C’è un episodio che rischia di perdersi dentro la narrativa di un derby dominato dalla Fiorentina, ma che invece merita di essere isolato e analizzato con cura. Siamo al 54′: Meister scappa in contropiede, entra in area, prepara il destro, si allunga troppo il pallone. In quel momento un difensore viola arriva in scivolata, lo aggancia chiaramente sul piede d’appoggio e solo dopo tocca il pallone. Il video è inequivocabile: contatto pieno, gamba portata via. È rigore.
L’arbitro non fischia. Non si muove nemmeno. E il VAR, silenzioso, non lo richiama. Un errore grave, perché l’impatto è evidente e l’azione si sviluppa dentro l’area. Una dinamica che normalmente porta alla revisione al monitor. Stavolta niente. Tutto scorre, come se non fosse successo nulla.
Ma la parte più sorprendente arriva dopo. Meister non protesta. Non si gira, non alza le braccia, non si rivolge all’arbitro. Abbassa la testa. E con lui anche tutti gli altri compagni: nessuno chiede il rigore, nessuno va addosso al direttore di gara, nessuno prova a far sentire la propria voce. Un silenzio che stona per chiunque abbia un minimo di esperienza di campo, perché gli episodi si ottengono anche così: rivendicandoli. Perfino Giovanni Corrado, in sala stampa, è stato ingannato dalla mancanza di reazione del giocatore: “L’occasione di Meister è grave, è scivolato in area.” E allora la domanda diventa inevitabile: perché nessuno ha protestato? Mancanza di personalità? Troppa ingenuità?
Un rigore non dato può capitare. Che nessuno alzi la voce in un momento simile, molto meno. Perché un episodio del genere, in un derby e in un momento vitale della stagione, va difeso, reclamato, gridato. Non ignorato. E il fatto che l’intera squadra abbia scelto il silenzio, più dell’errore arbitrale, racconta bene lo stato mentale di questo Pisa.



