Il Pisa perde 1-2 con il Milan, ma nei 96’59’’ di partita c’è una traccia evidente, un marchio di fabbrica. Hiljemark pratica il blocco basso, con spazi chiusi e ripartenze appena possibile. È stata una gara di sofferenza, soprattutto nel primo tempo, con i nerazzurri spesso schiacciati e costretti a giocare “di rimessa”.
I dati lo dicono senza giri di parole: possesso 30% a 70%, mentre il primo quarto d’ora si è rivelato traumatico con il possesso addirittura al 17,97% contro l’82,03% del Milan, poi un divario enorme nei passaggi riusciti (289 a 630, 83% contro 91%), 520 palloni giocati totali dal Pisa contro 865 del Milan, e una presenza nell’ultimo terzo molto più bassa (53 passaggi riusciti in zona offensiva contro 117). Eppure, nella partita “chiusa” che voleva Hiljemark, il Pisa resta attaccato al match. Tiri: 6 a 7. Tiri in porta: 2 a 2. Occasioni da gol: 2 a 2. In pratica, parità nelle vere chance a disposizione, nonostante un Milan che ha premuto per vincere.
La partita tattica: chiusura e transizioni. Il Pisa si è difeso stretto e corto. Il baricentro nel primo tempo è a 45,96 metri (Milan 52,33), nel secondo sale a 47,52 ma resta comunque dietro (Milan 50,42). Un filo più di coraggio dopo l’intervallo, ma sempre con l’idea di non aprirsi. Interessante anche l’indicatore di “pericolosità”: Pisa 48,35% contro 56,85%. In quel dato c’è un dettaglio che spiega il piano gara: per il Pisa la pericolosità delle azioni manovrate è 50,07%, mentre quella in transizione è 42,5%. Vuol dire che quando riesce a uscire e correre, qualcosa la riesce a creare e anche a rendersi pericoloso. È qui che si legge il primo tempo: tanto lavoro senza palla, pochi appoggi e tanti cross buttati dentro più per respirare che per colpire (27 cross totali, solo 3 completati: 11% di accuratezza, un dato fortemente negativo). Resta un dato che, paradossalmente, dice molto del Pisa: sul piano fisico la squadra corre più del Milan (119,136 km contro 111,773), un dato riconosciuto anche dallo stesso Allegri a fine gara.
Loyola, il simbolo della serata. Nel Pisa, il volto è Loyola. Non solo per il gol dell’1-1, ma per continuità e impatto. Il match report lo mette tra i “giocatori chiave”: 94 minuti, 1 gol, 1 tiro e 1 tiro in porta, 5 recuperi, 31 passaggi con l’86% di riuscita. E soprattutto 11,991 km percorsi, il migliore del Pisa. Il suo match però è anche “doppio”: commette il fallo da rigore che rischia di spaccare la partita, poi si riprende tutto con l’inserimento e il destro che vale il gol. In una gara dove il Pisa ha bisogno di gamba e letture, lui è quello che tiene insieme intensità e presenza.
Stojilkovic: tanto lavoro senza palla. Stojilkovic vive una partita strana: spesso isolato, pressato, con pochi rifornimenti. Ma nei numeri resta uno dei riferimenti offensivi: è primo nel Pisa per tiri (2) e ha anche 1 tiro in porta, come Loyola. Non è un caso che il Pisa, quando accelera, passi da lui: nell’azione del pareggio l’asse con Moreo costruisce il corridoio per Loyola. E c’è anche un altro dato che racconta la sua serata: “pressione ricevuta” alta (70,9%).
Tramoni: il rischio c’è, la continuità no. Tramoni, invece, resta dentro una partita complicata. Esce al 59’ e non riesce a dare quella qualità tra le linee che serviva per respirare. Però nei dati emerge una cosa: è il giocatore del Pisa con l’indice di “rischio passaggio” più alto (34,17%). Quando ha provato a giocare, ha cercato soluzioni difficili, anche forzando, forse avrebbe dovuto giocare più semplice.



