Idrissa Touré è uno dei volti più riconoscibili del Pisa in questa stagione. Numeri importanti nei duelli aerei, energia costante e un rapporto diretto con i tifosi. In questa intervista rilasciata alla Lega di Serie A qualche settimana fa, ma pubblicata oggi, racconta il suo modo di vivere il calcio, il percorso che lo ha portato in nerazzurro e le sensazioni sulla stagione.
Touré, sei tra i migliori della Serie A nei duelli aerei. Te lo aspettavi?
“Prima di tutto cerco di dare tutto in campo e penso che questo i tifosi lo vedano. Non sempre riesce tutto, a volte sbaglio, ma metto sempre cuore e anima in quello che faccio.”
Sei diventato un punto di riferimento per i tifosi. Come vivi questo rapporto?
“Non mi vedo come una star o un grande giocatore. Mi vedo come una persona, il figlio dei miei genitori, il marito di mia moglie, il padre dei miei figli. Gioco a calcio, ma sono come loro.”
Questa semplicità è il segreto del tuo legame con la piazza?
“Penso che sentano che sono uno di loro. L’unica differenza è che io sono in campo e loro mi sostengono, ma alla fine siamo tutti uguali.”
Sei nato a Berlino e cresciuto nel settore giovanile del Lipsia. Che percorso è stato?
“Ho lasciato Berlino per inseguire il sogno di diventare professionista. Sono cresciuto nell’academy del RB Leipzig e poi ho avuto la mia occasione in Italia con la Juventus Under 23.”
Il tuo arrivo a Pisa è stato piuttosto particolare. Ce lo racconti?
“Eravamo in aereo per venire a Pisa e dovevo andare in bagno. Mi dissero di aspettare. Poi, dopo l’atterraggio, ancora niente. Ho insistito e si è creata un po’ di tensione. Alla fine è arrivata la polizia.”
E poi cosa è successo?
“Un poliziotto ha parlato con il mio agente, poi mi ha mostrato un tatuaggio del Pisa con un cuore e mi ha detto: “Adesso giochi per questo club, devi dare tutto”. È stata la mia prima esperienza con Pisa e con un tifoso.”
In Serie A hai affrontato anche campioni come Modric. Che effetto fa?
“Quando giochi contro uno come lui senti la sua intelligenza. Vedi la visione che ha, la calma, il modo in cui si muove. In campo ero arrabbiato perché era un avversario, ma è un giocatore di livello mondiale.”
Come sta vivendo il gruppo il lavoro con Hiljemark?
“È un buon allenatore, sa cosa vuole. Si vede l’energia che porta, sia in allenamento che nello spogliatoio. Cerca di creare uno spirito di squadra sano Lui è l’allenatore, ma dipende da noi. Da quanto lavoriamo, da quanto mettiamo in pratica quello che ci insegna. Il primo passo è suo, il secondo è nostro in campo.”
C’è ancora speranza in questa situazione di classifica?
“Speranza sì, ma bisogna andare passo dopo passo. Se pensi a tutto insieme ti perdi. Devi concentrarti su ogni allenamento e ogni partita.”
Qual è l’aspetto più importante in questo momento?
“Soprattutto dobbiamo restare calmi. Non bisogna agitarsi troppo. Alla fine è calcio, solo calcio. Bisogna prendere le cose una alla volta. È più facile a dirsi che a farsi. A volte non funziona, ma quest’anno spesso sì. È un modo di vedere il calcio un po’ diverso.”



