Ancora una volta, nel cuore della notte, mi trovo davanti allo schermo cercando di analizzare, con la migliore lucidità possibile, una sconfitta del Pisa. A tratti sembra di vivere lo stesso giorno, ancora e ancora. La stessa partita, seppur con minime differenze: I nerazzurri mettono in difficoltà una big, ma nel finale arriva il gol che ci punisce. Quante volte abbiamo raccontato questa realtà nel corso di questa stagione? Eppure ci sarebbero tante cose buone da analizzare, proviamoci lo stesso anche se la sensazione è diventata quella di aspettare un miracolo chiamato Godot.
NON E’ UNA RESA – Il Pisa perde di misura contro il Milan e, per una volta dopo un po’ di tempo, rispetto alle ultime sconfitte, la sensazione non è quella della resa incondizionata vista contro l’Inter o il Sassuolo. È una partita che va più o meno come era stata immaginata, come l’avevamo pronosticata nei giorni scorsi, su come Hiljemark l’avrebbe preparata: nerazzurri bassi, compatti, pronti a stringere i denti e a ripartire appena si apre un corridoio.
ASPETTANDO GODOT – Ma alla fine è arrivata un’altra beffa. Bisogna mettersi nei panni dei giocatori, così come dei tifosi o degli addetti ai lavori. Immaginate di faticare come cani, ma di non raccogliere mai niente di quello che meritereste, oppure di tifare per 90 minuti al pieno dei polmoni, tanto da sapere già in cuor vostro che la vostra voce, nei giorni successivi, sarà pari a quella di un fumatore incallito da 10 pacchetti di sigarette al giorno, per poi vederla sfumare così. Immaginate anche di dover scrivere e raccontare quotidianamente pareggi beffardi e sconfitte brucianti. In poche parole, siamo tutti sulla stessa barca. Ci daremo però per sconfitti solo alla fine. Se c’è un’immagine che racconta la serata è quella di Moreo che, dopo l’1-1, prende il pallone e lo riporta di corsa a centrocampo. Un messaggio: quello di crederci. Seguiamo il suo esempio.
SOFFERENZA, MA BEN MESSI IN CAMPO – Il primo tempo è soprattutto sofferenza. Il Milan gira palla, il Pisa è spesso bloccato e deve accettare una partita di sacrificio. Ma il piano gara regge. Al solito però, alla prima imperfezione, ecco la punizione: arriva il cross, arriva la lettura sbagliata, e Loftus-Cheek trova il varco per l’1-0. Nel secondo tempo Hiljemark cambia l’inerzia. Alza il livello emotivo della squadra. In mezzo a tutto questo Hiljemark sprona i giocatori ad essere lucidi e calmi e in qualche occasione il Pisa la gioca anche in verticale. Soprattutto in contropiede le cose sono diverse, anche nel modo di attaccare lo spazio. Così arriva l’1-1: l’asse Stojilkovic-Moreo, l’inserimento di Loyola, la conclusione che batte Maignan. E poi quel pallone riportato subito a centrocampo di cui abbiamo parlato poco fa. Poi c’è il colpo del fuoriclasse, che ci riporta ancora una volta sulla terra per l’1-2 finale. Da salvare però c’è una prestazione tattica impareggiabile, che ha riportato il Pisa alle migliori prestazioni viste ai tempi del primo Gilardino.

IL RUOLO DI HILJEMARK – Sì, perché il modo in cui il nuovo tecnico ha tirato fuori dai suoi ragazzi la prestazione di ieri sera ci da da pensare che questo Pisa debba provare a giocare solo nel modo in cui si può permettere di farlo. Mi spiego meglio… Se c’è stato paradossalmente un errore che abbiamo fatto tutti, dal tifoso all’addetto ai lavori, è stato chiedere a gran voce di snaturare il gioco del Pisa. Gilardino aveva osato, forse per troppa fiducia, credere in un Pisa più spregiudicato. Forse invece i nerazzurri possono essere efficaci solo giocando il tipo di calcio visto ieri sera. Si capirà meglio con la Fiorentina, che ormai di fatto è un’ultima spiaggia. Il ruolo di Hiljemark finora è evidente, riportare la squadra coi piedi per terra, senza voli pindarici. In 10 giorni è riuscito comunque a tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi, al netto di qualcosa ancora da migliorare anche nella gestione stessa del match da parte dell’allenatore stesso.
I CAMBI – Cambi tardivi? E perché Durosinmi solo nel finale? Domande legittime. Perché Durosinmi resta in panchina e entra solo negli ultimi minuti. La lettura possibile è questa, fatta intendere anche dal mister: Hiljemark voleva una punta che prediligesse il gioco senza palla, e Stojilkovic gli garantiva quel tipo di partita, per altro a mio avviso anche abbastanza egregiamente. Lo ha detto chiaramente anche nel dopo gara: serviva uno che sporcasse, che corresse, che aiutasse la squadra a restare compatta. Durosinmi, invece, è un’altra cosa: è più finalizzatore, più presenza in area, ma chiede una squadra un po’ più alta e più pulita nel portare palla, cosa che contro il Milan non poteva essere. E il Pisa, per larghi tratti, non lo è stato. Una scelta tattica al pari di quella che ha fatto rimanere in panchina Tramoni col Verona. Detto questo, nonostante il coraggio del mister nel provare a riacciuffare il match, in un finale in cui cercavi un episodio, forse una presenza più adatta in area avrebbe potuto dare una seconda soluzione, soprattutto quando il Milan stava comunque concedendo qualcosa.
E ORA? La classifica però non premia le intenzioni, premia i punti. Questa squadra si può ancora salvare? E’ ovviamente molto, molto difficile, però di segnali ne ha dati. Hiljemark è tornato a preferire la difesa e ha fatto bene, Gilardino forse a tratti aveva iniziato ad osare troppo quando non doveva e si era chiuso più del dovuto quando invece avrebbe dovuto osare. La riprova la avremo con la Fiorentina. A Firenze potrebbe riaprirsi o definitivamente chiudersi per sempre il campionato del Pisa.



