Al Bentegodi doveva essere la partita della svolta, invece è arrivato un altro 0-0 che serve a poco, se non a prolungare l’agonia. Pisa e Verona restano inchiodate in fondo alla classifica, unite da un destino che sembra segnato. Il nuovo tecnico Hiljemark aveva avuto solo tre giorni per preparare la gara, e ha chiesto comprensione. Ma il problema, ancora una volta, è che tutto sembra sempre troppo difficile per questa squadra.
Il dato più preoccupante resta quello dei numeri: una sola vittoria su 24 partite, nessun successo in trasferta da oltre trent’anni. Eppure c’è chi, come DAZN e alcuni colleghi veronesi, ha parlato di buon Pisa. Non è questa l’impressione che ha avuto chi ha visto due squadre spaesate e timorose. Un primo tempo disastroso, chiuso con appena il 30% di possesso. Hiljemark cambia uomini e idea, stop alle marcature a uomo e più verticalità, ma nel primo tempo resta tutto teoria: squadra lunga, attaccanti isolati e zero pericoli creati. Un secondo tempo leggermente migliore, ma non sufficiente. Con Leris al posto di Durosinmi, il Pisa prende coraggio mentre il Verona si spegne: però il vero assalto arriva solo negli ultimi dieci minuti. Il palo di Moreo di testa, e una manciata di occasioni nel finale sono stati troppo poco per meritare di più.
Capitan Caracciolo è stato il migliore in campo, ancora una volta a tenere in piedi il reparto arretrato. Buona anche la prova di Scuffet, discreta quella di Bozhinov. Ma davanti le idee sono rimaste poche e confuse. Durosinmi è apparso fuori dal gioco, Stojilkovic volenteroso ma impreciso. Meister ha provato a incidere, ma ha sprecato una buona occasione calciando centrale. Meister è uno dei due flop più grandi della nostra Serie A dopo Caraballo. L’altro è Lorran.
La scelta di escludere Tramoni è stata definita “solo per questa partita” dal mister, legata alla preparazione tattica. Ma è difficile pensare che sia bastata una mossa tecnica per cambiare l’inerzia di una stagione. Metà dei titolari erano nuovi rispetto all’anno scorso, a segnalare anche un messaggio chiaro della società. Ma nemmeno questo ha funzionato.
In conferenza stampa, Hiljemark ha parlato soprattutto di fase difensiva- “L’importante era non prenderle”, ha detto. Un principio comprensibile per un esordio, ma che restituisce l’immagine di una squadra senza coraggio. Angori ha parlato dei nuovi e del lavoro in prospettiva, ma è sembrato già un discorso da stagione finita.
Lo sguardo basso dei giocatori nel finale ha detto molto. Per la prima volta ho avuto la sensazione netta che il baratro ormai sia li, a due passi. Le percentuali di salvezza si assottigliano di settimana in settimana.



