Meritavamo una giornata serena, una vittoria che risvegliasse un po’ l’orgoglio pisano in una annata fino a questo momento amara. D’altronde, per dirla come Antonella Ruggiero in Echi d’Infinito, viviamo di “accenti […] di slanci, di moti profondi. Fugaci momenti di gloria”. Ci nutriamo di questo, a volte le nostre emozioni ondeggiano, al punto da condizionarci anche i giorni a venire.
L’ORGOGLIO RITROVATO – E Pisa-Cagliari è stata proprio una di quelle giornate. Non perché cambi il destino di un campionato che resta durissimo, ma perché ha restituito alla squadra qualcosa che sembrava smarrito da mesi: l’orgoglio. Il Pisa non vinceva dal 7 Novembre. Oltre quattro mesi di attesa, di sconfitte, di partite in cui spesso si era visto anche qualcosa di buono ma mai abbastanza per cambiare il corso della stagione. Stavolta invece la squadra di Oscar Hiljemark ha trovato la risposta che cercava.

GLI UOMINI SIMBOLO – Una vittoria sofferta, costruita con lo spirito di sacrificio e con la forza dei suoi uomini simbolo. Prima il rigore di Stefano Moreo, che trova il suo sesto gol stagionale e apre la partita. Poi il ruggito del capitano Antonio Caracciolo, che firma la prima doppietta della sua carriera e trascina i nerazzurri in una gara giocata per oltre un’ora in inferiorità numerica.
LA LEGGE DI LIEDHOLM – Come hanno giustamente evocato Gabriele Bianchi e Paolo Sardelli a Punto Radio, nella diretta del match, “Si gioca meglio in dieci contro undici”, un noto paradosso calcistico attribuito a Nils Liedholm, il “Barone” della panchina, svedese proprio come Hiljemark. È questo forse il dato più significativo della partita. Il Pisa resta in dieci uomini ma non perde mai la testa. Non arretra in modo disordinato, non concede veri momenti di dominio agli avversari. Si compatta, soffre quando serve, e quando ha l’occasione colpisce. Un atteggiamento che racconta molto anche del lavoro di Hiljemark. Il tecnico svedese ha impiegato settimane per entrare davvero nella testa dei giocatori, ma contro il Cagliari si è vista forse per la prima volta la sua squadra. Organizzata, cinica, pronta a lottare su ogni pallone.
GUAI A FARSI PRENDERE DAGLI ENTUSIASI – Questo non significa però cambiare improvvisamente il racconto di questa stagione. Sarebbe l’errore più grande. Una vittoria non cancella mesi difficili né riapre automaticamente discorsi di salvezza. Può però servire a qualcosa di molto concreto: uscire dalla spirale dei record negativi e chiudere il campionato con la dignità che una piazza come Pisa merita. Forse davvero questa squadra può rendere di più proprio ora, quando i riflettori sono meno forti e le aspettative si sono abbassate. Senza l’ossessione della classifica, ma con l’idea semplice di onorare la maglia. Lo ha spiegato bene anche Caracciolo a fine partita: “Dobbiamo giocare per onorare la maglia. Poi sperare, ma solo perché sperare non costa nulla. Se non dovesse riuscire il miracolo finire in modo positivo ci darebbe la possibilità di ricominciare in maniera diversa.”
IL GRUPPO NON SI E’ MAI PERSO PER STRADA – È un messaggio che racconta bene lo spirito di questo gruppo. Perché, nonostante tutto, nonostante i tanti infortuni, i giocatori che si sono persi lungo la strada, quelli che sono partiti, gli errori e anche qualche torto arbitrale, una cosa non è mai mancata davvero: la volontà di non mollare. Soprattutto da parte dello zoccolo duro della squadra. Quello che negli anni ha costruito il percorso che ha riportato il Pisa fino alla Serie A.
RESTIAMO COI PIEDI PER TERRA – Poi il calcio resta imprevedibile. I miracoli esistono, anche se raramente. Se dovessero arrivare, ci sarà tempo per festeggiare e magari anche per rivedere alcune valutazioni fatte nei mesi più duri. Se invece non arriveranno, questa vittoria resterà comunque qualcosa di importante. Il giorno in cui il Pisa, almeno per novanta minuti, ha ritrovato sé stesso. Intanto godiamoci il momento, confidiamo nel lavoro della squadra, ma restiamo coi piedi ben saldi per terra.



