E’ perfettamente inutile analizzare Juventus-Pisa, almeno dal punto di vista di ciò che si è visto in campo. Ci viene incontro Calabresi (“prenderei per il culo tutti se parlassi della partita”). Ci viene in aiuto anche la terminologia cinematografica, perché per l’ennesima volta abbiamo acquistato il biglietto di una replica di un B-Movie. Ciò che però ci aiuta a fotografare meglio di tutto la situazione attuale è il diverso registro linguistico utilizzato da dirigenza, allenatore e dai senatori dello spogliatoio, che dimostra un totale scollamento tra loro. E ci aiuta oggi a fare delle critiche dure, ma ponderate. Perché il disastro è sotto gli occhi di tutti, ma c’è anche chi si sta rifiutando di vederlo.
CORRADO, IL PRIMO DI TRE PUNTI DI VISTA DIVERSI CHE NON SI INCONTRANO – Prendiamo ciò che ha dichiarato il presidente Corrado prima di Juve-Pisa, che si intreccia con ciò che ha detto Giovanni Corrado dopo Firenze. A mancare purtroppo è in questo momento l’ammissione degli errori commessi. Nessuno vuole che i protagonisti facciano una passerella pubblica camminando in ginocchio sui ceci, ma credo che la città meriti semplicemente un riconoscimento degli errori commessi in questa stagione. Troppi purtroppo che, allo stato attuale, non ci permettono di salvare niente. E’ sicuro che, come dice il presidente ai microfoni di Dazn, che sia necessario “fare un percorso secondo quelli che sono i nostri principi che devono far crescere la società, per avere la certezza che quando risaliremo in Serie A lo faremo per rimanerci”. Un pensiero condivisibile, una parziale ammissione, per la prima volta, riguardo l’addio alla categoria in maniera più o meno ufficiale. Ciò che però allo stato attuale stona, è quel “avevo messo in conto un campionato così”. Non esattamente, perché ciò che era stato detto a inizio campionato, nel corso della conferenza stampa di presentazione di Gilardino, era un’altra cosa, ovvero che avremmo “lottato fino all’ultimo minuto e che l’obiettivo del Pisa sarebbe stato provare a salvarsi all’ultima giornata”. Invece la situazione attuale è completamente diversa, la squadra non accenna minimamente a un concreto spiraglio per una credibile lotta alla salvezza e potrebbe arrivare la matematica retrocessione, stando a questo ritmo, con addirittura tre o quattro giornate di anticipo. Tutti in questo momento hanno bisogno, necessità, di essere rassicurati. Perché tante famiglie hanno fatto dei sacrifici economici per il bene del Pisa, perché molti hanno creduto in questo progetto sportivo, oltre a quello societario. Non si chiede niente di più e niente di meno. Solo, chiaramente, una ammissione di responsabilità, senza processi pubblici sensazionalistici, ma con la consapevolezza di quelli che saranno i temi portanti della prossima stagione.
HILJEMARK, TRA PROBLEMI DI LINGUA E UNA NARRAZIONE CHE NON FUNZIONA PIU’ – E’ indubbio che il nuovo tecnico stia facendo molto peggio del suo predecessore, tanto da iniziare ad evocare anche la possibilità di nuovi avvicendamenti in panchina. Purtroppo però l’allenatore sembra non avere la minima idea di dove si stia trovando in questo momento. Al suo posto, devo dire, anche io avrei fatto allo stesso modo, almeno inizialmente. Non conosce la categoria da allenatore, non aveva mai visto i giocatori a disposizione, tanto da aver reso necessari sedute supplementari di allenamento nel corso delle settimane ed è arrivato a tre giorni di distanza da una partita importantissima come quella col Verona, preso e gettato nella mischia come si fa con un uccellino quando viene lanciato giù da un albero, con la sola differenza di avere sotto di sé magma letale. Così il tecnico ha iniziato a parlare la lingua di Gilardino, con però 5 mesi di ritardo. Ieri sera a Torino in sala stampa ha parlato addirittura di “futuro”, ma continuando a perdere tutte queste partite da qui alla fine del campionato, con la prospettiva di numerosi record negativi nella storia della Serie A da abbattere, questa possibilità inizia ad apparire poco credibile. Il tecnico si è anche rifugiato con giustificazioni che potevano trovare riscontro questa estate o a inizio campionato di Serie A, come “Sapevamo che era difficile dopo 34 anni che mancavamo dalla categoria” oppure “la squadra deve imparare a cambiare ritmo come le avversarie”, stessi concetti che Gilardino però portava a settembre e che, ripetuti oggi, semplicemente non possono funzionare in alcun modo e, anzi, confermano che la rosa a disposizione è inadeguata all’obiettivo dichiarato.
I SENATORI SI DIMOSTRANO COMUNICATORI MIGLIORI – La terza narrazione è quella dei senatori, di cui abbiamo avuto un fulgido esempio nelle parole di Marius Marin dopo Firenze e di Arturo Calabresi dopo Torino. Le parole di quest’ultimo, in particolare, avremmo voluto sentirle dall’allenatore o dai dirigenti, che invece hanno scelto un registro linguistico distante da quello che la realtà sta mostrando sotto gli occhi di tutti. “Mi risulta difficile commentare la partita, se lo facessi prenderei per il culo tutti, tifosi e anche me stesso. Bisogna guardare in faccia la realtà e guardarci in faccia, assumiamoci le nostre responsabilità. Dobbiamo onorare il lavoro che facciamo. La gente aspettava questa categoria da 34 anni e purtroppo non siamo stati all’altezza. Ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti per onorare il campionato. Per questo chiediamo scusa”. Chiaro, dritto al punto, cristallino. In particolare, non me la sento di dare addosso più di tanto a questi giocatori, specialmente quelli storici, che dovevano essere messi nelle condizioni di poter esprimersi al meglio affiancati da giocatori di categoria e che invece in parte sono stati anche traditi dal nuovo tecnico, che già in due occasioni ha scaricato la responsabilità su di loro. Oramai non è più una questione di dettagli, ma di certezze. Quando si ripetono gli stessi errori in partita da da mesi, quando i difetti cronici non si risolvono, semplicemente non si può fare di più ed è la logica conferma che questa squadra di più non può fare e che è limitata. Limitata però non per colpe proprie, perché l’impegno che ci mettono questi giocatori è sotto gli occhi di tutti, ma perché la direzione sportiva, con Giovanni Corrado e Davide Vaira, purtroppo ha sbagliato tutte le scelte di questa stagione.
COSA FARE ALLORA? – Arriverà il momento dell’analisi della stagione, le critiche saranno ancora più dure, ma la cosa più importante in questo momento è cercare di ricompattare l’ambiente. Un ambiente che si sta sfaldando e che in questo momento la società non è capace di tenere insieme, perché sta parlando una lingua differente da quella di chi paga il biglietto. Anche i sostenitori più fedeli del buon lavoro fatto in questi anni in questo momento si trovano spaesati, persi, perché tutti in questo momento stanno cercando un appiglio, una guida, qualcuno che indichi la via. Siamo smarriti. E’ questa la verità e abbiamo bisogno, tutti, di risposte e rassicurazioni.



