Dal 2021, quando arrivò Knaster in società, investiti 75 milioni. Sono 21 quelli incassati. Il disavanzo cresce soprattutto nell’ultima stagione con 34 milioni spesi tra estate e inverno.
GLI INVESTIMENTI DEL PISA DAL 2021 AD OGGI – Il dato è nero su bianco: dal 2021-22 a oggi il Pisa ha un saldo di mercato pari a -54,88 milioni di euro. In totale sono stati investiti circa 75 milioni, a fronte di 21 milioni di entrate. La differenza porta a un disavanzo complessivo di poco superiore ai 54 milioni. La progressione degli investimenti racconta bene il cambio di passo. Nel 2021-22 la spesa era stata di 7 milioni. L’anno successivo il salito a 16 milioni e mezzo. Poi 6 milioni nel 2023-24 e 12 milioni nel 2024-25. Numeri importanti, ma ancora dentro una crescita graduale. La vera accelerazione è arrivata nell’ultima stagione, quella in corso, con 34 milioni spesi tra mercato estivo e sessione invernale. È qui che il saldo si è allargato in modo evidente. In pochi mesi il club ha concentrato investimenti che, sommati, contano quasi quanto le tre stagioni precedenti messe insieme.
IL CONFRONTO CON LE ALTRE SOCIETA’ DI A – Nel confronto con le altre squadre della tabella che, al pari del Pisa, hanno fatto spese negli ultimi cinque anni, il Pisa, tra le squadre di Serie A, è settimo per saldo negativo. Davanti ci sono realtà con potenze economiche ben diverse: Milan a -283,6 milioni, Juventus a -256,87, Como a -223,81, Napoli e Roma oltre i -100 milioni. Subito sopra il Pisa c’è la Cremonese a -57,58, mentre il Parma è a -36,4.
Molti club, invece, presentano saldi attivi. Udinese è a +116,14, Verona a +114,51, Atalanta a +85,91. Modelli basati sulle plusvalenze e sulla rotazione continua del patrimonio tecnico. Quello che vorrebbe provare a fare il Pisa, ma al momento non vi riesce ancora. Il Pisa infatti ha scelto prima di investire, poi eventualmente valorizzare. Dei 75 milioni spesi in quattro stagioni, gli investimenti di quest’anno sono il segno di una strategia più aggressiva rispetto al passato recente. Il saldo negativo di -54 milioni è il prezzo di questa scelta. Non necessariamente un male, ma la fotografia che il Pisa è in una fase che va letta in maniera duplice. Da un lato la necessità di fare investimenti, dall’altra anche quella di operare in maniera aggressiva a questo inverno per salvare la categoria.
UNA LETTURA NEGATIVA? – Al momento la conclusione, letta negli ultimi cinque anni, è negativa rispetto ad altre società, ma si deve valutare anche il percorso che ha portato a un generale miglioramento per arrivare a raggiungere la Serie A, altrimenti dovremmo valutare tragici i saldi delle big. I numeri molto probabilmente saranno diversi nelle prossime stagioni, un po’ come avvenuto col Parma che, in una prima fase, spese quasi 150 milioni, per poi iniziare a vendere e valorizzare i propri profili e oggi, nel confronto, ha un saldo minore del Pisa. Avere un saldo in rosso sul mercato non significa che la condotta societaria sia stata fallimentare. Oltre al Parma ad esempio, prendendo il Napoli come riferimento, la società partenopea ha un saldo negativo di 100 milioni, ma in quanto a liquidità ha 200 milioni di euro e ha vinto anche due scudetti negli ultimi cinque anni. A contare sono anche i bilanci e i crescenti guadagni, come dalla biglietteria, dove la società è passata a triplicare gli introiti da un milione di euro del 2023 a oltre tre milioni nella stagione in corso, oppure dal punto di vista delle sponsorizzazioni, per non parlare delle mutualità che, solo in questa stagione, sono passate dai 4 milioni ai 35.
L’OBIETTIVO – L’obiettivo resta quello di raggiungere, un giorno, le virtù di Udinese, Verona o Atalanta, ma stiamo parlando di società strutturate da oltre 20 anni, che navigano stabilmente in Serie A e, nel caso dell’Atalanta, in Europa, da parecchio tempo. Non è un caso infatti che due delle tre neopromosse (Pisa e Cremonese) siano tra coloro che hanno speso di più, mentre il Sassuolo vive anche di rendita dalle stagioni precedenti.



