Sto iniziando a scrivere questo articolo alle 3.12 del mattino (o della notte a seconda delle interpretazioni). Non occorre la manita per certificare la débâcle. Al Franchi il Pisa si consegna all’1-0 come a una sentenza irrevocabile: partita che cola via senza nerbo, senza scatto d’orgoglio, con una squadra spaccata in due tronconi. Da una parte i pochi che tirano la carretta, dall’altra i molti che sprofondano nel pantano dell’impotenza. E il derby, che dovrebbe incendiare, finisce col gelare: così la salvezza diventa un miraggio da cronisti d’antan, un miraggio d’Arno. Malissimo infine la conferenza stampa post gara di Corrado e Hiljemark.
GIOVANNI CORRADO – Cominciamo proprio da qui. Devo amaramente constatare che la conferenza stampa di Corrado si sia rivelata per la maggior parte (ma non tutta da buttare) molto deludente allo stato attuale dell’arte. Nel corso dell’anno sono state riconosciute diverse attenuanti, tra cui i famosi 34 anni dai quali il Pisa manca dalla Serie A. Adesso però la narrazione proposta sugli errori e i dettagli, dato che sono trascorsi due terzi di campionato, è ampiamente superata dalla situazione attuale, sa ormai di stantio. Alla prima domanda sulla partita, per altro citando semplicemente le parole dell’allenatore, se ne esce con “è questo l’ottimismo con cui vuoi leggere la partita?”, iniziando indubbiamente male. Per poi non migliorare la situazione. Parlare di singoli episodi è adesso superfluo, perché a questo punto della stagione quel tipo di lettura non regge più. Non si parla più di dettagli o situazioni che girano male: qui c’è una continuità di errori e carenze che si ripete da mesi, e che questo campionato ha messo a nudo partita dopo partita. Male anche il riferimento ai prossimi scontri diretti, come se fossero un’ancora a cui aggrapparsi. Peccato che nelle due occasioni decisive appena passate – Fiorentina e Verona – il Pisa abbia portato a casa soltanto un punto. Proprio le partite che non poteva permettersi di sbagliare. Dove invece Corrado ha ragione e tenta di riprendersi è nel cercare di crederci fino all’ultimo, ma questa volta l’equilibrio di cui spesso è stato capace in questi anni, è venuto un po’ meno, anche se ho comunque apprezzato il passaggio dove ha detto “le responsabilità ce le prendiamo” oltre al fatto che ieri ci ha messo comunque la faccia presentandosi. Ci sono ancora 12 partite da giocare e fin quando la matematica non condanna il Pisa, ha il dovere, anche e soprattutto Giovanni Corrado, di fare tutto ciò che è in suo potere per arginare la situazione. Oggi, però, di segnali positivi se ne vedono pochi. In conferenza stampa forse per la prima volta serviva un messaggio leggermente diverso: anche quello di, riconoscere senza giri di parole, gli errori della stagione, oltre i dettagli e le sfortune. Sì, per bilanci e analisi dettagliate ci sarà tempo più avanti, ma il registro linguistico, a quel punto, è auspicabile, dovrà essere anche un po’ diverso da parte di proprietà e dirigenza. E mi dispiace, mi dispiace profondamente perché continuo a credere, nonostante questi giganteschi errori sotto svariati punti di vista, nel lavoro di questa proprietà e dirigenza, anche nel lavoro di Giovanni Corrado. E ho visto nei suoi occhi tanto scoramento.
IN PARTITA GRAZIE A NICOLAS – Il paradosso, che è poi la beffa, sta tutto nel fatto che il Pisa resta “in partita” fino all’ultimo. Ma non perché la partita se la prenda. Ci resta perché Nicolas, portiere di mestiere e di carattere, si traveste da santo laico: uscite pulite, respinte da grande, presenza che impone rispetto. È lui che evita la Caporetto numerica e trasforma una disfatta morale in una sconfitta misurata. Senza Nicolas, qui si parlerebbe di scarto largo, di punteggio che ti abbandona come un cappotto bagnato.

IL GOL DI KEAN E LA NON REAZIONE DELLA SQUADRA – Il gol che decide arriva troppo presto da sbrindellare il piano gara. Canestrelli sbaglia l’uscita, consegna un pallone che pesa una tonnellata e Kean ringrazia. È l’episodio che indirizza il derby e diventa emblema di un pomeriggio confuso. Nel finale, quando per caso la partita gli torna tra i piedi sotto forma di pareggio possibile, Canestrelli spreca ancora. Ma sarebbe troppo comodo nascondersi dietro l’episodio, come fa chi ha finito i fiati e le scuse. La critica riguarda il modo di stare in campo. Hiljemark apparecchia un Pisa attendista, un Pisa prudentissimo, quasi timoroso. E fin qui: si può anche capire. Il guaio è che, preso lo schiaffo dell’1-0, il Pisa non cambia volto. Continua a ragionare da contrattacco, come se lo zero a zero fosse ancora scritto sul tabellone luminoso. Pressione poca, rischi ancora meno, volontà di riprenderla non pervenuta. È questo che fa male: non la sconfitta, ma la rinuncia. Un primo tempo di fatto inesistente: squadra senza grinta, senza intensità, come se non fosse davvero in campo.
CARACCIOLO E MARIN I DUE CAPITANI – Nel terzetto difensivo, almeno una certezza c’è: Caracciolo. Anche quando va in difficoltà in un episodio, reagisce e guida. Lotta, tiene la linea, ci mette corpo e l’anima. E nel secondo tempo va vicino alla marcatura due volte di testa: una palla sfiora anche il palo di De Gea. A centrocampo si salva l’orgoglio di Marin, che gioca una partita di personalità e trova anche il passaggio che potrebbe cambiare la storia, ma davanti manca chi la trasformi in qualcosa di concreto.
LA POCHEZZA DELL’ATTACCO NERAZZURRO – Davanti, il tema è sempre lo stesso: il Pisa arriva spesso vicino all’area, produce cross, porta palloni dentro, ma non graffia. È una squadra che spende tanto, ma spreca anche tante energie. Iling Junior non entra mai davvero nel derby e sembra fuori posizione, fuori ritmo, fuori partita. Stojilkovic corre e pressa, ma spesso a vuoto, isolato e poco servito. Quando prova a muoversi in profondità, non lo cercano. E quando arriva il momento di essere lucidi, va in corto circuito. Meister è un non giocatore, peraltro “cornuto e mazziato”, perché non protesta neanche per un evidente rigore che analizzeremo in un altro articolo dedicato alla moviola. Durosinmi un corpo estraneo. E nel finale, quando la Fiorentina sembra quasi tremare, il Pisa non ne approfitta. Una qualsiasi altra squadra sarebbe uscita ieri con almeno un punto dal Franchi.
HILJEMARK – In mezzo a tutto questo resta la gestione. Hiljemark nel post gara si dice deluso perché la squadra non ha fatto quanto provato. Ma il punto è proprio la distanza tra parole e campo: nove giorni di lavoro, anche psicologico, e poi una squadra che entra in crisi subito, senza giocare “senza niente da perdere”. E soprattutto senza cambiare piano neppure dopo averla compromessa. Il derby finisce 1-0, ma il Pisa esce con molto di più di una sconfitta. Esce con alcune domande: dov’è la rabbia? Dov’è l’orgoglio e il senso di responsabilità? Perché senza questo, le prossime partite saranno soltanto un lento e inesorabile declino verso la matematica retrocessione. Adesso sono le 4.17.



