Finalmente si torna in campo. Dopo tre settimane di attesa, il Pisa riparte da Vicenza e da una domanda che accompagna questo inizio di stagione: quanto vale davvero questa squadra? Le qualità da sole non bastano. Adesso è il momento di mostrarle con continuità, di trasformare il lavoro della sosta in qualcosa che si possa riconoscere in una partita.
Tra i tifosi ognuno ha vissuto questa pausa a modo proprio. C’è chi si è disintossicato dal calcio, chi contava i giorni per ritrovare i nerazzurri, chi aveva bisogno di prendere fiato dopo le delusioni delle prime giornate. E chi, invece, ha continuato a guardare avanti con la speranza di vedere il Pisa tornare a concorrere per un posto al sole. Sentimenti diversi, tenuti insieme dalla stessa voglia di tornare a respirare calcio.
Nel frattempo abbiamo discusso di tutto in queste settimane. Della difesa, del modulo, degli equilibri da trovare e dei difetti da correggere. Argomenti necessari, che però adesso devono passare dalla prova del campo. È il giudice con cui facciamo i conti da quando, bambini, abbiamo cominciato a seguire questo sport. Ci ha regalato gioie e dolori, illusioni e soprattutto la domenica successiva una nuova occasione per riscattarsi.
Il Pisa ha davanti un mese importante. Prima il Vicenza, poi Cremonese, Verona e Palermo. Un percorso che, come abbiamo scritto in questi giorni su SestaPorta, ci aiuterà a capire cosa vuole fare da grande questa squadra. Serviranno segnali concreti. Nella tenuta, nella capacità di reagire.

La sosta è stata una sorta di secondo ritiro. Tempo per lavorare, conoscersi meglio e intervenire su ciò che non aveva funzionato. Ora gli alibi si riducono. Non si può pretendere che ogni problema sia sparito, ma è giusto chiedere che quelle settimane abbiano lasciato una traccia. La forza che attribuiamo al Pisa deve cominciare a vedersi con maggiore continuità.
A Vicenza ci saranno soltanto circa duecento tifosi pisani. E questo non può diventare una colpa da attribuire a chi resterà a casa. L’obbligo della tessera del tifoso torna a incidere sulla possibilità di seguire la squadra, con una sempre maggiore distanza che da anni separa una parte della tifoseria dalle regole imposte alle trasferte.
Ciò che altrove viene accettato (inconcepibilmente) come una normalità, a Pisa continua a incontrare una posizione ferma. Una battaglia che questa testata comprende e condivide. Il timore è che le grandi trasferte, quelle capaci di muovere un popolo intero, diventino sempre più rare, lasciando spazio soltanto a chi sceglierà di tesserarsi. Sarebbe una perdita per tutti. Perché il valore di una passione non si misura soltanto contando le presenze nel settore ospiti.
Sul campo, intanto, mancheranno il capitano e Petagna. Assenze importanti, che chiedono qualcosa in più a chi ci sarà. È anche in questi momenti che si misura un gruppo, nel dare una risposta collettiva alle difficoltà. Finora questo spirito si è visto a corrente alternata. Adesso deve diventare una certezza sulla quale costruire.
Vicenza ha già regalato al Pisa emozioni forti, belle e dolorose, nel corso della storia. Ora c’è un’altra partita da giocare e un mese da affrontare con ambizione.
L’attesa è finita. Pisa, è il momento di dimostrare chi sei.


