Riceviamo e pubblichiamo

Nei giorni di entusiasmo generale per l’avvento della nuova proprietà, non sono pochi quelli che si sono ricordati “da dove veniamo”, oltre a fantasticare su quel che succederà nelle prossime stagioni. Il Pisa, nell’estate del 2016, non venti anni fa, era ostaggio di una “banda”, sull’orlo dell’ennesima catastrofe, e alla ribalta nazionale per i misfatti della proprietà e le tragicomiche avventure tra i ristoranti non pagati, pullman senza benzina, dipendenti senza stipendio, giovanili nei parchi, Arena Garibaldi senza luce elettrica, e potremmo continuare all’infinito. Se adesso ci siamo ancora, se la “banda” non ha potuto operare indisturbata ed è stata costretta ad andarsene, se è arrivata la Società attuale, se si è interessata al Pisa Sporting Club la cordata nuova, è merito “anche” della lotta cittadina portata avanti in quell’estate sotto le insegne di PISA NON SI PIEGA. Si dice sempre che non c’è più memoria ma sia in città che sui media in tanti hanno ricordato, in questi giorni, la mobilitazione popolare che portò per le strade, all’Aeroporto, in Stazione, migliaia di persone, che non accettavano di vedere la propria realtà sportiva, e la propria città, in mano a personaggi che poi si sono rivelati per quel che sono anche lontano da qui, nelle successive avventure concluse sempre come si sarebbero chiuse a Pisa: debiti e fallimenti. In definitiva, macerie.
Grazie anche a PISA NON SI PIEGA, si diceva, niente macerie. In compenso, come tutti avranno letto, sono arrivate le denunce, sempre con quel tempismo particolare che si fa fatica a considerare casualità. Concomitanti con il richiamo a quelle lotte, sono spuntati provvedimenti che hanno colpito alcuni dei partecipanti alla manifestazione in Stazione del 30 Agosto 2016. Sono arrivati a Febbraio del 2021. E come sempre hanno colpito nella moltitudine, denunce sparse tra le 2000 persone accorse quel giorno. Senza nessun senso, o criterio. Una spruzzata di repressione a caso, per un evento che non solo è stato rivendicato e seguito, al tempo, da una città intera, ma che, come dicevamo, è stato richiamato e celebrato, nelle idee e nei risultati, non solo da tifoseria e città, ma anche dalla stampa, come un punto di partenza per la rinascita neroazzurra. E per questa lotta, dopo anni, qualcuno dovrebbe trovarsi a pagare, a livello giudiziario ed economico. Noi non ci stiamo. Crediamo che tutta Pisa sia “colpevole”, se si vogliono trovare colpevoli per questo “irrimediabile dolo” di cinque anni fa, e che tutta la città, non solo la tifoseria, debba stringersi intorno alle persone colpite, supportandole, aiutandole, sotto tutti i punti di vista. Prima di tutto, portando alla luce questo ennesimo scandalo. E in secondo luogo, mettendo in campo tutte le iniziative necessarie, con una premessa: siamo tutti da denunciare, quelli che c’erano fisicamente, come quelli che al tempo e adesso rivendicano l’azione come un grande segnale di attaccamento e passione, e non come un semplice reato. PISA NON SI PIEGA.

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Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Collaboratore de "La Nazione" di Pisa da agosto 2018