Dopo il ritorno in B, Corrado parla a Radio Sportiva: “Non eravamo pronti per la A, ma il percorso resta quello del 2017. Ora basi più solide su cui ripartire”.
La retrocessione in Serie B chiude una stagione difficile per il Pisa, tornato in massima serie dopo 34 anni e costretto a misurarsi con un campionato superiore in una fase ancora incompleta del proprio percorso di crescita. Giuseppe Corrado, presidente nerazzurro, è intervenuto a Radio Sportiva per fare il punto sul momento del club, tra il ritorno in B, le scelte tecniche, il futuro di Hiljemark e la programmazione societaria.
Presidente Corrado, qual è il sentimento dopo la retrocessione del Pisa?
“È un sentimento di serenità, di chi ha programmato un progetto nel Gennaio 2017, che prosegue da quasi dieci anni senza interruzione di continuità. La programmazione fatta allora è perfettamente attuale. Che il Pisa potesse retrocedere era nelle aspettative, anche perché quando una squadra da 34 anni non frequenta il massimo campionato, in una fase di costruzione, con lo stadio meno capiente d’Italia, con le infrastrutture in fase di avvio ma non realizzate, con un monte stipendi all’ultimo posto, ci poteva stare anche una retrocessione”.
Secondo lei la società non era ancora pronta per la Serie A?
“La società non era pronta per affrontare un campionato di livello superiore. Il Pisa era l’unica squadra che non frequentava la Serie A da così tanto tempo. Nessuna delle squadre di quest’anno non era stata presente negli ultimi tre anni. Noi eravamo una neofita di questo campionato, in una fase di crescita e non ancora pronta per fare la Serie A”.
Il percorso però, dal 2017 a oggi, resta dentro una linea precisa.
“Il Pisa ha riposizionato il suo prodotto. Dopo tanti anni di fallimenti, Serie C, C2 e dilettanti, ha consolidato l’obiettivo di salire di un livello. In Serie B è stata protagonista sempre, non ha mai rischiato di retrocedere, ha fatto uno spareggio con il Monza ed è arrivata in Serie A forse anche prima del previsto. Abbiamo fatto un capolavoro, perché abbiamo dato dieci punti alla terza e venti alla quarta”.
La promozione è arrivata prima della completa maturazione del progetto?
“Noi non abbiamo fatto nessuna scelta che non fosse funzionale al nostro progetto. Il risultato sportivo non è mai stato un’ossessione, ma la conseguenza di progetti avviati e che dovevano chiudersi. Purtroppo non sono chiusi. Avremo un centro sportivo fra un anno e mezzo, forse avremo lo stadio ristrutturato fra due anni, forse riusciremo ad avere la capacità di generare ricavi nel giro dei prossimi due anni, perché anche il marchio doveva essere riposizionato”.
Sul campo però il Pisa ha provato a giocarsela.
“Abbiamo lottato comunque per farci valere. Forse con un po’ più di fortuna qualche punto in più lo avremmo fatto, con qualche incidente meno anche. Quello che ci dà garanzia per il futuro è l’assetto della nostra squadra, la coerenza con giocatori giovani che possano avere mercato e creare valore per la crescita della nostra realtà nei prossimi tre-cinque anni”.
Tornando alla scelta dell’allenatore: Gilardino meritava forse più fiducia?
“Quando nella vita si guarda indietro, dopo la fine di un periodo vissuto, a volte uno dice che certe scelte le farebbe in maniera diversa o non le farebbe. Questo fa parte della vita. Quello che noi abbiamo fatto era strumentale a quello che avremmo voluto portare avanti”.
Perché avete deciso di cambiare guida tecnica?
“C’è stato un momento in cui ci era apparso che, anche per quello che si deve dare alla gente, a volte si rischia di dover cambiare perché si pensa che cambiando le cose possano andare meglio. Mi ricordo un vecchio presidente: ‘Che dovevo fare? Potevo mica cambiare tutta la squadra? La cosa più semplice è cambiare l’allenatore’. Noi abbiamo pensato che potesse servire non un allenatore più bravo, perché Gilardino era un allenatore bravo, ma magari un allenatore che, non portandosi dietro tre-quattro mesi di difficoltà, potesse avere una serenità per modificare alcune cose”.
Col senno di poi, la svolta non è arrivata.
“Col senno di poi le cose non è che siano cambiate molto. Il Pisa non si è mai fatto trovare impreparato e non ha mai cambiato i propri programmi sulla base degli eventi. La capacità di una società è quella di prevedere le alternative. Uno poteva salvarsi in Serie A, poteva retrocedere. Da Gennaio ragioniamo anche in termini di inserimenti di giocatori e di scelte funzionali al progetto”.
Il mercato di Gennaio quindi era pensato anche per il futuro?
“I giocatori che abbiamo inserito non dovevano solo darci una mano per conquistare qualche punto in più, ma essere una base per il futuro. Ecco perché abbiamo puntato su dei 2005, dei 2006, un 2004. Probabilmente una scelta solo di risultato avrebbe fatto scattare qualche decisione diversa in termini di giocatori di qualità ed esperienza, però noi non vogliamo essere vittima dell’ossessione del risultato”.
È un principio che vi portate dietro dal 2017?
“L’abbiamo imparato a nostro vantaggio nel 2017. Siamo arrivati dopo qualche mese in una situazione già pregiudicata, siamo retrocessi, ma di quelle venti squadre solo il Verona, che era salito in quell’anno in Serie A, il Frosinone, che ha fatto avanti e indietro, e il Pisa sono salite costantemente. Basta andare a vedere l’elenco: alcune sono fallite, qualcuna si sta riprendendo adesso, qualcuna sta cercando ancora di togliersi dalla Serie C, qualcuna lotta da diversi anni per salire ma non ce la fa”.
Quindi la retrocessione non cambia la visione del club?
“Noi non abbiamo cercato ossessivamente di conquistare qualcosa che ci stava scappando, ma abbiamo pensato alle basi per creare stabilità a un livello superiore. Il livello superiore era la Serie B, l’abbiamo raggiunto. Adesso ci prefiggiamo di creare i presupposti perché, magari la prossima volta che riusciremo a salire in Serie A, saremo così solidi da avere alzato il nostro livello di capacità e penseremo a stare in Serie A”.
Hiljemark resterà anche nella prossima stagione?
“È troppo presto. Abbiamo un’area tecnica ben coordinata e ben presidiata. Saranno loro a portare i suggerimenti al vertice aziendale e poi insieme, come sempre, prenderemo la decisione”.
Le ultime partite serviranno anche per valutare alcuni giocatori?
“Dobbiamo finire un campionato dove queste prossime tre partite serviranno proprio per misurare tutta la potenzialità di quei ragazzi che purtroppo non hanno giocato per motivi fisici. Contro l’Atalanta, alla prima giornata a Bergamo, alcuni hanno fatto una partita strepitosa e tre di questi sono stati operati nei giorni successivi. Denoon rientrerà forse a Settembre, Lusuardi è stato fermo quattro-cinque mesi per incidente e Vural ha giocato queste ultime due partite dopo essere stato praticamente quattro mesi a curarsi dopo l’intervento”.
Gli infortuni hanno inciso sul percorso?
“Erano ragazzi giovani, si sarebbero dovuti comunque abituare a un campionato che non conoscevano, però noi non li abbiamo potuti neanche usare. Questo è un aspetto da non sottovalutare. Vedremo la prossima stagione”.



