Marius Marin si congeda con una toccante lettera in cui dice addio a Pisa.

“Cara Pisa, non è facile trovare le parole giuste quando arriva il momento di salutare.

Dopo otto anni, questa città per me non è stata soltanto una tappa della carriera. Pisa è stata casa. Anzi, più di una casa: la prima vera casa della mia vita da uomo.

Sono arrivato qui da ragazzo, da solo, con una valigia piena di sogni e di paure. Oggi me ne vado con una moglie, un figlio, tantissima esperienza e soprattutto con il cuore pieno di ricordi che porterò con me per sempre.

La prima cosa che sento di fare è ringraziare. Ringraziare la società che ha creduto in me fin dal primo giorno. Ringraziare tutti i compagni che ho avuto in questi anni, lo staff, i magazzinieri e tutte le persone che lavorano dietro le quinte. E tutti gli allenatori che hanno fatto parte del mio percorso.

Un grazie speciale va a mister D’Angelo. Per me non è stato soltanto un allenatore. Mi ha fatto diventare un giocatore, ma soprattutto un uomo. Lui, Taddei e la sua famiglia li porterò sempre dentro di me come una seconda famiglia.

E poi grazie a Pippo Inzaghi, perché mi ha dato l’opportunità di realizzare quel sogno per cui ero venuto a Pisa: portare questa città in Serie A dopo 34 anni.

Il momento più bello è stato sicuramente il raggiungimento della Serie A. È qualcosa che resterà nella storia e dentro il mio cuore per sempre. Un momento iconico che non dimenticherò mai è stata la finale di Trieste.

Quella sera ho visto davvero cosa significa essere tifosi del Pisa. Perché è facile esserlo quando si vince, quando sei in Serie A. Ma i veri tifosi li riconosci nei momenti difficili, nei chilometri fatti, nelle lacrime, nelle voci che non smettono mai di cantare.

E io il popolo pisano l’ho capito davvero in questi otto anni. Anche nelle stagioni più dure, anche quest’anno, il tifo non è mai mancato. La gente ha continuato a credere in questa squadra e in questi colori.

Per questo il coro che porterò sempre dentro sarà “Una vita in mezzo ai guai”. Perché il Pisa è questo: sofferenza, orgoglio, appartenenza. E chi ama davvero questi colori lo sa.

Ci sono stati compagni che per me sono diventati fratelli. All’inizio erano Tano, Birindelli e De Vitis. E quest’anno, con Caracciolo e Calabresi, ho ricreato quel trio speciale che mi ha fatto sentire di nuovo a casa, dentro uno spogliatoio.

Ai tifosi voglio dire grazie soprattutto per una cosa: mi avete apprezzato prima come uomo e poi come calciatore. E questa è la vittoria più grande che porto con me.

In questi anni ho sentito tante cose su di me. Notizie false, voci di mercato, persone che dicevano che sarei andato via ogni estate. Ma la verità è che io sono sempre rimasto. Perché volevo concretizzare questo sogno insieme a voi. E alla fine ce l’abbiamo fatta.

Forse per tanti non ero un giocatore da Serie A, ma io so quanto ho dato per questa maglia e per questa città. I giocatori passano, vanno e vengono. Quello che ho dato io a questi colori è qualcosa che non si può spiegare facilmente.

L’unico rimpianto è non poter salutare questa piazza nel modo che avrei voluto. Ma non ho rimpianti per il resto, perché rifarei tutto da capo. Ogni battaglia, ogni sacrificio, ogni anno vissuto insieme.

Porterò Pisa sempre con me, in ogni parte d’Europa, in ogni stadio, in ogni momento della mia vita.

Grazie Pisa.

Il vostro Marius”.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.