C’è una tecnica, nel gioco d’azzardo, che si adatta perfettamente ad analizzare, con l’ultimo acquisto a titolo definitivo del Pisa, il calciomercato nerazzurro. Si chiama Martingala. Nel gioco d’azzardo la logica è semplice: perdi, raddoppi la puntata, convinto che prima o poi il colpo giusto arrivi e ti faccia recuperare tutto. Il Pisa, sul mercato, ha fatto qualcosa di molto simile. Ha visto che la squadra costruita in estate non bastava, ha corretto ancora, poi ancora, poi sempre di più, aumentando il livello della spesa nel tentativo di sistemare errori precedenti. Un tentativo disperato che purtroppo non ha sistemato i problemi preesistenti.

Il Pisa in estate aveva speso 14 milioni, in inverno è arrivato a spendere il doppio, ovvero 30 milioni, portando la spesa complessiva a 43,5 milioni di euro per cercare di risolvere i problemi della squadra. Ma, come si temeva, i nuovi non si sono ancora integrati e non hanno fatto fare il salto di qualità al gruppo. Magari per il futuro alcuni profili potranno anche rivelarsi adatti, ma dentro questo contesto, oggi, non lo sono stati.

La quinta presenza di Loyola, che fa scattare di fatto l’investimento da 7,5 milioni di euro e lo trasforma a tutti gli effetti in un calciatore del Pisa, diventa così anche il simbolo più chiaro della strategia seguita dal club in questa stagione. Una strategia che ricorda da vicino la martingala: perdi una mano, alzi la puntata, sperando che quella successiva ti restituisca tutto. Nel calcio, però, non basta spendere di più per correggere gli errori precedenti. E soprattutto non basta aggiungere valore economico a una rosa se quel valore non riesce a tradursi subito in rendimento, come purtroppo il Pisa aveva necessità che accadesse adesso.

I numeri del mercato nerazzurro sono importanti e parlano da soli. Durosinmi è costato 10 milioni, Bozhinov 5, Vural 2,3, Lusuardi 4,8, Meister 4, Stojilkovic 3, Loyola 7,5, Aebischer 4,5, poi Lorran 500 mila euro, Scuffet 900 mila, Nzola 500 mila e Mbambi altri 500 mila. In totale fanno 43,5 milioni di euro. Una cifra enorme, soprattutto se rapportata ai risultati prodotti e alla situazione di classifica. Molti di questi giocatori si sono rivelati un flop, altri capiremo solo in futuro se si saranno rivelati acquisti importanti. Purtroppo però in questo momento i risultati non sono arrivati quando serviva la scossa.

La società ha prima costruito una squadra che si è rivelata insufficiente per la categoria, poi è intervenuta ancora sul mercato per rincorrere la soluzione, finendo però per aumentare l’investimento senza ottenere il ritorno tecnico atteso nel breve periodo. È questo il punto centrale: non necessariamente sono tutti giocatori sbagliati, ma molti di loro non erano evidentemente pronti a incidere subito (sarebbero serviti infatti principalmente giocatori di categoria) in una squadra che lottava già con fragilità profonde.

Dentro una stagione del genere servivano innesti immediatamente funzionali, calciatori capaci di entrare in un contesto difficile e cambiarne in fretta i rapporti di forza. Invece si sono visti giocatori spesso fuori ritmo, non integrati, a volte spaesati, altre volte inseriti in una squadra che non aveva più né serenità né struttura per accompagnarne la crescita. Il risultato è che il Pisa ha continuato a rincorrere, spendendo sempre di più per cercare di tappare falle che però restavano aperte.

La vicenda di Loyola riassume bene tutto questo. Il giocatore può anche avere prospettiva, margini e qualità per il futuro, ma è parte delle mancate risposte che la squadra avrebbe avuto bisogno di avere subito. Aveva bisogno di uomini pronti, non solo di investimenti da valorizzare nel tempo. Perché le qualità di Loyola non si discutono, ma nel contesto attuale è fagocitato come gli altri nuovi arrivi. E lo stesso ragionamento può valere per altri acquisti, arrivati magari con logiche tecniche comprensibili, ma finiti dentro una stagione che non concedeva tempo per ambientarsi, sbagliare e crescere gradualmente.

Più che una programmazione lineare, il mercato nerazzurro ha dato l’impressione di essere diventato una rincorsa. Un tentativo di correggere il mercato con altro mercato, senza però affrontare fino in fondo il limite strutturale della squadra. Così ogni nuova operazione sembrava dover risolvere quella precedente, in una catena che ha fatto lievitare i costi ma non ha alzato davvero il livello del rendimento.

Nel gioco della martingala, principalmente noto a chi pratica la Roulette, il problema è noto: si continua a raddoppiare finché il banco non ti presenta il conto. E nel calcio il conto arriva quando i risultati non seguono gli investimenti. Il Pisa ha speso tanto, tantissimo, ma non ha trovato nei nuovi acquisti quella svolta che serviva per cambiare il corso della stagione. Per il futuro alcuni di questi giocatori potranno anche rivelarsi utili. Ma il presente, che era la vera emergenza, sta raccontando altro.

Alla fine resta proprio questa la critica più netta alla gestione del mercato: non l’aver investito, ma l’aver investito senza riuscire a dare alla squadra ciò di cui aveva davvero bisogno nel momento decisivo. E così i 43,5 milioni spesi raccontano una rincorsa dal conto salatissimo.

 

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.