Pisa-Roma, il ritorno a casa dopo 34 anni: emozioni, storia, lacrime e orgoglio sul prato dell’Arena Garibaldi.
A Bergamo ci siamo commossi, lo diciamolo senza vergogna. Quando è finita la partita, con la Dea che attaccava e il Pisa che stringeva i denti, un pezzo di città si è riscoperto bambino, con gli occhi lucidi davanti a uno schermo, per non parlare dei presenti che ricorderanno questa esperienza per anni. Erano lacrime vere, le prime del nostro ritorno in Serie A. Lacrime di chi sa di non essere lì per caso, di chi ha sudato per tornare dove mancava da troppo.
Adesso si torna a casa. La nostra casa, l’Arena Garibaldi, per la quale la Serie A è rimasta solo un ricordo sbiadito per almeno due generazioni. Quel campo dove il 26 Maggio 1991 finiva tutto, oggi è di nuovo punto di partenza. E proprio contro la Roma, ancora lei. Un cerchio che si chiude con gli occhi di oggi, ma il cuore ancorato a quel passato mai dimenticato e la voglia di vivere il futuro, senza più avere l’ansia di tornare dove per decenni abbiamo vissuto solo traumi.
Il pisano lo conosciamo. Bubbola, contesta, brontola. Ma quando c’è da esserci, c’è e anche nei suoi lati negativi è mosso dalla passione, da un’amore vero. Quando vede la maglia nerazzurra, qualcosa dentro si muove. Lo ha fatto in Serie D, sotto l’acqua, nei playoff infiniti di Serie C, nei sabati del campionato Cadetto. E lo farà anche stavolta, con la Roma all’Arena, davanti al mondo per una partita che attirerà l’attenzione di tante televisioni nazionali e internazionali.
Per questo questa sera non è una partita come le altre. E l’Arena si è fatta bella. Ha un vestito nuovo, un’anima lucidata dalle mani di chi ci ha lavorato giorno e notte per farla splendere. Non sarà perfetta, non sarà lussuosa, ma sarà casa. Per una dignità per troppo tempo perduta, oggi restituita ai pisani.
Allora mettiamoci lo smoking più elegante, quello nerazzurro. Riempiamo ogni angolo di cuore e voce, abbracciamoci forte e guardiamo in faccia chi ci sfida. Perché noi siamo tornati. E non ci vergogniamo se scappa una lacrima anche stavolta. E, come sempre, nessuno parte sconfitto.