Il tecnico non è più in “pole position” per la panchina nerazzurra. Resterà per Cremonese, Lazio e Napoli, ma il futuro sembra lontano da Pisa. La società si starebbe già guardando intorno aprendo a vari scenari che comprenderebbero anche tecnico di comprovata esperienza. A fare percepire Hiljemark non più in prima fila, più che i risultati, sarebbero in questo momento decisivi la gestione dello spogliatoio e un metodo di lavoro non all’altezza della categoria, criticato anche internamente. Prima di esonerare Vaira, Antonio Manicone era stato indicato come il traghettatore se il tecnico fosse stato sollevato dal suo incarico nelle scorse settimane.
Oscar Hiljemark dovrebbe restare sulla panchina del Pisa al massimo fino alla fine del campionato. Cremonese, Lazio e Napoli potrebbero essere concretamente le ultime tre partite di una stagione ormai segnata dalla retrocessione matematica in Serie B, arrivata dopo il 2-1 incassato all’Arena contro il Lecce. Poi, salvo sorprese, le strade potrebbero essere destinate a separarsi. Il futuro dello svedese non è ancora stato definito in modo ufficiale, ma dentro e attorno al club la sensazione è sempre più palese: il Pisa sta guardando altrove, a un allenatore d’esperienza pronto per la prossima Serie B. Ulteriore indizio nato anche dalla conferenza stampa di Giovanni Corrado, nella quale il direttore generale si è concentrato su altri aspetti, quando gli è stata posta la domanda.
Prima dell’esonero del diesse Vaira era stata valutata anche l’ipotesi Antonio Manicone per il finale di stagione, come traghettatore, poi respinta dalla proprietà. Manicone era infatti stato scelto come garanzia tecnica d’esperienza per il progetto Hiljemark. Una scelta che oggi fa ancora di più riflettere, perché Manicone resta una delle figure con maggiore esperienza dentro lo staff, ma in questo momento è rimasto in secondo piano con compiti secondari.
Ma perché Hiljemark non sarebbe più in prima fila per la panchina del Pisa? La questione ovviamente è più complessa dei soli risultati. Anche se quelli, da soli, basterebbero già per aprire una riflessione. Il punto è più profondo. Hiljemark non ha mai dato l’impressione di aver preso davvero in mano il gruppo, né sul piano tecnico, né su quello emotivo. È arrivato per provare a dare una scossa e si ritrova, dopo pochi mesi, con una retrocessione sulle spalle e uno spogliatoio che sembra aver perso anche in parte il rispetto del tecnico, che non ha mai difeso la squadra.
Il problema più evidente infatti è stata la gestione del gruppo. Fin dalle prime conferenze l’allenatore ha spesso spostato l’attenzione sui limiti della squadra, senza riuscire a trasmettere una vera assunzione di responsabilità.
C’è poi il tema del mercato di Gennaio. Il Pisa aveva investito per provare a cambiare passo, ma molti dei nuovi acquisti sono finiti rapidamente ai margini. Alcuni sono spariti dalle rotazioni, altri non hanno mai trovato continuità. Una contraddizione, perché la società aveva cercato rinforzi per inseguire una salvezza complicata, mentre il campo ha raccontato altro. Hiljemark non è riuscito a valorizzare quel materiale tecnico, né a costruire un’idea riconoscibile attorno agli innesti arrivati durante l’inverno.
Anche alcune scelte hanno lasciato perplessità. Il reintegro di Lorran, dopo l’esclusione precedente, è diventato uno dei simboli di una gestione poco lineare. Rimettere dentro un giocatore già messo ai margini significa chiedergli risposte con motivazioni tutte da verificare. Anche questo ha alimentato la sensazione di una squadra senza una direzione vera e propria.
Il tema più delicato, però, riguarda il metodo di lavoro. Secondo quanto filtra, anche all’interno dello spogliatoio sarebbero emerse critiche sull’intensità degli allenamenti e sull’organizzazione quotidiana. Pochi allenamenti, diversi giorni di riposo anche in momenti sensibili e doppi lavori spesso ridotti, nella sostanza, a integrazioni brevi prima del rompete le righe. Un’impostazione che, secondo alcune letture interne, sarebbe leggera persino per una Serie B competitiva.
Ecco perché il futuro di Hiljemark appare sempre più lontano da Pisa. Il Pisa non può permettersi un’altra stagione costruita sull’incertezza. Tra le cose più insensate viste senza dubbio vi è, ed è emblematica della confusione del tecnico, la rimessa laterale battuta da Durosinmi in pieno recupero col Pisa sotto 2-1 contro il Lecce. Una prima punta che, invece di stare in area di rigore, si ritrova a battere una rimessa laterale.
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