Con una nota la società nerazzurra ha reso noto l’esonero (che è stato ampiamente anticipato su queste pagine fin da prima della fine del campionato) del tecnico Oscar Hiljemark. Poche volte, da quando seguo da vicino le sorti del Pisa, mi è capitato di trovarmi in totale, assoluto disaccordo con il metodo di lavoro di un allenatore. Ma il caso di Oscar Hiljemark supera ogni precedente: l’ormai ex tecnico svedese ha rappresentato, senza mezzi termini, il punto più basso immaginabile nella storia della panchina nerazzurra, mostrando un livello di dilettantismo puro e una carenza di professionalità, dentro e fuori dal campo, che ha pochi eguali nella storia recente e passata del club.
L’inesperienza al lavoro, abbattuti tutti i record negativi. Il passaggio dalla gestione di Alberto Gilardino a quella di questo inesperto timoniere si è tramutato sin da subito in un incubo a cielo aperto. Se il Pisa, prima di quell’avvicendamento, conservava intatte le seppur residue speranze di dire la sua in campionato, l’arrivo dello svedese ha svuotato la squadra nell’anima e nelle gambe. Da mesi scrivevo e denunciavo i suoi allenamenti “all’acqua di rose”: di fatto, la squadra è stata lasciata a se stessa nell’incuria, riducendo le sessioni di lavoro a semplici, inutili sgambate domenicali che hanno spento e ucciso atleticamente i giocatori con giorni di riposo supplementari senza alcun senso. Dinanzi a un simile tracollo, richiamare immediatamente Gilardino sarebbe stata l’unica scelta sensata da compiere. Nove sconfitte consecutive, quattro punti ottenuti, tredici sconfitte su quindici partite. Hiljemark ha battuto tutti i record negativi della storia del Pisa.
Tragici tatticismi e un patrimonio da 10 milioni bruciato. L’incompetenza non si è limitata ai cancelli del centro sportivo, ma ha travolto la gestione delle partite in modo tragico. Hiljemark ha messo in piedi un difensivismo esasperato e privo di logica, il cui unico e deprimente obiettivo sembrava quello di perdere con il minor scarto di gol possibile, togliendo sistematicamente attaccanti per inserire centrocampisti o difensori quando la squadra era in svantaggio. Sotto la sua guida abbiamo assistito a scelleratezze tattiche imperdonabili: Loyola sacrificato nel ruolo di seconda punta, Idrissa Touré fatto sparire completamente dai radar e, soprattutto, il drammatico depauperamento del patrimonio societario. Hiljemark è riuscito a bruciare Durosinmi, l’attaccante da 10 milioni di euro che la dirigenza aveva faticato tanto ad acquistare; un capitale tecnico che, sotto la guida di un allenatore vero, potrebbe tranquillamente andare in doppia cifra nel campionato di Serie B della prossima stagione.
Zero responsabilità e conferenze stampa farsa. A rendere ancora più inaccettabile la sua figura è stata la totale assenza di autocritica. Hiljemark non ha mai fatto un briciolo di Mea Culpa; al contrario, ha preferito usare i microfoni per sparare a zero sui propri giocatori, palesando una mancanza di empatia e di rispetto intollerabili. Una codardia professionale culminata nelle ultime tre giornate di campionato, quando il tecnico ha rifiutato persino di presentarsi in conferenza stampa per presentare i match. E quando ha deciso di parlare, lo ha fatto regalando teatrini grotteschi: un italiano tra i meno comprensibili mai sentiti nella storia del calcio. Sarebbe stato decisamente più dignitoso vederlo esprimersi in inglese o nella sua lingua madre, affidandosi a un traduttore simultaneo o a un dispositivo elettronico, piuttosto che assistere a monologhi surreali in cui non si capiva una singola parola del suo pensiero. Ancora incredibile resta nella memoria la presunzione con cui disse, dopo la vittori col Cagliari, “ho vinto la prima partita con metà gare rispetto al Pisa di Gilardino”
L’ultimo schiaffo: il mare mentre la barca affonda. L’epilogo di questa fallimentare esperienza ha ricalcato perfettamente la statura dell’uomo. Con il campionato finito e la retrocessione ormai sancita, come ultimo schiaffo alla piazza, Hiljemark ha concesso un ultimo giorno di riposo alla squadra la domenica successiva alla trasferta contro la Lazio, per andarsene “bel bello” al mare a rilassarsi con la famiglia. Lo abbiamo visto sorridente e sereno, come se nulla fosse accaduto, come se quel disastro sportivo non portasse la sua firma. Qualsiasi altro professionista dotato di dignità e amor proprio si sarebbe dimesso almeno un mese fa. Lui no; ha preferito trascinare la sua incredibile spocchia sulla panchina nerazzurra fino all’ultimo istante utile. Oggi il Pisa si risveglia da quella che è stata una vera e propria allucinazione collettiva, andando finalmente oltre, mentre si attende l’annuncio del nuovo tecnico. Lo congediamo idealmente così, con la sua fotografia al mare in copertina, rilassato e indifferente dopo la retrocessione del Pisa. È arrivato nell’inutilità e se ne va nello stesso identico modo. A mai più rivederci.
Questa infine la nota con il quale il Pisa ha annunciato il suo esonero: “Il Pisa Sporting Club comunica di aver esonerato Oscar Hiljemark dall’incarico di Responsabile Tecnico della Prima squadra. La Società ringrazia l’allenatore e i suoi collaboratori, Fredrik Ahlstrand e Javier Agenjo, per il percorso professionale condiviso, augurando loro il meglio per il proseguimento della carriera.”



