Qualche buona premessa, tanti complimenti, ma punti davvero pochi. Il girone d’andata è scivolato via tra sconfitte e rimpianti. Arrivati al giro di boa, non serve più girarci intorno. I numeri dicono che il Pisa, oggi, è una squadra virtualmente retrocessa, nella proiezione dei punti. Una sola vittoria non può bastare per la salvezza e, nonostante qualche potenzialità inespressa, ciò che è emerso è il riconoscimento di molti limiti. Limiti che mostrano anche una valutazione errata da parte dell’area dirigenziale in diversi momenti e una campagna acquisti estiva che sul campo si è rivelata largamente fallimentare ed è stata smontata dal campo. La salvezza non è impossibile, ma serviranno almeno il doppio dei punti conquistati finora.
IL MERCATO ESTIVO – Esiste già un articolo dedicato al mercato “sul verdetto del campo”, ma inevitabilmente oggi ci dobbiamo ritornare sopra. A quattro mesi dalla fine del mercato estivo e con gennaio alle porte, il Pisa si guarda indietro e scopre che il voto “alto” di agosto assegnato su queste pagine va ridimensionato. Sulla carta c’era logica: esperienza per reggere la Serie A, giovani di prospettiva e qualche innesto di peso per alzare qualità e personalità. Poi però il campo, e anche un po’ di sfortuna, ha trasformato l’idea in un percorso a ostacoli, tra infortuni, stop più lunghi del previsto e inserimenti rimasti a metà. Gilardino, di fatto, ha dovuto appoggiarsi spesso sull’ossatura della scorsa stagione, quella che gli dà garanzie ogni giorno. Quasi tutti i nuovi acquisti hanno inciso poco: Stengs è sparito quasi subito, Cuadrado ha dato segnali ma a singhiozzo e poi si è fermato per infortunio, Lusuardi e Denoon sono stati frenati dagli stop e da vicende extra-campo. Scuffet non ha scalfito le gerarchie di Semper, Lorran non è entrato nei meccanismi e resta un talento ancora acerbo, poco continuo e poco “cattivo” senza palla. Nzola ha avuto un cortocircuito e lascerà Pisa prima del previsto, forse in direzione La Spezia. In mezzo alle difficoltà, le note migliori arrivano da Aebischer, diventato un punto fermo, e soprattutto da Akinsanmiro, rivelazione capace di alzare i giri del reparto e incidere nei momenti chiave. Vural ha mostrato qualità, ma si è fatto male. L’impatto reale dei nuovi è stato limitato e non ha spostato gli equilibri. E ora la “seconda verità” è inevitabile: per salvarsi serviranno rinforzi disponibili, pronti e subito utili in una squadra che è tutto tranne che appetibile in questo momento.
I DUE CAMPIONATI DEL PISA – A tratti la squadra ha fatto due campionati. Il paradosso più incredibile è stato vincere solo una partita su 19, per altro in casa, dove la squadra ha fatto solo una rete in 10 partite, vincendo l’unica partita del girone segnando quell’unico gol in casa. Ma i due campionati del Pisa non si limitano alla differenza tra casa e trasferta, dove sono stati segnati rispettivamente un gol e 12 gol. Bensì anche nel percorso. Il Pisa aveva anche iniziato bene nel momento in cui il calendario è stato più duro, ovvero all’inizio, con 6 punti nelle prime 10 partite, salvo poi andare in caduta libera nella seconda parte, dove avrebbe dovuto fare punti negli scontri diretti, racimolando 3 punti in 9 partite. Ma su questo punto ci torneremo più avanti.
1800 EURO PER UN GOL – Con i biglietti e gli abbonamenti al quinto posto tra i più cari in Serie A c’è chi in tribuna ha pagato 1800 euro per vedere solo un gol. Una miseria che dovrebbe far riflettere molto la società sugli errori commessi. E anche sul modo di porsi in alcune occasioni. Nessuno mette in dubbio la bontà del progetto e tutto il buono fatto in questi anni, ma sentir parlare di “momento” in sala stampa per una squadra che gol non è riuscita a farne e ci sono numeri su numeri che dimostrano che queste non siano potenzialità inespresse, bensì limiti, è stato insensato. L’approccio e la comunicazione, da qui alla fine del campionato, da parte dei rappresentanti della società, dovrà essere necessariamente di maggiore umiltà e di avvicinamento al tifoso, non quello di un pulpito dal quale rifiutare le critiche. Questo, oggi, non è più ricevibile dalla piazza, anche dai più innamorati, che per amore hanno chiuso spesso e volentieri un occhio.
SEMPRE IL SOLITO FILM – Abbiamo visto, spesso e volentieri, lo stesso film per tutto il campionato. Il Pisa è la seconda squadra ad avere subito più gol nei secondi tempi, la squadra ad averne subiti di più dopo il 60′. E questo è indicativo di quanto visto in tutto il girone d’andata. La maggior parte delle volte il team di Gilardino ha retto un’ora, giocando molto bene, per poi sciogliersi come neve al sole dopo aver sbagliato tutto lo sbagliabile, subendo l’accelerata della big di turno e venendo punita per non essere riuscita a finalizzare.
GRUPPO UNITO, MA C’E’ CHI NON HA PRESO A CUORE IL PROGETTO – Nzola sarà il capro espiatorio del momentaccio nerazzurro. Ieri infatti per primi avevamo fatto capire che il Pisa considerasse seriamente la cessione, per altro con qualche sondaggio del Genoa nei giorni precedenti. Nella notte anche Di Marzio ha confermato che l’avventura di Nzola è finita e che, interessato al giocatore, potrebbe esserci anche lo Spezia. Dell’angolano abbiamo già parlato in un articolo dedicato, ma il suo “caso” non è l’unico. C’è chi non si è adattato al progetto, c’è chi è stato svogliato come Lorran, di cui Gilardino ha parlato apertamente di pigrizia. Due giocatori, sperando che non ce ne siano altri, che non si sono affatto adattati al progetto. Dal mercato di gennaio dunque sarà fondamentale avere calciatori motivati, centrati e collegati.
SERVE IL DOPPIO DEI PUNTI – Dopo 19 partite il Pisa ha una media punti che, proiettata a fine stagione, non porta alla salvezza. Per restare in Serie A servirebbero almeno 24 punti nel girone di ritorno, ll doppio di quelli conquistati finora. Significa quasi raddoppiare la media attuale. Non migliorare un po’, non crescere gradualmente: raddoppiare. Senza una campagna di riparazione pesante. Se il Pisa non interviene in modo deciso a gennaio, non con aggiustamenti marginali ma con rinforzi veri, pronti e di categoria, la retrocessione non sarà una sorpresa: sarà una conseguenza logica. Gilardino sta già spremendo il massimo. Più di così, senza aiuto, non è realistico chiederglielo.
IL MIRACOLO GILARDINO – Alberto Gilardino infatti, con questo organico, sta facendo un miracolo sportivo. Perché i numeri raccontano che il Pisa corre, lotta, resta in partita per 60-70 minuti anche contro squadre di livello. Ma raccontano anche che il controllo del gioco, la qualità nell’ultimo terzo, il peso offensivo e la continuità sono da squadra di medio-alta Serie B, non da Serie A. I dati lo confermano ogni settimana: pochissimo possesso, pochissimi passaggi nell’ultimo terzo, volume offensivo ridotto, pochi tiri puliti. Un problema strutturale. Il Pisa gioca partite in cui deve essere perfetto nei dettagli, perché non ha margine. E quando non sei perfetto, vieni punito.
EPPURE, LA SALVEZZA E’ INCREDIBILMENTE POSSIBILE – Nonostante tutto la salvezza è ancora possibile. Sì, il Pisa è ultimo con 12 punti. Sì, serviranno il doppio dei punti fatti per salvarsi, ma il quartultimo posto è ancora lì, a portata di mano. Sì, il Pisa ha di fatto uno dei quattro reparti offensivi peggiori della Serie A, assieme a Parma, Verona e Lecce, ma può bastare davvero poco per riuscire a invertire la tendenza. A differenza delle altre il Pisa, nei gol attesi, è dodicesimo in campionato. Per quanto mostrato avrebbe dovuto segnare 21 gol a fronte dei 13 segnati nella classifica degli expected goals e questo dimostra che le qualità per arrivare fino in fondo e provare a segnare ci sono, solamente che mancano attaccanti di qualità per raggiungere questo scopo. Certo, visti gli infortuni e non solo, bisognerà dar seguito a quanto sappiamo. Oltre a Durosinmi dovrà arrivare presto la seconda punta, il centrocampista, almeno un esterno e un difensore.
IL GRIDO DI PICCININI SIA ASCOLTATO – Lo sfogo di Piccinini di ieri sera, nel corso delle interviste, va letto per quello che è: una richiesta di aiuto, nata dalla frustrazione di chi sente che la squadra sta dando tutto senza raccogliere abbastanza. La società farebbe bene ad ascoltarle fino in fondo. Il concetto chiave è quando dice: “Giochiamo bene, poi portiamo a casa zero”. Si tratta della fotografia di una squadra che resta in partita, che regge per 65-70 minuti anche contro squadre forti, ma che paga ogni minimo errore. Da qui nasce la rabbia: “Sono incavolato nero”, ripetuto più volte, perché il lavoro settimanale non trova riscontro la domenica. Il gruppo, dice, è sano: “Siamo un gruppo fantastico”, ma è fatto di tanti esordienti che stanno imparando la categoria sulla propria pelle. Proprio per questo serve qualcosa in più. C’è poi il messaggio diretto sul futuro e sulla salvezza: “Se vogliamo rimanere in Serie A dobbiamo fare un girone di ritorno con 6-7 vittorie”. Per raggiungere questi obiettivi Piccinini fa capire che non basta continuare così sperando negli episodi: “Basta davvero poco”, ma quel poco va aiutato, sostenuto. Alla fine si torna sempre lì: “Ci arriviamo al tiro, ma non basta”. Dentro questo sfogo c’è una richiesta implicita, non lasciare niente di intentato. Il materiale umano del Pisa c’è, il gruppo è compatto, lo spirito pure, almeno da parte del gruppo dello scorso anno. Ora serve che la società trasformi questa rabbia in supporto concreto, con un mercato all’altezza, fatto di giocatori pronti, sani e subito utili. Perché continuare a chiedere solo al gruppo, senza aiutarlo, significherebbe disperdere proprio quel “sogno” che Piccinini dice di voler difendere.



