L’indomani della sfida con la Reggiana analizzare il ritorno in campo per la prima giornata del girone di ritorno offre vari spunti di riflessione. L’impatto di Bonfanti, il modo in cui è stata raddrizzata la partita, ma anche un Pisa che continua a mostrare due facce di una stessa moneta, come l’Harvey Dent della saga di Batman.

CI VOLEVA LA PUNTA – Ieri, quando è entrato in campo Nicholas Bonfanti, in molti ci siamo ricordati come gioca una vera punta. E’ bastato poco: i movimenti giusti e il senso della posizione. Il resto è venuto da sé. Lo aveva detto anche lo stesso Aquilani nel prepartita: “è il classico centravanti, un ruolo che ci è spesso mancato. Su di lui abbiamo la certezza che voglia stare dentro l’area e vive per certe dinamiche”. Se il Pisa riuscirà ad acquistare un altro attaccante, anche una riserva, basta che sia una punta vera col senso della posizione, allora potrebbero arrivare addirittura i playoff. Speriamo che la dirigenza si accorga che un’unica punta vera potrebbe comunque non bastare. Di sicuro è bastata mezz’ora per capire tutto quello che ci siamo persi in un girone.

COME AQUILANI HA RISOLTO LA PARTITA – Spesso criticato, ieri però Alberto Aquilani ha risolto la partita. Non solo il primo gol arrivato da una sostituzione dopo un intero girone d’andata, ma anche la capacità di leggere cosa non stava andando fino a quel momento, tanto da fare le giuste scelte, coraggiose, nell’intervallo. Spesso il tecnico è stato tacciato di fare sostituzioni tardive e non sfruttare i cambi, questa volta ha fatto tutte le mosse giuste e merita anche qualche elogio. La mossa migliore? Sostituire Moreo, che si sta candidando prepontentemente al titolo di peggior attaccante degli ultimi 30 anni visto a Pisa (sì, peggio anche di Gasparetto e Joelson) con Bonfanti. Memore degli errori del passato, quando ha visto un accenno di nervosismo da parte di Barbieri, l’attaccante lo ha sostituito nell’intervallo con Calabresi. Nonostante il gol segnato su rigore, avendo capito i problemi di condizione di Valoti, Aquilani lo ha sostituito con Arena e non ha avuto paura di compiere un’ulteriore svolta tattica mettendo D’Alessandro al posto di Nagy, modificando anche l’assetto tattico e passando a una difesa a tre. Inutile dire che è stata una delle chiavi tattiche del match. Bene l’ingresso di Torregrossa, sperando che la condizione e il fisico regga. La squadra ha bisogno del suo numero 10.

LA ROSA E’ TROPPO LUNGA – Uno dei ‘problemi’ di Aquilani, in realtà un problema del Pisa degli ultimi anni, è la rosa troppo lunga. Tanti giocatori anche di alto livello, ma troppi per evitare mal di pancia e problematiche varie. Non dico che il Pisa debba avere solo 13-14 titolari come il Pisa di Ventura, che porterebbe all’errore opposto, ma 18-20 giocatori in rotazione sarebbero abbastanza. Invece questa squadra ha 28-30 giocatori e questo costringe Aquilani, così come costringeva anche D’Angelo prima di lui, a operare una rotazione spesso fuori dai canoni, tanto che i tifosi poi vedono nell’allenatore l’elemento da criticare, con i soliti commenti ai quali sfugge il vero nocciolo della questione: “ecco, lo sapevo un’altra formazione sperimentale”. Lo ha detto il presidente Corrado la scorsa settimana in un’intervista, lo ha ribadito lo stesso allenatore in conferenza stampa prima della gara, la rosa è troppo lunga. Sul mercato si proverà a cedere, ma il rischio è che un giorno (Come capitato ieri a Leverbe) qualcuno giochi, per poi ritrovarsi in tribuna il sabato successivo. Inoltre troppo turnover (se non giochi le coppe europee) è deleterio. Uccide la progressione dei giocatori che si allenano anche male se sono troppi. Il ‘caso Sibilli’ è emblematico. Troppo inserito nelle rotazioni, l’ex nerazzurro era un giocatore che invece aveva bisogno di giocare per rendere al top. La sua esperienza a Bari di quest’anno ne è la conferma. E il Pisa, proprio se vuol proteggere i suoi asset, deve cambiare mentalità, riproponendo una rosa così lunga solo quando si affaccerà alle coppe europee.

LO SCHIAFFO E LA REAZIONE – Come però troppo spesso è accaduto, questa squadra ha mostrato ancora una volta due volti di una stessa medaglia. L’approccio alla partita non è stato dei migliori, poi è occorso un doppio schiaffo per raddrizzare le sorti della partita. Errori vecchi, con cui questo gruppo convive fin da quando in panchina c’era Luca D’Angelo. Basterebbe andare indietro di un anno e mezzo per rileggere o riascoltare le parole, ad esempio, di un Giovanni Corrado, che si lamentava di come fosse difficile in Serie B partire con un gol subito, perché poi spesso le partite possono anche non raddrizzarsi. Eppure quando vuole questa squadra può essere in grado di dire la sua, di ‘determinare’, come direbbe Aquilani. Gli errori sono ben noti: dalle disattenzioni difensive agli errori di atteggiamento, passando per i peccati di sufficienza e i ‘problemi mentali’. Quando le cose vanno così difficilmente si riesce, a meno di miracoli, a invertire la tendenza. Questa stagione può finire bene in due modi (sempre che non accada un miracolo e il Pisa inizi a macinare una serie di punti tanto da arrivare ai playoff e puntare alla Serie A): Una salvezza all’ultimo buco o un’annata di transizione da cui ripartire per la prossima stagione. A mio modesto parere siamo nelle condizioni di poter dire ormai con quasi certezza di essere in un’annata di transizione che, in fondo, nel percorso biennale studiato per Aquilani, ci può stare, a patto di ammettere gli errori commessi, altrimenti la storia si ripeterà ancora.

IL VAR – Ieri quando la partita è finita pensavo che il var, per una volta, avesse favorito il Pisa. Poi ho rivisto i tre episodi incriminati e ho cambiato idea. La rete annullata del potenziale 3-1 per la Reggiana era da annullare, per regolamento il braccio è largo e il var al Pisa non ha regalato proprio nulla, ha fatto il suo. Il rigore era netto e anche in questo caso ai nerazzurri è stato dato quando doveva essere dato. Dove invece è stato derubato il Pisa è in occasione del secondo gol della Reggiana. Sul calcio di punizione infatti c’è un fuorigioco attivo non ravvisato né dal var, né dell’arbitro e, al netto della gigantesca cappellata compiuta da Canestrelli e Nicolas, quella rete era da annullare. La seduta è tolta.

 

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Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Collaboratore de "La Nazione" di Pisa da agosto 2018