Su queste pagine abbiamo fatto i conti economici di questa Serie A. Il verdetto del campo è stato purtroppo spietato: il Pisa saluta la massima serie e retrocede in Serie B insieme a Verona e Cremonese, chiudendo la stagione 2025/26 al ventesimo e ultimo posto. Se dal punto di vista sportivo la delusione è tanta, dal punto di vista economico i conti dell’ultimo posizionamento delineano in modo chiaro il peso dei diritti televisivi e della mutualità per il club nerazzurro.
Il peso della classifica: l’ultimo posto costa caro. Secondo i dati ufficiali sulla ripartizione legata esclusivamente al piazzamento in classifica (che incide per circa l’11% sui ricavi totali distribuiti dalla Lega Serie A), l’ultimo posto garantisce al Pisa appena 0,3 milioni di euro. Una cifra decisamente contenuta se paragonata ai 15,7 milioni incassati dall’Inter campione d’Italia o anche solo ai 1,3 milioni del Lecce, quartultimo e salvo. Tuttavia, il piazzamento è solo una delle tante voci che compongono l’assegno finale dei diritti tv.
La base della ripartizione: la quota uguale per tutti. La fetta più consistente della torta dei diritti televisivi (pari al 50% delle risorse totali) viene distribuita in parti uguali tra tutte e 20 le partecipanti. Guardando allo storico della stagione precedente, questa quota fissa (“mutualità”) garantisce a ogni club una solida base di 22,5 milioni di euro.
A questa cifra base vanno poi sommati gli altri criteri previsti dalla Legge Melandri:
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Radicamento sociale: calcolato su audience tv (8,36%), spettatori allo stadio (12,54%) e minutaggio dei giovani (1,1%).
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Risultati storici: suddivisi tra i risultati degli ultimi 5 campionati (9,33%) e la storia complessiva del club (4,67%).
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Punti sul campo: pari al 2,8% del totale.
La stima dei ricavi complessivi per il Pisa. Essendo il Pisa una neopromossa in questa stagione, le voci legate alla storicità recente (ultimi 5 anni) e al radicamento sociale consolidato su scala nazionale si attesteranno inevitabilmente sui valori minimi del campionato. Prendendo come riferimento i dati delle ultime classificate della stagione precedente (come Venezia e Monza, che hanno incassato complessivamente tra i 25,3 e i 26,1 milioni di euro), per il club toscano si prospetta un incasso totale stimato tra i 23 e i 26 milioni di euro. Un tesoretto che, pur non avendo evitato la retrocessione, rappresenterà una risorsa fondamentale e una solida base finanziaria da cui ripartire immediatamente per tentare la risalita in Serie A.
Ecco quanto incasseranno le retrocesse in Serie B. Con la retrocessione della Cremonese, i grigiorossi raggiungono il Pisa e il Verona tra le tre squadre che giocheranno il prossimo torneo Cadetto. Per ciascuna di loro è previsto un conguaglio economico come paracadute, per evitare il tracollo finanziario dovuto alla perdita di almeno 25 milioni di euro tra diritti tv e mutualità. Vediamo quanto incassano le società e perché. Chi retrocede dalla massima serie ha diritto a un importante contributo economico. L’obiettivo esplicito di questo meccanismo è attutire il violento impatto finanziario del declassamento (legato soprattutto al crollo dei diritti televisivi) e permettere ai club di ristrutturare i costi senza rischiare il default. Alle società retrocesse vengono destinati complessivamente 60 milioni di euro, distribuiti secondo tre fasce di anzianità sportiva:
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Società di fascia A: un importo pari a 10 milioni di euro;
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Società di fascia B: un importo pari a 15 milioni di euro;
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Società di fascia C: un importo pari a 25 milioni di euro.
Come viene determinata l’appartenenza di un club a ciascuna fascia?
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Fascia A: si tratta delle società che retrocedono in Serie B al termine di una stagione sportiva dopo aver militato in Serie A per una sola stagione (le classiche neopromosse “toccata e fuga”) e che non posseggono i requisiti delle fasce superiori.
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Fascia B: sono quelle società che retrocedono dopo aver militato in Serie A per due stagioni sportive (anche non consecutive) nelle ultime tre, compresa la stagione in cui matura la retrocessione.
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Fascia C: le cosiddette “storiche”. Sono i club che retrocedono in Serie B dopo aver militato nel massimo campionato per almeno tre stagioni sportive (anche non consecutive) nelle ultime quattro, compresa l’attuale. A questi club è destinata la quota più alta, avendo strutture di costi, stipendi e contratti molto più pesanti da ridimensionare.
Pisa, Verona e Cremonese, il Paracadute. L’unica vera big a beneficiare della massima quota d’anzianità è l’Hellas Verona, che con lo status di Fascia C si assicura l’assegno da 25 milioni di euro, confermandosi la regina economica delle retrocesse. La novità è rappresentata dal doppio verdetto di Fascia A. Sia il Pisa che la Cremonese, avendo disputato un solo anno in Serie A prima della retrocessione, hanno diritto unicamente alla quota minima. Per entrambe i club lombardo e toscano l’indennizzo sarà di 10 milioni di euro a testa. Sommando i contributi (25 milioni al Verona, 10 al Pisa e 10 alla Cremonese), l’esborso totale della Lega si ferma a 45 milioni di euro. Cosa succede ai 15 milioni di euro avanzati rispetto al tetto massimo dei 60 stanziati dal regolamento? Per norma, questa cifra non torna indietro alle casse della Serie A, ma viene congelata e riutilizzata per alimentare i meccanismi di mutualità, i premi di solidarietà o le quote destinate allo sviluppo dei giovani per le società della Lega Nazionale Professionisti Serie B. Un indotto che potrebbe far sorridere indirettamente l’intero sistema della seconda divisione.



