La Coppa porta minuti e qualche segnale dai meno impiegati. Restano però i soliti errori e un finale arrendevole. Domenica servirà una risposta. Il risultato è netto, forse più di quanto abbia raccontato la partita per almeno un’ora. La Fiorentina batte 3-0 il Pisa e passa agli ottavi di Coppa Italia, dove affronterà il Napoli. I nerazzurri escono dalla competizione dopo avere tenuto discretamente il campo per buona parte della gara, prima di spegnersi progressivamente dopo il raddoppio.
RISULTATO PIU’ NETTO DI QUANTO VISTO E DERBY SENTITO A META’ – Fiorentina-Pisa è stata un derby sentito a metà. La società viola voleva superare il turno e dare continuità alla prima vittoria in campionato ottenuta contro il Venezia. Il Pisa, invece, ha affrontato l’appuntamento come poco più di una partita del Giovedì. Paolo Bianco ha scelto un turnover molto ampio, lasciando a riposo gran parte della formazione titolare e affidandosi a chi finora aveva giocato meno. Una scelta comprensibile pensando al campionato, ma che lascia anche qualche perplessità. Un derby resta un derby, soprattutto per chi lo aspettava da tempo e per i 256 pisani arrivati al Franchi nonostante le restrizioni e i pochi giorni concessi per acquistare i biglietti. La sensazione è che la Fiorentina abbia attribuito alla qualificazione un peso diverso, mentre il Pisa abbia considerato la Coppa soprattutto un’occasione per distribuire il minutaggio.
UN’ORA DIGNITOSA CON TANTE SECONDE LINEE – Il primo dato positivo riguarda la risposta dei giocatori meno utilizzati. Il Pisa ha retto il confronto per circa un’ora contro una formazione tecnicamente superiore. Oltre a difendere ha anche costruito due occasioni importanti nel primo tempo. Piccinini ha mancato la porta da buona posizione, mentre Rao ha colpito il palo dopo una bella iniziativa personale. La squadra è rimasta ordinata con il 3-4-2-1 e ha mostrato maggiore compattezza rispetto alla disfatta interna con la Virtus Entella. E’ vero, a Firenze c’erano meno pressioni, il risultato contava relativamente e la formazione iniziale era composta in gran parte da calciatori desiderosi di mettersi in mostra. Bianco voleva valutare chi aveva trovato meno spazio e ha ricevuto alcune risposte. Rao è stato il migliore. Ha giocato con coraggio, saltato l’uomo e creato i principali pericoli della serata. Il tecnico gli ha riconosciuto le qualità, chiedendogli però di pretendere ancora di più da sé stesso e di crescere in entrambe le fasi. A suo giudizio possiede i mezzi per arrivare a livelli superiori, ma deve completare il proprio percorso. Anche Primasso ha sfruttato la sua prima occasione da titolare. Il giovane difensore ha affrontato la partita senza paura, confermando la personalità già mostrata nei pochi minuti giocati contro l’Entella. Ha retto bene per oltre un’ora e ha lasciato il campo soltanto quando la stanchezza ha cominciato a farsi sentire. Sono arrivati minuti utili anche per Pittarello. L’attaccante ha lottato contro i centrali viola e all’inizio della ripresa è andato vicino al pareggio. Aveva bisogno di giocare e la fatica mostrata già nella parte finale del primo tempo conferma che la condizione deve ancora crescere. Lo stesso vale per Moreo, tornato da poco a disposizione, per Zanon e per altri elementi rimasti ai margini nelle ultime settimane.
GLI ERRORI CONTINUANO A COSTARE CARO – Le indicazioni positive non possono però cancellare i problemi. Il Pisa ha commesso ancora una volta errori evitabili e li ha pagati tutti. Sul primo gol Scuffet ha respinto davanti a sé il tiro dalla distanza di Dragusin, permettendo a Pellegrino di intervenire sul pallone e segnare. Un errore tecnico evidente, uno dei primi principi insegnati anche ai giovani portieri. L’ex Cagliari era al rientro dopo mesi complicati e un lungo periodo senza partite ufficiali. L’inattività può spiegare un po’ di ruggine, ma non cambia la valutazione dell’episodio. La seconda rete nasce invece da un pallone perso da Ferrah. Njie ha attraversato la difesa nerazzurra con troppa facilità e ha servito Gnonto, libero di concludere. Da quel momento il Pisa ha smesso di crederci. Le distanze si sono allungate, la concentrazione è diminuita e la Fiorentina ha trovato spazi sempre più larghi. Il 3-0 di Pedro Gonçalves, arrivato al 92’, ha reso il passivo troppo duro ma ha confermato un difetto già emerso contro l’Entella. Questa squadra tende a uscire mentalmente dalla partita nei momenti di difficoltà ed è un campanello d’allarme. Bianco lo ha detto con chiarezza: “non ci si può spegnere e poi pensare di riaccendersi. Le partite durano fino all’ultimo secondo e la differenza di categoria non può diventare un alibi per smettere di difendere”.

QUESTIONE DI PRIORITA’ – Rimane anche una questione di priorità. Sacrificare la Coppa per tutelare il campionato è una scelta legittima. Il Pisa deve pensare soprattutto alla Serie B e alla costruzione di una squadra capace di tornare subito protagonista. Tuttavia, presentarsi al Franchi senza buona parte dei titolari ha tolto qualcosa a un appuntamento che per la tifoseria aveva un valore diverso. Questo non significa che la squadra abbia passeggiato. Chi è sceso in campo ha provato a giocarsela e per lunghi tratti lo ha fatto con dignità. È stata la scelta iniziale a trasmettere l’idea di una gara secondaria, ma si tratta di scelte.
MANTOVA DIVENTA FONDAMENTALE – Adesso Mantova diventa fondamentale. La Coppa può essere archiviata in fretta. La partita che conta davvero è quella di Domenica a Mantova. Lì non potranno esistere turnover, differenze di categoria o priorità alternative. Servirà una squadra presente dal primo all’ultimo minuto. Il Pisa arriva da due sconfitte consecutive e ha incassato sette reti tra Entella e Fiorentina. Andare alla sosta senza fare risultato aprirebbe tre settimane molto pesanti dal punto di vista ambientale. Tornerebbero le discussioni sulle scelte, sul modulo e sulla reale consistenza della squadra. Il successo di Castellammare rischierebbe di diventare soltanto un episodio isolato. Bianco ha detto che perdere deve bruciare sempre, indipendentemente dalla competizione o dalla categoria dell’avversario. È il concetto dal quale ripartire. A Mantova vincere sarebbe la risposta migliore, ma sarà necessario almeno uscire dal campo con un risultato e con una prestazione completa. Altrimenti la sosta diventerebbe lunga, molto più lunga delle tre settimane segnate dal calendario.


