Milano ce l’hanno già tolta una volta. Altrimenti, a ottobre, sarebbe già stato esodo. Al Meazza ci saranno molto più che i 4361 spettatori dichiarati nel settore ospiti, poiché molti pisani hanno acquistato altri biglietti in altri settori dello stadio.
MILANO DOLCEAMARA – A Ottobre, quando in più di quattromila avevano già preso il biglietto per Milan-Pisa, è finita nel modo peggiore: decreto, caos, rabbia e gente rimasta a casa all’ultimo. E non parliamo soltanto del settore ospiti. La Questura di Milano, dopo il danno del decreto di Piantedosi, che vietava per tre mesi tutte le trasferte, con una comunicazione formale, chiarì che i residenti in provincia di Pisa non potevano entrare al Meazza in nessun settore, anche chi aveva già acquistato il biglietto. Una stretta che ha colpito famiglie, gruppi di amici, club. E che ha aperto una ferita lunga settimane. In quei giorni si è visto di tutto. Informazioni spezzettate. Rimborsi da inseguire. Persone che si sono sentite prese in giro. E, cosa ancora più brutta, tifosi messi uno contro l’altro, come se la colpa fosse interna, invece che figlia di una gestione confusa e di regole piombate addosso senza tempi e spiegazioni adeguate. Il pareggio per 2-2 fu dolceamaro, non solo per la rete subita nel recupero, ma per tutto il contesto.
UNA MILANO DIVERSA E UN PISA IN EMERGENZA MA CONSAPEVOLE – Stavolta no. Stavolta Milano è davvero lì, a portata di mano. E non è un dettaglio che Gilardino abbia parlato apertamente di “più di 5.000 tifosi pisani” pronti a spingere la squadra a San Siro. È un popolo che si rimette in viaggio, con la voglia di vivere una notte che ci era stata negata. Poi c’è il Pisa. Che arriva qui come ci è arrivato spesso negli ultimi mesi: in emergenza, con assenze che non finiscono e con una sfortuna che ha preso di mira soprattutto chi doveva alzare il livello. Eppure, nonostante tutto, la squadra il campo lo ha tenuto. Anche quando sembrava impossibile. Tanto che il presidente, a forza di sentirsi dire “bravi” e poi tornare a casa con zero punti, ieri si è tolto un sassolino: “Io mi incazzo quando mi fanno i complimenti… Adesso speriamo di avere un po’ di ‘culo’”. E’ lo stato d’animo di chi vede un gruppo che lotta e non raccoglie. La classifica resta una montagna. Il Pisa è penultimo: 14 punti in 21 partite. Il campionato non aspetta nessuno. E per salvarsi serviranno imprese, a Milano e non solo.
LA FIDUCIA NEL GRUPPO – In questo quadro, la società si è cementata su Alberto Gilardino. Fiducia piena. Totale. Non è scontato, perché altrove, con numeri così, sarebbero partite scelte di pancia. Qui no: si va avanti con convinzione, cercando di trasformare lo spirito visto nelle ultime uscite in punti veri. Gilardino, alla vigilia, ha messo tutto dentro la partita: il coraggio, il sacrificio, la personalità, la spregiudicatezza, che sta diventando anche un marchio di fabbrica. E ha alzato l’asticella: bisognerà “essere perfetti”.
UN OCCHIO AL MERCATO – E poi c’è il mercato, che in questi giorni cammina insieme alla trasferta. Il Pisa ha già mosso tanto: Durosinmi è diventato l’investimento più pesante della storia recente, un’operazione da 10 milioni più 2 di bonus. Non si vuole lasciare nulla di intentato. Dopo Bozhinov e Loyola, però, manca ancora qualcosa. Perché Lorenzo Lucca è sfumato: ha scelto il Nottingham Forest, e il club nerazzurro adesso sta sondando altre piste davanti, mentre Giovanni Corrado e Davide Vaira lavorano anche su un esterno che serva subito.
HO VISTO IL FUTURO – In mezzo a tutto questo, ieri ho fatto una cosa semplice: sono passato dal cantiere del centro sportivo. E lì, per un attimo, ho visto il futuro senza doverlo immaginare. Ti entra da solo nella testa, così. Corrado lo ha raccontato con orgoglio, parlando di una “fabbrica di talenti” e di un traguardo a 12-16 mesi, con un finanziamento che coinvolge ChiantiBanca e altri istituti. È un pezzo di stabilità che Pisa si è sognata nei tempi più bui. E allora sì. Il momento è difficile, ma possiamo dormire sonni tranquilli perché la sopravvivenza del Pisa da anni non è più a rischio. Uniamoci ancora una volta. Perché magari sembra impossibile. Però siamo qui. Di nuovo a San Siro. Contro un’Inter corazzata. A spingere un Pisa ferito ma vivo. A vivere la trasferta che ci meritiamo.



