Dopo il crollo negli scontri diretti e una classifica che parla da sola, c’è la necessità di una riflessione interna sul presente e sulle basi da costruire per ripartire, mentre la squadra dovrà comunque a chiudere la stagione con dignità.
La sconfitta contro la ACF Fiorentina e il pari inutile con il Hellas Verona hanno segnato uno spartiacque nella stagione del Pisa Sporting Club, ormai sempre più schiacciata da numeri: una sola vittoria in 26 partite e una sensazione diffusa di manifesta inferiorità nei momenti decisivi. La classifica lascia ancora un appiglio matematico, ma la realtà tecnica racconta altro.
Restano dodici partite e il direttore generale Giovanni Corrado ha continuato a parlare di fiducia fino all’ultimo minuto. Una linea comprensibile sul piano pubblico, perché fare diversamente renderebbe inutile giocare le prossime partite, dato che la matematica ancora non ha formalmente condannato il Pisa, mentre all’interno del club la riflessione deve necessariamente assumere contorni diversi. Nella sede delle Officine Garibaldi si dovrà aprire infatti un ragionamento più ampio sugli errori commessi, sull’assunzione delle responsabilità e su cosa debba essere il prossimo campionato, a partire da una domanda inevitabile: Oscar Hiljemark è davvero l’allenatore da cui ripartire in caso di retrocessione?
Il tecnico, arrivato senza conoscere la rosa e immerso subito nel pieno dell’emergenza, finora non ha invertito la rotta. Un punto in tre gare, un solo gol segnato e la difficoltà evidente nel dare una struttura stabile alla squadra hanno alimentato più di un dubbio. Alcune scelte, come l’utilizzo di Moreo da mezzala per una parte del secondo tempo a Firenze, sono diventate simbolo di una ricerca di soluzioni non sempre coerente con le caratteristiche dei giocatori. Da qui l’esigenza, già nelle prossime settimane, di chiedersi se Hiljemark possa essere l’uomo giusto per la Serie B, e se avrà il tempo e gli strumenti per studiare il campionato in cui potrebbe ritrovarsi a lavorare.
Altro nodo riguarda il gruppo. Marin, nel dopo-gara, ha chiesto scusa ai tifosi e ha parlato apertamente di una squadra in cui “non tutti erano connessi al 100% con quello che è il momento”. Parole che fotografano una spaccatura emotiva evidente. Il suo futuro resta incerto, rinviato a fine stagione. Difficile immaginare un rinnovo, anche se il rendimento del giocatore avrebbe meritato un altro tipo di discussione. E poi c’è Tramoni, praticamente scomparso dalle rotazioni, utilizzato solo a sprazzi e lontano dai livelli che ne avevano fatto una pedina importante, non ceduto al Palermo, ma in campo con Hiljemark solo in un tempo di gioco su sei disponibili nelle tre gare in cui è stato in panchina.
Il club dovrà quindi valutare quali elementi rappresentino davvero un valore aggiunto per il prossimo torneo, iniziando da subito a costruire una base solida. In questo, paradossalmente, il tempo diventa un vantaggio: a Febbraio è già possibile programmare una stagione che inizierà sul mercato a Luglio e in campo tra Agosto e Settembre, senza affanni.
Resta da capire come chiudere questo campionato. L’obiettivo minimo è evitare un finale all’ulteriore ribasso, mantenendo dignità e compattezza, senza lasciare spazio a ulteriori record negativi in termini di punti, gol e vittorie. Se dovesse arrivare un miracolo, nessuno lo rifiuterebbe. Ma oggi il Pisa ha soprattutto il dovere di guardarsi allo specchio e giocare le ultime partite per se stesso, senza più nulla da perdere e con la consapevolezza che il futuro passa dalle scelte di queste settimane.



