Un’opera pensata per accompagnare la crescita del Pisa Sporting Club e per dare al club una struttura moderna, stabile e all’altezza delle ambizioni. Il nuovo centro sportivo nerazzurro entra in una fase concreta, con il cantiere già avviato e la posa della prima pietra pronta a segnare un passaggio simbolico ma anche sostanziale. A parlarne è Francesco Ferrari, amministratore di Ing. Ferrari, società individuata come general contractor del progetto e che darà anche il nome all’impianto, l’Ing. Ferrari Training Center. Nell’intervista concessa sul mio canale youtube e qui trascritta in partnership con Sestaporta, Ferrari spiega cosa significa seguire un’opera di questa portata, quali sono le difficoltà legate ai tempi e al coordinamento del cantiere, ma anche perché un investimento del genere può fare la differenza per il Pisa e, più in generale, per il calcio italiano.

Di seguito l’intervista trascritta, qui sopra il video per chi se lo fosse perso

Chi è Ing. Ferrari e che cosa significa essere general contractor del centro sportivo del Pisa?
“Ing. Ferrari è una società che ha sede principale a Modena, ma anche altre sedi a Milano, Firenze e Napoli. Fa parte di una holding, la Ing. Ferrari Holding, che è una holding della mia famiglia e contiene partecipazioni in altre attività industriali. Complessivamente parliamo di circa 420 collaboratori. Nello specifico, Ing. Ferrari Spa, che è la società che sta realizzando il centro sportivo qui a Pisa, è una società di costruzioni e di servizi, lavora in ambito industriale, ospedaliero e terziario, ed è attiva dal 1917. L’anno prossimo festeggeremo i 110 anni dalla nascita della società, più o meno nello stesso periodo in cui contiamo di consegnare il centro sportivo. All’interno della Spa lavorano 270 persone e da una quindicina d’anni ci occupiamo anche dell’attività di general contractor”.

In concreto, cosa fa un general contractor?
“Un general contractor è la società responsabile e incaricata dalla committenza, in questo caso dal Pisa, di realizzare l’opera. Quindi la parte civile, strutturale, architettonica, impiantistica e anche le opere specialistiche. La differenza rispetto a singoli contractor è che un general contractor consegna un progetto chiavi in mano. Si occupa del fatto che il centro sportivo sia pienamente funzionale una volta terminato il lavoro, senza che ci siano altre attività da completare”.

Avete parlato di una prima fase da completare nel 2027. Quali sono oggi le sfide principali del progetto?
“Se si parla di sfide e opportunità, la prima cosa da citare sono i tempi. Noi siamo entrati in cantiere nel mese peggiore in cui si possa entrare, tra gennaio e febbraio, con un maltempo davvero pesante. Il nostro mestiere, soprattutto nelle fasi iniziali, è ancora molto legato alle condizioni atmosferiche. La sfida è riuscire a traguardare la consegna di questa prima fase, che vedrà il completamento delle core facilities e anche dei campi per la prima squadra, entro Maggio-Giugno 2027. Stiamo ancora affinando l’ultimo cronoprogramma”.

E dal punto di vista delle opportunità?
“L’opportunità è grande sia per il rilievo del progetto sia perché come società da alcuni anni stiamo andando nella direzione del mondo sportivo. Crediamo che l’ammodernamento delle infrastrutture sarà, nei prossimi dieci anni, una delle grandi occasioni di lavoro per realtà come la nostra”.

Come si coordina un cantiere di questa portata, con così tante maestranze coinvolte?
“Non è semplice, anzi è una delle parti più difficili del nostro lavoro. Ogni volta realizziamo di fatto un prototipo. Possiamo costruire oggi il centro sportivo a Pisa, ma anche se in futuro faremo qualcosa di simile, non sarà mai uguale a ciò che stiamo consegnando qui. Serve lavorare a regola d’arte, rispettare normative di sicurezza sempre più stringenti e coordinare picchi che potranno arrivare a 100-120 persone al giorno nei momenti di massima attività. La difficoltà è tenere ordine e gerarchia. Se la gerarchia è chiara e se il project manager che dialoga con la direzione lavori e con il Pisa avrà questa capacità, allora fra circa un anno saremo qui a parlare di un successo”.

Quanto contano la capacità di adattarsi e di riorganizzarsi in corso d’opera?
“Contano tantissimo. Le variabili e le incognite sono molte, basta pensare al meteo. Bisogna continuamente rischedulare, riorganizzare e avere un approccio molto agile. Una pianificazione unica e immutabile, per un cantiere di questa dimensione che dura circa un anno e mezzo, è impossibile”.

Dopo la partenza del cantiere, si può dire che la fase più delicata sia stata superata?
“Diciamo che il problema è sempre l’avvio e poi la corsa per finire i lavori. In questo caso, per la qualità delle persone coinvolte e per il fatto che il cantiere ormai è avviato, dovremmo aver scavallato la fase più delicata”.

Il progetto del Pisa è lungimirante e d’avanguardia? Considerando l’eliminazione dell’Italia ai Mondiali può far bene anche per il calcio italiano?
“Credo che progetti come questo siano necessari. Lo dico anche guardando al quadro generale del calcio italiano. È sconvolgente pensare che l’Italia abbia mancato ancora i Mondiali. Secondo me strutture di questo tipo sono uno dei passaggi indispensabili. È un progetto che dà una dimensione diversa a una società. Io credo che il Pisa si stia posizionando in una fascia in cui ancora poche squadre, al di fuori delle big, hanno scelto davvero di investire in questa direzione. E invece è proprio quella la strada. Non può esserci successo sportivo senza un’infrastruttura adeguata, moderna e capace di accompagnare la crescita dei talenti”.

Il centro sportivo porterà anche il nome di Ing. Ferrari. Come nasce questa scelta?
“Noi fin da subito ci siamo trovati bene con le persone con cui abbiamo interloquito nel mondo Pisa Calcio. Abbiamo capito i loro progetti, la loro prospettiva per la squadra, ma anche per il territorio. Perché poi la differenza la fa sempre il territorio: non può esserci squadra forte senza territorio forte. In quest’ottica abbiamo stretto un accordo di sponsorship che prevedeva varie attività, dalla cartellonistica allo stadio fino alla lounge area dell’Arena Garibaldi, e comprendeva anche il naming del centro sportivo. Era un modo per associarci a una realtà forte e dinamica, come vogliamo essere anche noi sul mercato”.

Sui numeri economici dell’operazione può dire qualcosa in più?
“I dettagli precisi restano legati ad accordi riservati. Però posso dire che si tratta di uno sponsor importante, perché il centro sportivo è un’opera importante. I numeri che hai citato, legati a circa 40 milioni complessivi per la realizzazione, li posso confermare. E naturalmente anche il valore della sponsorizzazione non è irrilevante”.

Che peso ha questo progetto nel percorso di Ing. Ferrari nel mondo dello sport?
“Per noi è molto importante. Abbiamo già alcuni progetti legati al mondo del calcio, anche se non sempre in ambito costruttivo. Per esempio seguiamo la gestione durante le partite di campionato del Mapei Stadium del Sassuolo, con nostro personale che prima, durante e dopo la gara si occupa del corretto funzionamento degli impianti. Stiamo inoltre per realizzare a Pistoia il nuovo palazzo dello sport. Quindi il legame con il mondo sportivo è già avviato. Pisa rappresenta una consacrazione anche dal punto di vista mediatico, perché in Italia non c’è niente di più visibile del calcio e della Serie A”.

Come vi siete trovati a lavorare con il Pisa Sporting Club?
“Molto bene. C’è stata una gara, in un periodo particolare per la società, perché le prime offerte le abbiamo consegnate a Febbraio 2025 e poi la gara vera e propria si è sviluppata tra primavera ed estate. All’inizio le società coinvolte erano più di due, poi si è arrivati a una shortlist finale. È andata bene per noi. Ricordo bene quel periodo, anche perché aspettavo la telefonata decisiva mentre il Pisa viveva giorni molto caldi sul fronte sportivo. Al di là di questo, mi sono trovato molto bene e mi sto trovando tuttora molto bene con le persone del Pisa. Hanno un modo di fare fair e trasparente, tengono conto dei loro interessi, come è giusto che sia nel business, ma anche del contesto generale. E quando le cose sono chiare, per chi fa un lavoro come il nostro, tutto diventa più semplice”.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.