La domanda viene quasi spontanea dopo Pisa-Cagliari perché la partita con i sardi ha mostrato qualcosa che da tempo non si vedeva: una squadra compatta, determinata, capace di soffrire e di colpire nei momenti giusti. Un Pisa che ha ritrovato orgoglio e identità. Ecco le tre mosse con cui l’allenatore si è preso il Pisa.


Vale la pena porsi la domanda fino in fondo: e se avessi giudicato male Oscar Hiljemark? Il confronto con il lavoro di Alberto Gilardino non è un processo né una rivincita postuma. Piuttosto un’analisi. Perché nelle prime settimane del tecnico svedese stanno emergendo tre aspetti molto chiari che stanno incidendo sulla squadra.

1. Non guardare in faccia a nessuno. La prima qualità che emerge è il coraggio nelle scelte. Hiljemark non ha avuto timore di prendere decisioni forti, anche quando riguardavano giocatori importanti dal punto di vista tecnico o economico. Lo dimostrano alcune esclusioni che hanno fatto discutere nelle ultime settimane. Matteo Tramoni è rimasto fuori per quasi un mese. Idrissa Touré è stati utilizzato con il contagocce. Durosinmi, inizialmente, è stato scavalcato nelle gerarchie da Stojilkovic. Segnali alla squadra: il tecnico non ragiona in base al valore economico degli “asset”, ma su quello che vede in campo durante la settimana. Questo, nello spogliatoio, ha pesato molto. Perché ha creato davvero un principio semplice ma fondamentale: gioca chi merita, un concetto non espresso però attraverso frasi fatte. 

2. La cultura del lavoro. Il secondo elemento è forse quello che i giocatori hanno percepito di più. Hiljemark è arrivato a Pisa senza conoscere praticamente nulla della squadra. Non aveva allenato quei giocatori, non aveva seguito la stagione dall’inizio e si è trovato improvvisamente a gestire una situazione complicata. La risposta è stata una sola: lavorare. Per settimane il tecnico ha imposto doppie sedute di allenamento. Ha provato a conoscere rapidamente i suoi giocatori, a capire le caratteristiche del gruppo e a trasmettere una mentalità diversa. In poco tempo è riuscito a fare quello che spesso richiede mesi: entrare nella testa dei giocatori e costruire credibilità. La vittoria contro il Cagliari è arrivata alla sesta partita della sua gestione.

3. Il Pisa segna di più in casa. Il terzo dato è numerico ma molto significativo. Con Hiljemark il Pisa ha segnato 4 gol in tre partite casalinghe. Con Gilardino erano stati 3 in dodici gare all’Arena. Non un dettaglio da poco. La stagione del Pisa si è complicata soprattutto tra le mura amiche, dove la squadra ha faticato tremendamente a trovare la via del gol. Con il nuovo tecnico qualcosa sembra essersi sbloccato. Il gioco non è diventato improvvisamente spettacolare, ma la squadra appare più concreta. Più diretta. Più cinica quando si presenta l’occasione. Una risposta che arriva dal campo

Naturalmente è presto per trarre conclusioni definitive. Una partita non cambia una stagione e la classifica resta durissima, ma almeno possiamo porci la domanda che da il titolo all’articolo. Il Pisa di Hiljemark ha mostrato personalità, spirito di sacrificio e una nuova identità. Forse non basterà per cambiare il destino del campionato. Ma potrebbe bastare per cambiare il giudizio su un allenatore arrivato nel momento più difficile. E potrebbe anche servire in ottica futura.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.