Un saluto personale al tecnico che in nerazzurro ha battuto tanti record e che ci ha resi testimoni della storia.

Non ti ho dato mai del tu in questi quattro anni. Per me è stato subito per il grande rispetto per la figura dell’allenatore, poi per la figura dell’uomo, poi ancora è subentrata l’abitudine e infine sono stato contagiato da quella scaramanzia che in società è sempre stata un grande marchio di fabbrica. Quasi mi sembrava un delitto cambiare quella che era diventata in fondo anche una simpatica consuetudine.

Ci ho pensato a lungo e alla fine credo che la tua immagine più rappresentativa sia stata la festa di Trieste, quando sono andati a prenderti sul pullman della squadra e non sapevano dov’eri finito. Gli altri festeggiavano, tu invece eri lì ad assaporare in silenzio e in completa solitudine quello storico momento. Dove troveranno un allenatore capace di vincere e allo stesso tempo valorizzare tutti quei giocatori? Che mette davvero, e non solo a parole, prima davanti il noi rispetto all’io?

Si parla spesso di grandi uomini a volte a sproposito. Nel tuo caso lo si può fare scientemente e forse le parole non bastano neanche. Rispetto dei ruoli, cordialità, voglia di sporcarsi le mani. Un uomo di campo a tutto tondo, di quelli che piacciono alla gente. Forse non sei mai stato una persone di molte parole, ma di sostanza sì.

Negli ultimi mesi della tua avventura pisana ho anche provato sentimenti che vanno leggermente oltre quelli del tifoso o del professionista. Ci hai fatto sognare e le emozioni che ci hai lasciato dentro rimarranno per sempre dentro di noi. In quattro anni hai fatto molto di più di chiunque altro negli ultimi 30 anni. Posso dire con certezza che nella mia speciale classifica degli allenatori che ho visto coi miei occhi sulla panchina del Pisa, sei balzato al primo posto e lì rimarrai, credo per molto tempo.

Un paio di cose cose però, e qui mi rivolgo ai lettori, spero che mi siano consentite di dirle, soprattutto perché mi ritengo sempre dalla parte di chi lotta e di chi fa le cose con rispetto, non di chi è in mala fede. Non credete alle storie di improbabili dimissioni, con voci spacciate da chi crede di saperla lunga, addirittura per insensate richieste contrattuali. Per ben 2 dei 4 anni passati a Pisa D’Angelo ha lavorato con un solo anno di contratto e non avrebbe avuto problemi a farlo anche quest’anno. L’unica verità è che la proprietà ha deciso di esonerarlo, non un addio consensuale, ma sì, un vero esonero. Allo stato attuale infatti sia D’Angelo che il proprio staff resteranno a contratto col Pisa fino al 2023, a meno che non trovino un’altra squadra e poi si liberino dal proprio contratto con i nerazzurri. La verità è che è venuta meno la fiducia da parte della proprietà. Forse però, ripeto forse, dopo 4 anni, una promozione, un record di 27 risultati utili consecutivi, 3 anni di fila in Serie B e una Serie A sfiorata, e dico un’ultima volta forse, un po’ di fiducia D’Angelo la meritava.

Grazie Luca, sei e resterai un signore. Ti vogliamo bene.

 

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Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Collaboratore de "La Nazione" di Pisa da agosto 2018