Il tabellino è impietoso: un 6-2 travolgente e il match report spiega anche perché, una volta passato lo choc dello 0-2, a San Siro la partita sia diventata quasi ingestibile. L’Inter ha prodotto un volume continuo: 38 tiri contro 8, 13 conclusioni nello specchio contro 3, una valanga di palloni giocati nell’ultimo terzo e un possesso che, a tratti, ha schiacciato il Pisa dentro la propria metà campo. Non c’è di fatto stata partita.
Ll’Inter ha avuto continuità per tutta la partita, anche quando è andato sotto per 0-2. Lo dicono i cross (42 tentati, 17 riusciti, da parte dei milanesi), la differenza nei passaggi completati (496 contro 228) e il fatto che i nerazzurri di Chivu abbiano costruito spesso e bene dentro l’area, arrivando ripetutamente in zona-gol. Qui si innesta anche la lettura sulle big chance. A San Siro ne ha create a raffica e, cosa ancora più decisiva, ha anche convertito sopra la sua media. Quando volume ed efficienza vanno a braccetto, il punteggio si allarga in fretta. Tra i numeri anche 20 passaggi chiave a 4, 176 passaggi riusciti nell’ultimo terzo contro 32, 288 giocate in avanti riuscite contro 75, . Insomma, numeri umilianti.
Nel Pisa, in mezzo a una notte complicata, c’è un nome che resta in piedi: Stefano Moreo. Due gol, due tiri nello specchio, una partita di corsa e sacrificio da 11,465 km. Presenza costante, capacità di fare male anche con pochi palloni. E infatti il report lo fotografa come giocatore chiave assieme a Dimarco, che ha umiliato il Pisa. Se Moreo è la parte luminosa, l’altra faccia riguarda la porta. Scuffet finisce con sei parate ma anche sei gol subiti: un paradosso che rende bene il tipo di serata. Senza quelle parate però, quattro delle quali decisive, il punteggio sarebbe stato addirittura da doppia cifra.
E poi c’è Lorran. Anche i numeri non lo difendono. Entra per dare qualcosa e lascia quasi nulla: 25 minuti, sei palloni giocati di cui quattro persi, nessun tiro, nessun passaggio chiave, nessun segnale concreto di utilità dentro la partita. L’unica “voce” che spicca è la velocità di punta (28,140 km/h) , la migliore del Pisa, ma è una statistica vuota se non si traduce in scelte semplici e in giocate utili.
Gilardino non può aspettare nessuno, è già stato detto. Se i cambi non spostano, se chi entra non regge l’urto o non porta qualità immediata, la squadra resta appesa ai titolari e alle fiammate. E con un Pisa penultimo e reduce da una batosta del genere, diventa ancora più complicato sia preparare il prossimo match, sia operare sul mercato: convincere giocatori pronti, subito, è più difficile di ieri. Ora servirà davvero più di un miracolo.



