Un silenzio diventato ormai la normalità. Oscar Hiljemark potrebbe non parlare neanche alla vigilia di Lazio-Pisa per la terza volta di fila dopo Napoli e Cremonese e avendo solo presentato una gara nelle ultime cinque partite, quella col Lecce.
In una stagione che per i nerazzurri si sta chiudendo tra contestazioni, amarezza e una comunicazione sempre più distante dalla piazza potrebbe esserci un altro prepartita senza conferenza stampa, un altro appuntamento saltato in una gestione che, sotto questo aspetto, rappresenta uno degli esempi più evidenti di come un allenatore oggi non dovrebbe gestire la comunicazione in un club professionistico.
I numeri sono evidenti. Da quando è arrivato sulla panchina del Pisa, il tecnico svedese ha presentato appena 7 partite su 14. Otto volte invece nessuna conferenza, nessuna spiegazione, nessun confronto con stampa e tifosi. Un dato che stride ancora di più se confrontato con un ambiente che, soprattutto in una stagione così difficile, avrebbe avuto bisogno di chiarezza, presenza e assunzione di responsabilità.

Nel dettaglio, Hiljemark ha parlato prima delle gare contro Verona, Fiorentina, Bologna, Cagliari, Torino, Genoa e Lecce. Nessuna conferenza invece alla vigilia delle sfide con Milan, Juventus, Como, Roma, Parma, Cremonese, Napoli e, forse, adesso Lazio. Metà delle partite senza voce ufficiale dell’allenatore. E il problema non è soltanto formale. Nel calcio moderno la comunicazione è parte integrante della gestione tecnica e societaria. Serve a spiegare scelte, raccontare momenti difficili, tenere unito l’ambiente. Soprattutto quando i risultati mancano. Invece Hiljemark a Pisa, proprio nei mesi più complicati della stagione, ha spesso scelto il silenzio. Una strategia che ha finito per aumentare distanza e nervosismo.
Non parlare non elimina i problemi. Anzi, spesso li amplifica. Perché nel vuoto comunicativo crescono supposizioni, tensioni e malumori. Ed è esattamente quello che si è visto nelle ultime settimane, tra proteste della tifoseria, contestazioni alla società e una squadra ormai sprofondata verso la retrocessione senza più punti di riferimento neppure fuori dal campo.
Il paradosso è che Hiljemark era stato presentato anche come un allenatore moderno, internazionale, capace di portare nuove idee. Ma proprio sul piano della comunicazione il Pisa è sembrato fare enormi passi indietro. Quasi un ritorno a un calcio chiuso, impermeabile, incapace di dialogare con il proprio ambiente.



