Comunque andrà questo campionato potremo dire di essere fortunati ad avere in panchina un allenatore come Alberto Gilardino. Il Pisa Sporting Club è ultimo in classifica. È un dato di fatto. Eppure, mai come in questa fase, la società non ha realmente preso in considerazione l’idea di esonerare il tecnico. Per precise ragioni.
LA STORIA RECENTE – La storia recente del Pisa dice molto. È una società che raramente ha cambiato allenatore a campionato in corso. Al netto della stagione 2017-18, negli ultimi sette anni l’unico esonero a torneo in corso è stato quello di Maran. Per il resto, D’Angelo, Inzaghi e Aquilani hanno sempre lavorato fino alla fine del loro mandato. Una filosofia precisa: costruire, accompagnare, correggere. Anche quando la classifica è difficile. Di fatto un caso di studio per il calcio italiano.
GILARDINO – Gilardino si inserisce perfettamente in questa linea. Il suo valore, oggi, sta nella capacità di portare i giocatori oltre il limite. Lo ha sintetizzato lui stesso in queste ore, con una frase semplice pubblicata sui social: “Sempre un 1% in più”. Di fatto il modo in cui sta cercando di tenere insieme una squadra in emergenza continua, chiedendo a tutti qualcosa che va oltre il compitino. I numeri sembrano impietosi, perché il Pisa ha il terzo peggior attacco del campionato e una delle difese più battute. È ultimo. Su questo non ci sono alibi. Ma ridurre il lavoro di Gilardino ai gol fatti e subiti sarebbe superficiale. Perché nel frattempo c’è stato un percorso tattico e umano, non improvvisato.
DA INZAGHI A GILA – Gilardino ha preso in mano il Pisa di Inzaghi partendo dal 3-4-2-1, in continuità. Poi ha dovuto rinunciarvi. Gli infortuni di Cuadrado e Stengs, le difficoltà iniziali di Tramoni e Moreo e il reparto fantasma, la panchina corta lo hanno spinto verso un 3-5-2 più prudente. Per adattare la tattica al momento. Gli allenamenti, in questo senso, sono diventati centrali: intensi, strutturati, al punto che più di un protagonista ha sottolineato come “sarebbe bello se la gente potesse vedere come lavoriamo, per capire la serietà del metodo”.
SI TORNA AL 3-4-2-1? – Ora, dopo Udine, si intravede di nuovo una spregiudicatezza diversa. La risposta del 2-2 ha convinto squadra e ambiente. L’idea di tornare al 3-4-2-1 non è più un’utopia, ma una possibilità vera e propria, da sostenere con grande sacrificio difensivo e a centrocampo. È un segnale: Gilardino non ha mai smesso di cercare soluzioni.
IL RAPPORTO COL GRUPPO – Il rapporto con il gruppo è un altro punto chiave. Touré ha detto più volte che Gilardino è “un maestro” e che gli ha fatto “vedere il calcio come non l’avevo mai visto prima”. Parole che non arrivano per caso. Così come non sono casuali i complimenti arrivati da addetti ai lavori e figure autorevoli del calcio italiano. Certo, servono punti. Ma intanto c’è una credibilità tecnica che resta in piedi. La dirigenza ha sempre respinto al mittente le voci di un possibile esonero, anche pubblicamente, anche con querele pubbliche alla stampa.
LA PRATICITA’ – C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: la praticità. Questo Pisa non è una squadra che insiste ostinatamente nel palleggio, soprattutto contro avversari più forti e strutturati. Sa quando alzare il blocco e aggredire, ma anche quando abbassarsi, chiudersi e ripartire. Fa di necessità virtù. Il punto di Udine, contro una squadra abituata a contesti europei, nasce anche da questo. Infine, c’è il passo in avanti rispetto al passato recente. Dopo Inzaghi, Gilardino ha aggiunto qualcosa. Ha mantenuto l’identità del contropiede, del gioco diretto, ma ha provato a dare più soluzioni tra le linee, più libertà ai trequartisti, più responsabilità ai giovani. In questo senso, va oltre il semplice ruolo di allenatore: è un insegnante, soprattutto per chi deve crescere. Il tecnico merita di ottenere i risultati col Pisa. Poi, certo, il campo chiederà risposte definitive. Ma fino a quel momento, questa scelta di proseguire col tecnico non deve essere vista come debolezza, bensì una presa di posizione.



