoli, ma che probabilmente sarebbe potuta arrivare anche più in alto. Dall’altra una formazione che non è mai riuscita a imporsi, stretta da limiti tecnici, emotivi e strutturali che l’hanno frenata fin dal debutto. Il confronto racconta due Pisa distanti ma accomunati da un punto: la Serie A, senza equilibrio e continuità, non perdona nessuno. E’ stato così con un progetto ben definito e di cui a 40 anni di distanza se ne riconoscono comunque i meriti, lo è a maggior ragione quest’anno con tanti demeriti ed errori, specialmente in fase di costruzione della rosa.



