Comincia con uno ‘schiaffo’ senza rispetto per i tifosi nel post partita l’analisi di ciò che resta dopo la trasferta di Catanzaro. Quella che a inizio stagione sembrava una Ferrari oggi invece ha minore dignità di un Pandino a metano. Oggi il rischio concreto è quello di essere fagocitati dalla classifica ancora di più.

IL POST PARTITA – Non ci sono scuse. Il post partita del “Nicola Ceravolo” è macchiato dalla diserzione di un gruppo che manca di recarsi sotto al settore dei tifosi ospiti per prendersi le critiche. Soltanto sei-sette giocatori, tra cui Masucci, sono andati a salutare chi, nonostante abbia dovuto organizzare la trasferta in poche ore, spendendo molti soldi, si è recato in Calabria per sostenere i propri colori. Il resto della truppa ha invece inforcato gli spogliatoi, sparendo al coro di “Il Pisa Siamo Noi”, intonato dai 150 tifosi in trasferta.

SQUADRA SENZA CARATTERE – E’ la sintesi di un gruppo che non è unito e soprattutto non ha carattere. Quante volte abbiamo sentito il tecnico nerazzurro parlare di “cattiveria mancata” o di “determinare” una partita, o ancora quante volte si è parlato di “problemi mentali”? Il Pisa si sfalda alle prime difficoltà, si esalta alle prime cose buone, è lezioso e gioca troppo tra i piedi, con gravi lacune quando si tratta di fare delle scelte. Ormai gli infortuni non possono più essere una scusa, la sfortuna non può più essere una scusa, dov’è finito quel dna alla Gemmi che, quando le cose non andavano, ci metteva la faccia e dichiarava “Io non voglio alibi?”. La squadra è un fantasma, alla stregua di chi dovrebbe parlare e rimane invece arroccato sulle sue posizioni non capendo che mancare di comunicare alla piazza e ai giornalisti equivale a fare un dispetto per primo a sé stessi. La fiducia per il lavoro di questi ultimi 7 anni non è in discussione. E’ invece in discussione l’indifferenza che trapela dalle stanze di via Cesare Battisti. Aquilani, che pure è l’ultimo dei responsabili, oltre ad essere l’unico a metterci la faccia, è rimasto pericolosamente solo ad affrontare la furia delle critiche. E questo non va bene.

PROBLEMI STRUTTURALI – I problemi di questa squadra sono strutturali. Sebbene numericamente sia un gruppo eccezionale, con curriculum di tutto rispetto, qualcosa non va. In difesa ad esempio, se tutti avessero giocato al loro massimo, oggi parleremmo di un altro campionato. Invece Caracciolo non è mai tornato al top dopo i suoi infortuni, Leverbe psicologicamente non si è mai ripreso, Hermannsson ha visto una involuzione rispetto al passato, mentre Canestrelli è l’unico che ha fatto dei passi avanti, ma non è abbastanza per la batteria dei centrali. Il problema non si limita ai centrali perché i terzini nerazzurri non sanno più cosa significhi difendere. Quando subisci 10 reti identiche su 17 allora c’è ben più di un problema. La parabola di Pietro Beruatto ormai è più che discendente. Dopo la stagione che lo ha incoronato miglior terzino sinistro della Serie B lo scorso anno è stato travolto, nei primi mesi, da quel sogno infranto, e non si è mai più ripreso al 100%. Quest’anno ha indossato la fascia da capitano, ma già dal giorno in cui è stato reso noto il suo cambio di procuratore sono iniziate le prime voci di mercato per la Serie A. In attacco invece i gol non arrivano e i numeri sono tra i peggiori del campionato. Torregrossa, purtroppo, è sempre infortunato, Masucci non gioca più di dieci minuti quando viene chiamato in causa, Gliozzi si è appena ristabilito, ma gli manca il gol e Moreo fa l’esatto contrario di ciò che dovrebbe fare. Per premiare l’eterogeneità dell’attacco il Pisa ha dimenticato, in fase di costruzione, cosa sia l’alchimia che si trova tra le punte.

DA FERRARI A PANDINO A METANO – Da Ferrari dunque, a Pandino a metano. Il primo giorno di settembre scrivevo che questa era “una squadra dal grande potenziale” e che il lavoro svolto rendeva questa “la migliore sessione estiva dall’arrivo della famiglia Corrado a Pisa”. Parole che oggi sembrano campate per aria, ma che ci aiutano ad analizzare la situazione attuale.  Ci sono ben 28 giocatori nel Pisa e, tra infortuni e calciatori sopravvalutati o ‘persi per strada’, si potrebbe benissimo parlare di una squadra a parte. E’ il caso del povero Matteo Tramoni. Poteva essere il suo anno, l’anno di tutti, invece è l’emblema degli infortuni in casa nerazzurra. E’ il caso di Ernesto Torregrossa, i cui 6 infortuni nelle ultime due stagioni stanno condizionando questo momento della sua carriera oltre alla situazione del Pisa stesso. Dai sogni di gloria verso la Serie A e la nazionale del Venezuela all’incubo senza fine del calvario degli stop forzati. Poi c’è Idrissa Touré che ormai fa notizia solo per i suoi problemi fisici. Con lui non si può non si può non parlare di Arturo Calabresi, fermatosi in questi giorni, ma figlio anche di un’estate non proprio al top. Anche Andrea Barberis è stato tanto aspettato prima dell’ingaggio a causa dei suoi tanti problemi, ma oggi il regista non sembra più essere di moda in casa nerazzurra e la sua presenza rischia di diventare quasi superflua come Miguel Veloso. I due calciatori bandiera, De Vitis e Masucci, o non giocano affatto, come De Vitis, oppure vengono impiegati col contagocce, come Masucci. Ma se ‘Tano’ non è mai stato in discussione, riflessioni sono necessarie sull’utilità di avere De Vitis ancora in squadra. Il rispetto non c’entra, neanche la gratitudine. De Vitis ha giocato 8 partite in due anni e oggi è, purtroppo, solo un posto in più tra gli over-bandiera, inutilizzato. Poi ci sono alcuni giocatori divenuti oggetto del mistero. Il primo è Jan Mlakar, affettuosamente soprannominato “Mlakaraballo”. Finora 12 partite e zero gol, con un paio di assist. Decisamente troppo poco per un giocatore che è stato pagato quasi 3 milioni di euro. Infine c’è Emanuele Vignato. Il mistero per eccellenza. Sembra aver dimenticato a casa la classe che lo contraddistingueva ad inizio carriera, in una spirale di mediocrità. Oggi è sparito dai radar e il suo impiego è diventato totalmente irrilevante. Che sia in campo o non ci sia è perfettamente uguale. Undici presenze per riuscire nell’impresa di accorgersi della sua presenza. A questi aggiungiamo Adam Nagy, sempre più con le valigie in mano e Stefano Moreo che non è ancora riuscito a trovare la sua collocazione in un anno e mezzo e i giochi sono fatti. Su 28 giocati ne abbiamo quindi almeno undici (un’intera formazione) che non stanno rendendo, non vengono impiegati, sono infortunati, hanno problemi fisici, oppure che semplicemente non funzionano. Così questa potenziale Ferrari è diventata Pandino a metano.

DERIVA DI RISULTATI – Se il Pisa cadrà ancora di più in classifica sarà difficilissimo, se non impossibile, fare un mercato di grande impatto a gennaio. Chi vorrà venire a giocare in una squadra che si trova nella parte bassa della classifica in Serie B? La deriva di risultati con una sola vittoria nelle ultime sette partite è tragica. Chi può ci metta la faccia, chi può fare qualcosa rassicuri il pubblico. La paura di retrocedere, in un annus horribilis, è reale. A dirlo oggi è uno che è sempre stato ottimista e di retrocessione proprio non voleva sentire parlare.

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Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Collaboratore de "La Nazione" di Pisa da agosto 2018